31 dicembre 2014

 

Alberi Matusalemme da tutelare come monumenti: sono gli unici testimoni viventi dell’Antichità.

Olivo secolare maestoso Torre Burraco (Ta).picc GLI ALBERI PIÙ ANTICHI, UNICI VERI MONUMENTI VIVENTI

I MATUSALEMME DELLE FORESTE

Hanno visto Napoleone o Galileo, Garibaldi e Montaigne. Gli ultimi misteriosi e taciturni testimoni biologici dell’antichità, sia pure rinsecchiti e contorti, ma spesso ancora con le chiome al vento, vivono nascosti nelle foreste: sono gli alberi-patriarchi. Alcuni hanno anche più di mille anni, molti sono pluricentenari. Gli animali si sognano simili livelli di longevità

NICO VALERIO, Scienza 2000, giugno 1987

Qual è l'albero selvatico più vecchio del mondo? Da tempo questa singolare controversia divide i botanici e l'opinione pubblica. Nel Senegal, nel 1794 Adamson trovò un baobab cui attribuì 5000 anni di età, mentre De Candolle stimava il “cipresso di Montezuma” di Città del Messico vecchio di 6000 anni. Il fico religioso di Sri Lanka, che la leggenda vuole importato dall'India nel 288 a. C., deve essere almeno bimillenario. Ancora più vecchio il celebre “drago della Canarie”, dal tronco smisuratamente largo. La scienza, d'altra parte, ha dimostrato che una sequoia può raggiungere i 3200 anni, mentre un piccolo insignificante pino dell'Arizona (Pinus aristata) può toccare addirittura i 4600 anni. E questo, al di là di leggende e supposizioni, sembra essere l'albero selvatico più vecchio e esistente sulla Terra.

E in Italia? Molti i candidati alla palma di «mister Matusalemme» delle foreste. A San Baltolu, vicino Sassari, vive nella macchia mediterranea un olivo selvatico con un tronco largo quasi 12 metri e alto 15. Avrà due millenni. Almeno lui, unico tra i vecchi sardi, non si vanterà di aver raggiunto la tarda età grazie al “fil de feru” (l’acquavite, in sardo). Più o meno della stessa età dovrebbe essere il castagno “dei cento cavalli”, presso S. Alfio sull'Etna. Nei boschi di tutt'Italia sono più numerosi gli alberi millenari o plurisecolari, come il tiglio di Macugnaga, il castagno di Sostegno, il platano di Caprino Veronese, l'abete bianco della Verna, gli olivi di Canneto Sabino e di S. Maria Navarrese (Arbatax), la vallonea di Tricase, il faggio del bosco di S. Antonio presso Pescocostanzo, il pino gigante della Sila presso Camigliatello, il pino loricato di Serra Crispo sul Pollino.

Il censimento ora promosso dal Corpo Forestale dello Stato, con dati, fotografie e storia di ogni esemplare, servirà a diffondere nell'opinione pubblica il concetto che un albero antico è un vero e proprio monumento vegetale, da tutelare e conservare come e più di un'opera d'arte. E la gran massa degli alberi?

Gli alberi isolati, con ampio spazio intorno e a parità di altre condizioni, raggiungono un'età più che doppia degli esemplari che crescono in gruppo. I faggi isolati, per esempio, arrivano anche a 300-600 anni. Abitualmente i castagni, i cipressi, le farnie (Quercus robur), i tigli e i tassi arrivano quasi tutti a superare i 1000 anni di età. Fino a 900 anni vivono di solito i cedri del Libano e dell'Atlante, fino a 500 l'abete bianco e l'abete rosso, il pino nero, l'olmo (se riesce a sfuggire alle malattie), l'acero, il noce e il larice. Pioppi e robinie, che crescono molto rapidamente, di rado riescono a raggiungere i 200 anni, Stessa età toccano gli ippocastani, che danno precocemente fiori e frutti (a 10 anni), mentre querce e faggi raggiungono la maturità solo verso i 50 anni. Il resto degli alberi, la stragrande maggioranza, produce semi fertili solo tra i 10 e i 20 anni.

IMMAGINE. Maestoso olivo plurisecolare, probabilmente più che millenario, a Torre Burraco (Taranto). La coltura dell’olivo, proveniente dal vicino Oriente mediterraneo, iniziò dall’Italia meridionale.


This page is powered by Blogger. Isn't yours?