14 ottobre 2007

 

Dal Nobel a Gore alla “ecologia conservatrice” di Alvi. E quella liberale?

Se è vero che i grandi scrittori scrivono sempre lo stesso romanzo, pur con titoli diversi, non pochi commentatori di giornali scrivono alla fin fine sempre lo stesso articolo. Come Geminello Alvi, che da tempo batte e ribatte sul concetto che "l'ecologismo non è di Sinistra, ma semmai di Destra". E per Destra, dichiarandolo esplicitamente, intende correttamente i conservatori, non i liberali.
Abbiamo già presentato in questo blog la tesi di Alvi, quando apparve sul Giornale del 9 gennaio scorso ("Ma l'ecologismo non è di sinistra"), e abbiamo risposto con un articolo "Caro Alvi, è vero, l'ecologismo non è di sinistra, ma neanche di destra" che smentiva che conservare i beni della Natura sia un gesto... conservatore. Conservare l'integrità del Monte Bianco o del Parco d'Abruzzo, Capri e il lago di Garda, la skyline dei nostri paesi dell'Appennino, conservare la massima biodiversità delle specie animali e vegetali (cioè, in pratica, difendere piante e animali selvatici, preservare gli ambienti e il paesaggio a perenne futura memoria), non è un gesto conservatore o di Destra, né è di Sinistra. Ma è un gesto obbligato, sensato e intelligente, proprio come conservare la Pietà di Michelangelo o il Colosseo.
Perché si tratta della nostra memoria, della nostra base culturale, della nostra identità. Senza questi beni caratteristici del "Giardino d'Europa (in effetti, oltre la metà di tutte le specie botaniche d'Europa sono in Italia),
noi Italiani non saremmo niente. Come il passato e la Storia sono alla base di qualunque evoluzione, nessun progresso è possibile senza "far pace con la Natura", perché è in quell'ambiente obbligato che si muovono le attività dell'uomo, presenti e future.
La critica di Geminello Alvi, comunque, ha quel tanto di anticonformismo che permette di rimuovere il luogo comune "sinistrese" dell'ecologismo come guerra all'economia liberale con altri mezzi, e consente di andare oltre, verso una definizione di ecologia liberale, fondata sui diritti di libertà dei singoli, sul dominio della scienza e della storia naturale (v. sul colonnino a sinistra il Manifesto e la dichiarazione dell'Ecologia Liberale). Risponderemo più ordinatamente ad Alvi con un articolo dedicato.(Nico Valerio)
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Non lasciamo la natura in mano ai dilettanti
di Geminello Alvi
Il Giornale, 14 ottobre 2007
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Non v’è dubbio che la cultura e tutte le sue anche più nomate istituzioni si siano sciupate, e impoverite, cedendo alle convenzioni di una parte politica. E il Nobel col quale Al Gore potrà adesso ornare il sorriso del suo faccione obbedisce a questa in-cultura amministrata alle masse. Tuttavia non vorrei che il giusto dispregio che va riservato a consimili premi si estendesse alla questione ecologica. Perché a essere in crisi è oggi purtroppo ogni ambiente; si tratti di quello della cultura o dell’economia o della famiglia. È la forma di tutto che sta mutando, per ora non in meglio; e la perdita di forma ormai generale coinvolge pure la natura.
Neanche lei può lasciarsi fuori dal guaio, che si sta tutti vivendo, e neppure con lei ci si può confortare. Si pensi alle centinaia di milioni di cinesi paghi di cibarsi di riso e carpe. La loro produttività era minimissima; ma serviva a un equilibro millenario che amministrava le acque e aveva una sua forma, che adesso sta finendo. Portati nelle città, sottratti alle loro abitudini e infilati nelle fabbriche e piegati alle leggi di consumi o culture intensive, è vero: la loro produttività e cresciuta. Ma è anche una forma di comunità e di abitudini, che sta svanendo. Giacché le nuove agricolture e l’inurbamento non soltanto avvelenano l’acque e i fiumi, come era impensabile quando la produttività restava minore. Ma soprattutto si sta cancellando la forma consueta della natura così com’era in Cina, o in India, e ovunque.
Perciò la mia idea è che la questione ambientale esista e sia drammatica. Certo, l’argomento ecologico è stato per un politico come Al Gore pure il furbissimo espediente per far obliare la sua scolorita sconfitta. Ed è ovvio che proprio la questione dei cambiamenti climatici è stata scelta da costui perché la più adatta a suscitare sensazione e quindi propaganda. Tuttavia non mi sentirei di giudicare il mutarsi più o meno catastrofico del clima lasciandomi guidare dalle antipatie per la sinistra ambientalista o le furbate di un politico.

