ottobre 13, 2009

 

Grave il rischio cancro da aflatossina in agricoltura. La “soluzione”? E’ Ogm

Il rischio di aflatossine, le micotossine altamente cancerogene (fegato) prodotte da funghi del genere Fusarium presenti soprattutto sulle pannocchie di mais in campo aperto, sulle spighe di cereali e nei silos di granaglie non ben refrigerati, si fa sempre più grave. E, quello che è più grave per i salutisti, riguarda ancora di più i vegetali coltivati col metodo "biologico". Molti sono convinti che queste tossine siano presenti solo sui semi e chicchi importati dall'estremo Oriente, ma non è così. Purtroppo colonizzano anche i nostri campi agricoli. Perciò riportiamo l'articolo-appello che il 9 novembre 2004 tre super-esperti, Giorgio Poli (preside della facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Milano), Francesco Sala (docente di Botanica, Università di Milano) e Luigi Bonizzi (docente di Microbiologia Veterinaria, Università di Padova), pubblicarono sul Corriere della Sera. Pur rendendoci conto che l'articolo tende alla introduzione degli Ogm. Proprio adesso che, dopo anni di nostra posizione favorevole, in base al principio liberale di totale libertà della ricerca, eravamo diventati contrari, almeno all'opportunità, per motivi economici e di varietà biologica. Ora le preoccupazioni tossicologiche riportano l'ago della bilancia al centro (NV).
.
"Emergenza aflatossine: migliaia di tonnellate di latte sequestrato e distrutto in Italia. Un argomento che per alcune settimane, nell'autunno 2003, ha occupato i giornali e preoccupato gli operatori della filiera agroalimentare e che oggi è tornato alla ribalta in occasione della proposta di legge Alemanno sugli OGM. Ma cosa c'è di vero? Dobbiamo veramente preoccuparci?
L'anno scorso furono rinvenute nel latte sostanze tossiche e cancerogene (micotossine), prodotte da funghi parassiti che colonizzano gli alimenti. Le più pericolose, le Aflatossine, sono prodotte dal fungo Aspergillus flavus e si accumulano soprattutto nel mais e nelle noccioline. L'aflatossina B1 è l'epatocancerogeno più potente che si conosca, tanto che l'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) la posiziona nella più alta categoria di rischio.
In condizioni favorevoli le micotossine sono prodotte da funghi nelle piante infestate in pieno campo o in una qualunque delle fasi di produzione e di trasformazione del prodotto alimentare derivato. Oltre a provocare perdite produttive e scadimento della qualità, i funghi contaminano i semi con le micotossine. Le particolari condizioni climatiche dell'annata 2003, ma anche del 1999, avevano creato le condizioni favorevoli all'infestazione da funghi del mais, utilizzato nell'alimentazione dei bovini, e quindi al rinvenimento delle micotossine nel latte.
E' stato dimostrato che l'accumulo di tossine fungine nelle piante e nel chicco di mais è direttamente correlato con il livello di infestazione con insetti; soprattutto con la piralide, il nemico dichiarato del mais. Le larve di questo insetto scavano gallerie nel fusto debilitando la pianta e bloccandone la crescita. Ma spesso l'insetto trasporta sul suo corpo anche spore fungine. Queste trovano un ambiente di sviluppo favorevole nelle piante debilitate dalla piralide stessa; è un evento molto simile a quanto succede negli individui debilitati da malattie organiche che risultano più recettivi alle infezioni. Il risultato è che la crescita della pianta si blocca ed il fusto e le pannocchie del mais si coprono di una evidente ragnatela di ife fungine, produttrici di tossine cancerogene. Queste, mangiate dagli animali, si accumulano nel latte e nella carne e costituiscono un pericolo reale e scientificamente dimostrato con cui probabilmente, abbiamo sempre convissuto. Oggi la scienza ci ha chiarito come queste sostanze compaiano negli alimenti, che effetti abbiano sul nostro organismo e, anche, ci offre le metodologie per riconoscerle e per evitarle.
