13 ottobre 2009

 

Grave, certo, il rischio cancro da aflatossina in agricoltura. E la soluzione sarebbero gli Ogm?

Il rischio di aflatossine, le micotossine altamente cancerogene (fegato) prodotte da funghi del genere Fusarium presenti soprattutto sulle pannocchie di mais in campo aperto, sulle spighe di cereali e nei silos di granaglie non ben refrigerati, si fa sempre più grave. E, quello che è più grave per naturisti e salutisti, riguarda anche, anzi ancor di più, le piante coltivate col metodo “biologico”.

Molti sono convinti che queste tossine siano presenti solo sui semi e chicchi importati dall'estremo Oriente, ma non è così. Purtroppo colonizzano anche i nostri campi agricoli. Perciò, soprattutto per spirito liberale, riportiamo l'articolo-appello che il 9 novembre 2004 tre super-esperti, Giorgio Poli (preside della facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Milano), Francesco Sala (docente di Botanica, Università di Milano) e Luigi Bonizzi (docente di Microbiologia Veterinaria, Università di Padova), pubblicarono sul Corriere della Sera. Pur rendendoci conto che l'articolo tende alla introduzione degli Ogm. Proprio adesso che, dopo anni di nostra posizione teoricamente favorevole in base al principio liberale di totale libertà della ricerca, eravamo diventati contrari, almeno all'opportunità, per motivi economici, ecologici, agronomico-sociali e anche di varietà biologica (sui campi e a tavola). Ora le preoccupazioni tossicologiche sembrano riportare l'ago della bilancia al centro. Ma si legga poi, sotto l’appello, il nostro commento (NV):

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UN APPELLO E UN CHIARIMENTO

“Emergenza aflatossine: migliaia di tonnellate di latte sequestrato e distrutto in Italia. Un argomento che per alcune settimane, nell'autunno 2003, ha occupato i giornali e preoccupato gli operatori della filiera agroalimentare e che oggi è tornato alla ribalta in occasione della proposta di legge Alemanno sugli OGM. Ma cosa c'è di vero? Dobbiamo veramente preoccuparci?

L'anno scorso furono rinvenute nel latte sostanze tossiche e cancerogene (micotossine), prodotte da funghi parassiti che colonizzano gli alimenti. Le più pericolose, le Aflatossine, sono prodotte dal fungo Aspergillus flavus e si accumulano soprattutto nel mais e nelle noccioline. L'aflatossina B1 è l'epatocancerogeno più potente che si conosca, tanto che l'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) la posiziona nella più alta categoria di rischio.

In condizioni favorevoli le micotossine sono prodotte da funghi nelle piante infestate in pieno campo o in una qualunque delle fasi di produzione e di trasformazione del prodotto alimentare derivato. Oltre a provocare perdite produttive e scadimento della qualità, i funghi contaminano i semi con le micotossine. Le particolari condizioni climatiche dell'annata 2003, ma anche del 1999, avevano creato le condizioni favorevoli all'infestazione da funghi del mais, utilizzato nell'alimentazione dei bovini, e quindi al rinvenimento delle micotossine nel latte.

E' stato dimostrato che l'accumulo di tossine fungine nelle piante e nel chicco di mais è direttamente correlato con il livello di infestazione con insetti; soprattutto con la piralide, il nemico dichiarato del mais. Le larve di questo insetto scavano gallerie nel fusto debilitando la pianta e bloccandone la crescita. Ma spesso l'insetto trasporta sul suo corpo anche spore fungine. Queste trovano un ambiente di sviluppo favorevole nelle piante debilitate dalla piralide stessa; è un evento molto simile a quanto succede negli individui debilitati da malattie organiche che risultano più recettivi alle infezioni. Il risultato è che la crescita della pianta si blocca ed il fusto e le pannocchie del mais si coprono di una evidente ragnatela di ife fungine, produttrici di tossine cancerogene. Queste, mangiate dagli animali, si accumulano nel latte e nella carne e costituiscono un pericolo reale e scientificamente dimostrato con cui probabilmente, abbiamo sempre convissuto. Oggi la scienza ci ha chiarito come queste sostanze compaiano negli alimenti, che effetti abbiano sul nostro organismo e, anche, ci offre le metodologie per riconoscerle e per evitarle.