Le esagerazioni dei Verdi, a esempio, mi sono ben chiare. Anni fa, sul Corriere della Sera, rifeci tutti i calcoli dell’impronta ecologica, del carico ambientale medio per cittadino italiano. E dimostrai che quelle di un certo ecologismo venivano esagerate ad arte. Era nondimeno chiaro che in Italia un equilibrio ottimale avrebbe richiesto assai meno dei circa 60 milioni di abitanti odierni. E chiunque abiti nelle nostre città, e soprattutto in Lombardia, vede gli effetti di un carico vitale troppo intenso sul suo modo di vivere. E soprattutto vede come la crescita, coi suoi pregi, abbia però anche fatto smarrire la loro forma centenaria ai campi e alle città. E così per il clima.
Non è il mio mestiere, ma potrei anche arrivare a concedere che si stia esagerando. E che il fatto di avere io vendemmiato quest’anno ad agosto sia una mutevolezza meteorologica che non dovrebbe turbarci. Tuttavia mi resta difficile pensare che una crescita vertiginosa non solo della popolazione mondiale, ma anche degli inurbati e dei consumi, sia del tutto ininfluente sulla natura e quindi sul clima. Insomma, avendo fatto l’economista persino in Russia ho ben presente quanto sia ipocrita certa sinistra riguardo al clima. A Pietroburgo, dove vivevo allora, il progresso sovietico aveva avvelenato le falde e l’acqua sapeva di trielina. Bisognava filtrarla e bere solo il caffè. Per non dire della situazione del Baltico o della Camelia. E figurarsi se non è palese la rovina dei verdi italiani a opera di Pecoraro Scanio, o l’inettitudine dei governi di sinistra a ridurre le emissioni di gas serra.
Ma questo non cancella il problema. Anzi l’aggrava. Proprio per il fatto di non potersi fidare delle sinistre o di Al Gore crescono le responsabilità degli altri. E urge che anche la destra si occupi ecologia, come ha ben inteso in Inghilterra David Cameron, leader dei conservatori. Gli argomenti non mancherebbero. A esempio: con quale coerenza le sinistre e i verdi possono volere sempre più immigrati in Italia? Se il carico vitale della popolazione già oggi residente è eccessivo, con quale coerenza si saluta la presente invasione di arabi, rumeni e quant’altri? E ancora: le politiche rurali e di riproporzione della popolazione agricola rispetto a quella urbana non sono di destra, e da sempre? Per non dire di quella attenzione alla forma delle città e dei campi: non è questo un tema dei più conservatori?
Insomma per dirla tutta, credo che l’avversione per Al Gore non debba estendersi alla negazione dei temi ambientali. I guai dell’ambiente non possono essere risolti con la sola crescita economica. E la destra ha il dovere e tutte le maniere per non regalare l’ambiente alle inette propagande delle sinistre.

Comments:
nico valerio, sono d'accordo che l'ambiente non è né di destra né di sinistra, ma purtroppo le politiche ambientali lo sono, o di destra o di sinistra. E soprattutto l'ambientalismo in Italia, è inutile negarlo, è di sinistra. Vedere i vertici ma anche i militanti di WWF, Legambiente etc. Essere apolitici è una pia illusione in Italia. Ma non solo in Italia. C'è questo fenomeno dell'eco-pacifismo che imperversa in tutta Europa e negli USA a partire dagli anni 60-70. E' utile ripercorrerne la storia per capirne le origini e, possibilmente, trovare nuove vie per il futuro. Per esempio l'ecologia liberale.
Si comincerà forse a pensare di più alle forme di vita che cambiano, forme, dico io, sia artificiali che naturali. come metterle insieme? Porre il problema anche da un punto di vista estetico, perché no?
Magari si eviteranno esiti funesti, tra cui il rifiuto cieco del nucleare, lo stop a qualsiasi progetto innovativo, il Nobel a Gore.