La prima strada per eliminare le tossine cancerogene dal mais è rappresentata dai controlli: gli Istituti Zooprofilattici effettuano le analisi di campioni di latte e provvedono affinché il latte contaminato venga distrutto. Purtroppo però non tutto il latte consumato nel nostro Paese viene sottoposto ai controlli, e grossi interrogativi riguardano anche il latte in polvere.
Nel mais tradizionale l'infezione è controllata, anche se solo parzialmente, con insetticidi. Ma i dati scientifici dicono che ciò non elimina del tutto il rischio aflatossine: una recente ricerca condotta presso l'Università Cattolica di Piacenza, per esempio, ha evidenziato concentrazioni di aflatossine preoccupanti in oltre il 18% dei campioni di mais analizzati. La situazione si fa ancor più critica nelle coltivazioni "biologiche", dove è vietato l'uso di insetticidi di sintesi. Questi vengono sostituiti con un batterio che produce una proteina insetticida, la quale non è tuttavia altrettanto efficace nel controllo della piralide. I dati di analisi rivelano infatti in queste coltivazioni il record della presenza di micotossine cancerogene.
Lo stesso discorso vale anche per il latte: recenti ricerche pubblicate dall'Istituto Zooprofilattico di Brescia hanno evidenziato che molti dei campioni di latte di stalla analizzati presentano alte contaminazioni da aflatossine, e questo è vero soprattutto per il "latte biologico". E ciò è ancor più preoccupante se si considera che il problema aflatossine non è limitato a polenta e latte, ma è allargato a tutte quelle colture che non siano sufficientemente protette dalle infezioni fungine, come, ad esempio, la vite e l'olivo.
Uno studio pubblicato dall'International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (Isaaa) indica la soluzione al problema aflatossine nell'adozione del mais Bt: si tratta di un mais Ogm che, in seguito all'introduzione di un gene esogeno, resiste naturalmente all'infezione da parte di un insetto parassita. È infatti dotato di un insetticida interno che impedisce la sopravvivenza della piralide nel fusto, e quindi dei funghi ad essa associati. La pianta cresce sana, non necessita di insetticidi e risulta, alle analisi, contenere, in media, 5-10 volte meno tossine rispetto al mais tradizionale. Purtroppo però questo mais, coltivato da più di 10 anni nei campi di mais di molti paesi del mondo, ricade nella categoria delle piante Ogm, e quindi per legge è escluso dalle nostre mense e dai nostri mangimi, mentre, paradossalmente, quello biologico è reso obbligatorio negli asili e nelle scuole di molte Regioni.
La ricerca scientifica, come abbiamo visto, ci dimostra che non è sempre vero che i prodotti biologici siano più salubri, rispettosi dell'ambiente e privi di residui chimici. I dati scientifici stanno facendo chiarezza sui rischi e i benefici dell'agricoltura biologica, dell'agricoltura convenzionale e di quella biotecnologia. Solo la scienza, al di sopra degli interessi economici di parte, ci può aiutare a sviluppare un'alimentazione sempre più sana: è dunque importante tenerne conto".