La prima strada per eliminare le tossine cancerogene dal mais è rappresentata dai controlli: gli Istituti Zooprofilattici effettuano le analisi di campioni di latte e provvedono affinché il latte contaminato venga distrutto. Purtroppo però non tutto il latte consumato nel nostro Paese viene sottoposto ai controlli, e grossi interrogativi riguardano anche il latte in polvere.

Nel mais tradizionale l'infezione è controllata, anche se solo parzialmente, con insetticidi. Ma i dati scientifici dicono che ciò non elimina del tutto il rischio aflatossine: una recente ricerca condotta presso l'Università Cattolica di Piacenza, per esempio, ha evidenziato concentrazioni di aflatossine preoccupanti in oltre il 18% dei campioni di mais analizzati. La situazione si fa ancor più critica nelle coltivazioni "biologiche", dove è vietato l'uso di insetticidi di sintesi. Questi vengono sostituiti con un batterio che produce una proteina insetticida, la quale non è tuttavia altrettanto efficace nel controllo della piralide. I dati di analisi rivelano infatti in queste coltivazioni il record della presenza di micotossine cancerogene.

Lo stesso discorso vale anche per il latte: recenti ricerche pubblicate dall'Istituto Zooprofilattico di Brescia hanno evidenziato che molti dei campioni di latte di stalla analizzati presentano alte contaminazioni da aflatossine, e questo è vero soprattutto per il "latte biologico". E ciò è ancor più preoccupante se si considera che il problema aflatossine non è limitato a polenta e latte, ma è allargato a tutte quelle colture che non siano sufficientemente protette dalle infezioni fungine, come, ad esempio, la vite e l'olivo.

Uno studio pubblicato dall'International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (Isaaa) indica la soluzione al problema aflatossine nell'adozione del mais Bt: si tratta di un mais Ogm che, in seguito all'introduzione di un gene esogeno, resiste naturalmente all'infezione da parte di un insetto parassita. È infatti dotato di un insetticida interno che impedisce la sopravvivenza della piralide nel fusto, e quindi dei funghi ad essa associati. La pianta cresce sana, non necessita di insetticidi e risulta, alle analisi, contenere, in media, 5-10 volte meno tossine rispetto al mais tradizionale. Purtroppo però questo mais, coltivato da più di 10 anni nei campi di mais di molti paesi del mondo, ricade nella categoria delle piante Ogm, e quindi per legge è escluso dalle nostre mense e dai nostri mangimi, mentre, paradossalmente, quello biologico è reso obbligatorio negli asili e nelle scuole di molte Regioni..

La ricerca scientifica, come abbiamo visto, ci dimostra che non è sempre vero che i prodotti biologici siano più salubri, rispettosi dell'ambiente e privi di residui chimici. I dati scientifici stanno facendo chiarezza sui rischi e i benefici dell'agricoltura biologica, dell'agricoltura convenzionale e di quella biotecnologia. Solo la scienza, al di sopra degli interessi economici di parte, ci può aiutare a sviluppare un'alimentazione sempre più sana: è dunque importante tenerne conto".
GIORGIO POLI, FRANCESCO SALA, LUIGI BONIZZI