vincenzillo.splinder.com
 
Caro Vincenzillo (e scusami ancora se, tutto preso dagli altri blog, ho dimenticato questo e ti ho risposto con enorme ritardo sulla caccia...), noi liberali dobbiamo batterci per distruggere l'equazione fraudolenta ecologia=sinistra. Se pensi che fino a metà degli anni 80 Pci, Psi e sindacati vedevano come fumo negli occhi l'ecologia (ho ancora i ritagli: "Ecologia, strumento borghese"), tutto è chiaro. Ma la gente non lo sa.
Dopo la fine del comunismo le sinistre si sono accorte che potevano prendersi la rivincita fingendosi ecologiste. E per l'insipienza dei liberali e della Destra, ci sono riuscite.
Ma è solo colpa loro (nostra).
Attenzione: tu dici "è impossibile depoliticizzare" in Italia. Sì, ma dobbiamo distinguere.
Se ci concentriamo sui temi più scientifici, lasciando perdere la truffa evidente dell'eco-pacifismo, per fortuna oggi in grande calo, là possiamo farcela.
Hai presente l'economia? Pure lì si fanno previsioni azzardate, spesso fallaci, e nessuno protesta. Perché? Perché l'economia appare ai nostri occhi come una scienza, quindi poco discutibile. Errore: è spesso solo politica, ideologia e... filosofia.
A maggior ragione l'ecologia, molto più ricca di contenuti scientifici dell'economia.
Ecco la strada: puntare al puro aspetto scientifico, alla scienza più seria e validata. Dove c'è sempre dibattito.
Hai visto Messner sulle Dolomiti che crollano? Subito gli hanno risposto almeno 3 studiosi.
Perciò ci siamo sforzati nel blog di stilare un Manifesto minimo ma essenziale, che - lasciamelo dire -è una novità assoluta.
Ora proporrò a Decidere radio e al bravo Daniele Capezzone di organizzare un dibattito sulla ecologia liberale. Diamoci da fare.
Poi le novità: sulle nostre posizioni ci sono anche i Radicali e ora gran parte di Italia Nostra e tutto il CNP, Comitato del Paesaggio di Ripa di Meana (di cui faccio parte). Sì, bravo, il Paesaggio - di cui parlava già Croce quando propose il Parco d'Abruzzo, primo in Italia (questa non la sapevi...)- è un buon mezzo per vincere in Italia, Paese della bellezza, di più della metà delle piante d'Europa, e di più della metà delle opere d'arte del Mondo
Grazie dell'attenzione
(e mi riprometto di seguire di più questo blog...).

PS. Sul nucleare, io antinuclearista duro a 20 anni (altri tempi, altre centrali!), oggi la penso come te. Se ne può discutere, anzi con le opportune cautele la ritengo una alternativa indispensabile. Ma purché si decida presto: ha ragione Capezzone!
 
Bravo, sono d'accordo come sempre con la tua impostazione
Che si sveglino 'sti liberali, ovunque siano!!
Perché nessuno di loro si occupa di ambiente? Poi non si lamentino se è la sinistra ad occuparsene
 
Sì. Mary, io adesso cerco di distinguere tra questa 4 posizioni che stanno venendo fuori ora:
1. Ecologismo di sinistra (politico, catastrofista, antiliberale, poco o parzialmente scientifico)
2. Ecologismo liberale (più neutrale e scientifico: è il ritorno alla "ecologia")
3- Ecologismo conservatore (proposto da Alvi, non si sa su quali basi)
4. Anti-ecologismo di Destra (che nega tutto e considera l'ecologismo una serie di invenzioni della Sinistra)
 