Etichette: , ,


ottobre 06, 2009

 

Ambiente e cinema. I nostri discendenti la chiameranno "L’èra degli stupidi"

Siccità. Resti di un lago in Sicilia
.
In futuro i sopravvissuti alla catastrofe ecologica si chiederanno con rabbia e amarezza come mai i loro bisnonni non si erano accorti di niente. Anzi, quel che è peggio, ricorderanno che gli scienziati avevano avvertito da almeno 60 anni, ma Governi, amministratori locali e cittadini "vivevano e si comportavano come se nulla fosse". Tempi bui, in cui l’ecologia era una materia scolastica, come la letteratura o il latino, ma non pratica quotidiana.
"Era l’Era degli stupidi". Come sul Titanic che sta per affondare la gente continua a ballare al suono d’una orchestrina, gli uomini di oggi non vogliono sapere. Vivere in un eterno, infantile presente è la scappatoia psicologica per allontanare dalla propria mente doveri, responsabilità e previsioni razionali. Se toccherà, sarà un problema dei figli dei nostri figli. Sul tema si apre a Torino un interessante festival di film e documentari, come riferisce il Corriere della sera. (NV)
.
Festival "Cinema-Ambiente" dall’8 al 13 ottobre a Torino
AMIANTO, RIFIUTI: ECCO LA NOSTRA TERRA
.
Lo sfruttamento delle risorse, il traffico e la mobilità sostenibile, la gestione dei rifiuti, il riscaldamento climatico, la bioetica. Si parla di questo e altro a CinemAmbiente, dall’8 al 13 ottobre a Torino. Nato dodici anni fa su iniziativa del Museo Nazionale del Cinema, il festival torna con un programma reso sempre più attuale dai continui allarmi sulla cattiva salute del nostro pianeta.
Delle tre sezioni principali, il Concorso internazionale documentari vede in giuria Martin Atkin, in rappresentanza del Wwf, e la conduttrice di Report Milena Gabanelli. Tra le opere in gara, "The Age of Stupid", la docu-fiction di Fanny Armstrong ambientata nel 2055, in cui l’attore Pete Postlethwaite ("Nel nome del padre", "I soliti sospetti") veste i panni di un uomo che vive in un mondo ormai devastato e riguarda vecchi filmati chiedendosi "Perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l’occasione?". E ancora, "Automat", un no secco del ceco Martin Macerek alle strapotere delle macchine che rendono la sua Praga invivibile. E "Recipes For Disaster", con cui il regista John Webster e la sua famiglia dimostrano come si possa rinunciare all’automobile o alla plastica per ridurre i consumi energetici e l’emissione di CO2 nell’atmosfera. "Il crescente afflusso di pubblico, il nuovo progetto di distribuzione web per le scuole e la proposta di oltre cento film selezionati tra un migliaio - dichiara il direttore della rassegna Gaetano Capizzi - sono le premesse tutte positive dell’edizione di quest’anno". Edizione che, come le precedenti, ospiterà molti cortometraggi, tra cui "Homegrown Revolution", manifesto anti-Ogm incentrato sulla trasformazione della casa del regista losangelino Jules Dervaes in una fattoria urbana.

Etichette: , ,


settembre 23, 2009

 

Era ora: il capitalismo riscopre il valore dell’ambiente. Almeno per gli eredi

Le vignette satiriche anticapitalistiche non tenevano conto che l'inquinamento sarebbe stato in futuro un costo altissimo per la società, per i consumatori e quindi per gli stessi produttori.
.