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NOSTRO COMMENTO. Pubblichiamo questo appello-chiarimento più per spirito liberale e attenzione verso la scienza che per altro. Siamo certamente preoccupati dal nemico invisibile aflatossina. Ma facciamo notare che non ci risulta che in Italia il tasso di tumori al fegato (organo bersaglio dell'aflatossina B1) sia preoccupante come in estremo Oriente. Segno, probabilmente, che l'abbondanza di verdure e frutta nella nostra dieta, che in Oriente si sognano, ha effetti protettivi dalle aflatossine. Le aflatossine, perciò, finiscono non certo per annullarsi ma quasi per perdersi tra le migliaia di sostanze tossiche, antinutrizionali e cancerogene assunte da un uomo medio ogni giorno col cibo, biologico o non biologico che sia. 5000-10 mila sostanze circa, secondo Ames e molti biochimici specializzati in alimenti. Vale la pena, perciò, per un rischio grave, sicuramente, ma per fortuna sotto controllo e ancora limitato, sconvolgere l'intera agricoltura – e proprio in un Paese come l’Italia che si fa forte di una sua alimentazione tradizionale e curata – con una scelta agricola da cui non si potrà mai più tornare indietro, distruggendo centinaia di varietà antiche che ancora sopravvivono (le coltivazioni Ogm sono molto pervasive) e obbligando i contadini marginali o poveri ad acquistare sementi nuove ad ogni raccolto dall'oligopolio delle ditte proprietarie? Il "nostro" Adam Smith non ha detto che la libertà, il benessere e la felicità dei cittadini stanno tutti nelle rendite di posizione oligopolistica di due o tre società di genetica agricola che fanno il bello e il cattivo tempo a livello mondiale. E poi, monopoli a parte, è possibile che 60 milioni di consumatori valgano meno di 10 consiglieri d'amministrazione? Insomma, l'ombra della speculazione più torbida, quella che asservisce anche ricercatori e stampa, tanto lauti sono i guadagni sperati, appare così forte che il "non detto", il silenzio sui tanti aspetti negativi, acquista contorni inquietanti e introduce nella faccenda - esso sì - elementi oscuri e irrazionali. I famigerati "bugiardini" acclusi ai farmaci sono degli esempi di trasparenza e obiettività scientifica al confronto con la reticenza e la propaganda a senso unico dei propugnatori ad ogni costo degli Ogm. (NV)

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06 ottobre 2009

 

Ambiente e cinema. I nostri discendenti la chiameranno "L’èra degli stupidi"

Siccità. Resti di un lago in Sicilia
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In futuro i sopravvissuti alla catastrofe ecologica si chiederanno con rabbia e amarezza come mai i loro bisnonni non si erano accorti di niente. Anzi, quel che è peggio, ricorderanno che gli scienziati avevano avvertito da almeno 60 anni, ma Governi, amministratori locali e cittadini "vivevano e si comportavano come se nulla fosse". Tempi bui, in cui l’ecologia era una materia scolastica, come la letteratura o il latino, ma non pratica quotidiana.
"Era l’Era degli stupidi". Come sul Titanic che sta per affondare la gente continua a ballare al suono d’una orchestrina, gli uomini di oggi non vogliono sapere. Vivere in un eterno, infantile presente è la scappatoia psicologica per allontanare dalla propria mente doveri, responsabilità e previsioni razionali. Se toccherà, sarà un problema dei figli dei nostri figli. Sul tema si apre a Torino un interessante festival di film e documentari, come riferisce il Corriere della sera. (NV)
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Festival "Cinema-Ambiente" dall’8 al 13 ottobre a Torino
AMIANTO, RIFIUTI: ECCO LA NOSTRA TERRA
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Lo sfruttamento delle risorse, il traffico e la mobilità sostenibile, la gestione dei rifiuti, il riscaldamento climatico, la bioetica. Si parla di questo e altro a CinemAmbiente, dall’8 al 13 ottobre a Torino. Nato dodici anni fa su iniziativa del Museo Nazionale del Cinema, il festival torna con un programma reso sempre più attuale dai continui allarmi sulla cattiva salute del nostro pianeta.
Delle tre sezioni principali, il Concorso internazionale documentari vede in giuria Martin Atkin, in rappresentanza del Wwf, e la conduttrice di Report Milena Gabanelli. Tra le opere in gara, "The Age of Stupid", la docu-fiction di Fanny Armstrong ambientata nel 2055, in cui l’attore Pete Postlethwaite ("Nel nome del padre", "I soliti sospetti") veste i panni di un uomo che vive in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati chiedendosi "Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?". E ancora, "Automat", un no secco del ceco Martin Macerek alle strapotere delle macchine che rendono la sua Praga invivibile. E "Recipes For Disaster", con cui il regista John Webster e la sua famiglia dimostrano come si possa rinunciare all’automobile o alla plastica per ridurre i consumi energetici e l’emissione di CO2 nell’atmosfera. "Il crescente afflusso di pubblico, il nuovo progetto di distribuzione web per le scuole e la proposta di oltre cento film selezionati tra un migliaio - dichiara il direttore della rassegna Gaetano Capizzi - sono le premesse tutte positive dell’edizione di quest’anno". Edizione che, come le precedenti, ospiterà molti cortometraggi, tra cui "Homegrown Revolution", manifesto anti-Ogm incentrato sulla trasformazione della casa del regista losangelino Jules Dervaes in una fattoria urbana.

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