Per me "puntare al puro aspetto scientifico, alla scienza più seria e validata" risolve solo una parte del problema. La responsabilità deve comunque restare politica, non scientifica, perché la scienza è PRIVA DI LIMITI. La sua è una falsa neutralità. Io tremo al pensiero di un mondo in cui a decidere sono gli scienziati (per questo stesso motivo io non amo i Radicali e Capezzone, apprezzabili da altri punti di vista).
Per me I LIMITI VANNO MESSI. E per metterli va creato un circuito virtuoso tra la gente e la politica. Punto cruciale è l'educazione, in particolare l'educazione estetica. Il BELLO può tenere unito il naturale e l'artificiale. Non dobbiamo rassegnarci al brutto che oggi predomina nell'artificiale. Non dobbiamo relegare il BELLO alla natura vista con nostalgia. Dobbiamo farne un principio di costruzione per il futuro.

In questo senso io odio il catastrofismo. Mosé come profeta lo preferisco mille volte ad Al Gore o a Pecoraro.
 
qui sopra ero io.

vincenzillo.splinder.com
 
Caro Vincenzillo (per non essere anonimo di default devi cliccare "altro" nella finestra del commento, così puoi nettere il nome), sono d'accordissimo sul Bello e sul Paesaggio, come già detto.
Io però sono scientista anche nell'ambiente. Non bisogna averne paura. Sempre l'uomo ha seguito la scienza, cioè il sapere. Che oggi è molto più preciso e sperimentale di ieri, quindi sbaglia di meno. Un tempo i medici ti curavano col mercurio, uccidendoti. Oggi, no. Gli stessi side effects della scienza sono noti e affrontati solo se i vantaggi statistici sono superiori dei rischi. L'aspirina favorisce l'ulcera, è vero, ma si sa e si prendono le precauzioni. In compenso riduce sintomi e rischi di ogni tipo. Ecco la scienza utilizzata nella pratica: non è una religione, ma offre molti vantaggi e qualche rischio. Ma i rischi sono di tutte le attività umane.
E poi gli scienziati non hanno né vogliono il Potere. Non comandano. Sempre ci vorrebbe la mediazione dei politici (te li raccomando). Oggi no. La concorrenza (ecco un altro tema liberale) durissima tra scienziati, per cui si è smentiti e ridicolizzati nel giro di poche ore, è un Super-limite che nessuna branca umana ha, tantomno la politica, dove si possono allegramente sostenere tesi balorde (v. il comunismo nel 2007) senza che arrivi l'autoambulanza del 118. Nella scienza c'è dibattito e libertà, ma la comunità vuole vedere le prove e "ripetere" l'esperimento. Se no, sei condannato.
Se nella scienza tu sostenessi una cosa analoga al comunismo in politica, cioè già super-smentita, avresti chiuso: per sopravvivere saresti costretto a vendere vestiti cinesi sulle bancarelle.
Quindi la tua paura è immotivata, dettata da un fattore culturale e psicologico. Insomma, perché la scienza non la conosci bene. Ma, attento, perché la scienza, una scienza, ci vuole pure per scrivere una tesi su Leopardi. Quindi la critica alla scienza è assurda: è come criticare il sapere. Qual è l'alternativa, l'ignoranza?
Il catastrofismo non c'entra: è sempre una strumentalizzazione della scienza, una utilizzazione parziale di dati. Insomma i catastrofisti che citano la scienza, sono in realtà poco scientifico. Come l'avvocato Pecoraro. Come l'avvocato Gore...
Che orecchiano e prendono dalla scienza quello che fa loro comodo.
 
Be' sul dibattito scienza-politica sono fondamentali le parole di Voltaire che avete messo come intestazione: Mai la Natura è così umiliata come quando l'ignoranza e la superstizione si armano di Potere.
(“Jamais la Nature n'est si avilie,
que quand l'ignorance superstitieuse
est armée du pouvoir” (Voltaire)
Appunto, i danni all'ambiente vengono dalla politica non da scienziati o uomini di cultura. Bellissimo.
 
Viviana, mi hai preceduto: volevo dirlo io già alcuni giorni fa, quando Gore fu premiato. Non sono gli scienziati colpevoli degli errori scientifici del film di Gore, ma l'assemblaggio balordo e tendenzioso dei suoi esperti tra i milioni di dati esistenti...
Sono sempre loro, i politici
 
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