Il presidente Obama sta ribaltando la posizione degli Stati Uniti sul clima e l’ecologia, sia all’interno del Paese con il rilancio delle energie pulite e il no agli sprechi, sia all’esterno, nei programmi e accordi internazionali di salvaguardia dell’ambiente (si veda l’articolo precedente).
Certo, i conservatori americani daranno battaglia e faranno ostruzionismo in Parlamento. Ma moralmente, economicamente e storicamente, hanno già perso.
I conservatori passano per "super-capitalisti cattivi", loro stessi amano atteggiarsi a eroi negativi dei film sul Far West. Teorizzano con autoironia e cinismo che per quanto criminali fossero i pistoleri delle nuove terre dell’Ovest, dopo tante sparatorie e uccisioni, avranno pur dovuto trovare tra loro un qualche gentlemen agreement, un complesso di regole di convivenza, cioè di mercato. Ecco, appunto, la parabola sulle regole, fondamentale per il capitalismo, come anche per il liberalismo.
Ma le idee e il comportamento della Destra degli Stati Uniti (senza contare le loro teorie economiche ridicolizzate dalla caduta di Wall Street) dimostrano che loro in realtà, come contadini dell’èra pre-capitalistica, di regole di convivenza non vogliono sapere. Quel "gentlemen" (si fa per dire) agreement non lo hanno mai trovato, e neppure lo cercano. La loro incomprensione del principio di interconnessione dei problemi, vera e propria "ecologia del pensiero", li porta a negare l’importanza dell’ambiente, della limitatezza delle risorse naturali della Terra. Il loro negazionismo dell’influenza umana sull’ecologia, sull’inquinamento e sul clima è simile a quello di coloro che sostengono che l’Olocausto non c’è mai stato, che l’Uomo in realtà non ha mai messo piede sulla Luna, e che si stava meglio negli Stati del sud dove c’era lo schiavismo. Che è come dire che nel Sud-Italia si viveva meglio sotto i Borboni.
Strano, ripeto, perché il capitalismo nacque da persone intelligenti, positive, moderniste, progressiste, oggi diremmo perfino "di sinistra", almeno come mentalità, visto che si opponevano ai privilegi, alle rendite parassitarie e ai monopoli di clero, aristocrazia e Stati. Insomma, il capitalismo interpretato dai conservatori – ma, attenzione, non dai liberali, che di queste cose si intendono meglio – è una cosa un po’ ottusa che fa a pugni col capitalismo vero. Che, direbbe Croce d’accordo con Einaudi (cfr. "Lezioni di politica sociale"), o è liberale o non è. Cioè sarebbe solo privilegio di pochi.
Il capitalismo è modernista, e quindi capisce che l’ecologia non solo esiste, ma ha un altissimo valore. Mentre i conservatori che abusivamente lo interpretano sono tradizionalisti Anciene Régime. Il Medioevo dell’ignoranza, della sicumera, dell’egoismo ottuso, che finisce poi per ritorcersi contro. "Io ho il mio raccolto. Non mi interessa se produco a costi crescenti per via degli sprechi, se nel mio campo sterpaglie, cattivo concime, pietre e detriti impediranno a mio figlio di fare altrettanti guadagni, tantomeno m’interessa quello che accade nel campo del vicino. Penso all’oggi, non al domani". Ecco, questa è la contraddizione del capitalismo, che è fondato sul pensiero e sulla "speculazione", termine filosofico che sta per raffigurazione di scenari, proiezioni nel futuro, immaginazione creatrice, fantasia. Fosse nato da queste persone e da questa grettezza di corta visuale, il capitalismo non sarebbe mai nato.
Quindi sbagliano i conservatori al di là e al di qua dell’Atlantico che negano l’ecologia, a cominciare dall’influenza delle attività umane sull’ambiente. L’ecologia non è il diavolo, cioè una "cosa di sinistra", come dicono loro. E’ vero, la Sinistra ha cercato di monopolizzarla e usarla a fini politici. Ma ad inventarla sono stati scienziati neutrali, e i suoi primi divulgatori sono stati, anzi, dei liberali.
Altro che "ecologia anticapitalistica", come vanno cianciando gli ultraconservatori più ottusi. Da quando esiste il capitalismo, mai una generazione ha consumato in modo più stupido e inutile i beni, la terra, l’ambiente stesso in cui vive, come quella contemporanea. E il buffo è che lo spreco, l’inquinamento, la distruzione di risorse, avviene – a sentir loro – in nome del capitalismo. Come se la sporcizia, la distruzione della Natura, la cementificazione del suolo in presenza di milioni di stanze vuote e inutilizzate, i rifiuti inutili, la plastica anziché il vetro o il cartone, la mania di imballaggi più voluminosi dello stesso contenuto e difficili da eliminare, le discariche fatte confluire nei torrenti, i rifiuti gettati in mare, la spinta pubblicitaria allo spreco e al consumo inutile (dal rasoio usa-e-getta alle luci stand-by degli apparecchi elettronici), i prodotti durevoli costruiti apposta per durare poco, le emissioni dalle ciminiere che ricadono prima di tutto sugli stessi operatori, gli additivi e i processi inutili o tossici che colpiscono allo stesso modo produttori e consumatori, operai e dirigenti di azienda, e mille altri esempi, non fossero un altissimo costo diretto e indiretto, ma un effimero vantaggio che dà l’illusione del profitto e che impoverisce le future generazioni. A cominciare dagli eredi delle imprese capitalistiche. Che impresa, che mercato, che ambiente, che cibo, si troveranno i figli dei capitalisti? Anche loro malediranno i padri?.
Insomma, l’anti-ecologia e il consumismo si ritorcono contro un certo capitalismo da operetta, che essendo senza regole certe non è storicamente fondato, né razionale, né perciò liberale. Ricordiamoci sempre che "esser liberi, significa dipendere solo dalle leggi", come scriveva Voltaire. Senza regole, dunque, non esiste libertà, ma solo prepotenza, privilegi di pochi, perché la libertà è caratterizzata dai limiti, visto che esistono anche le libertà degli altri. L’ecologia, perciò, che tanto ha a che fare con il concetto di limite, è una discreta parafrasi del liberalismo.

Etichette: , ,


 

Stati Uniti e Cina cominciano ad ammettere i propri errori sull’ambiente

Inquinamento industriale selvaggio in Cina
.
IL PRESIDENTE OBAMA - "La minaccia è grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile". Il presidente americano Barack Obama lancia l'allarme sul futuro del pianeta da New York, dove è in corso il summit dell'Onu sul clima: "Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere" – riferisce il Corriere della Sera – "La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli sono a rischio". Obama non nasconde che un nuovo accordo sul clima, anche se possibile, "non sarà facile". "Non ci facciamo illusioni, la parte più dura del lavoro resta ancora da fare in vista di Copenaghen - ha detto il presidente americano -. Anche gli Stati Uniti hanno fatto poco, ma questo è un nuovo giorno, questa è una nuova era e posso dire con orgoglio che gli Stati Uniti hanno fatto di più per l’energia pulita e per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera negli ultimi otto mesi che in qualsiasi altro periodo della storia". Quindi ha invitato anche i Paesi emergenti coma la Cina e l'India "a fare la loro parte, adottando misure vigorose".
CINA, MEGLIO TARDI CHE MAI: "RIDUZIONE DI CO2" - E proprio la Cina, come atteso, ha lanciato un segnale positivo. Il presidente Hu Jintao ha detto che il Paese intende ridurre le emissioni di anidride carbonica per ogni unità di prodotto nazionale lordo di un "margine notevole" entro il 2020. Davanti a una platea di oltre cento leader mondiali, Hu ha precisato che il suo governo sta portando avanti enormi sforzi e che continuerà ad agire "con determinazione": ha parlato di un importante aumento della superficie boschiva, di tecnologie eco-sostenibili e di un aumento del 15% della quota di energia non fossile nel totale del consumo grazie a uno "sviluppo vigoroso" delle energie rinnovabili e nucleare. Ad oggi la Cina è considerata il Paese maggiormente responsabile dell'inquinamento globale dell'atmosfera assieme agli Usa: ai due Paesi è riconducibile il 40% delle emissioni di Co2. Il primo ministro giapponese Yukio Hatoyama, dicendosi in totale accordo con il "Green New Deal" di Obama, ha ricordato che il suo Paese intende ridurre del 25% le emissioni di gas serra entro il 2020.
SENTI CHI PARLA. ORA ANCHE LE PULCI HANNO LA TOSSE - L'incontro al Palazzo di Vetro è stato aperto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, che ha rimproverato la comunità internazionale per la "lentezza glaciale" dei negoziati verso un nuovo trattato che sostituisca il protocollo di Kyoto nel 2013. "Abbiamo meno di dieci anni per evitare gli scenari peggiori - ha detto Ban di ritorno da una missione al Polo Nord -. Sull'Artico i ghiacci potrebbero sparire entro il 2030 e le conseguenze sarebbero sentite dai popoli di ogni continente". Il cambiamento climatico colpisce soprattutto i Paesi meno sviluppati e in particolare l'Africa, dove "il cambiamento climatico minaccia di cancellare anni di sviluppo, destabilizzando Stati e rovesciando governi". Ban ha lanciato un appello ai Paesi industrializzati, invitandoli "a fare il primo passo", perché così "altri adotteranno misure audaci". Il nuovo trattato deve includere "obiettivi per la riduzione di emissioni entro il 2020 e supporto finanziario e tecnologico" ai Paesi in via di sviluppo. Un fallimento alla conferenza sul clima di Copenaghen di dicembre, ha concluso, sarebbe "moralmente ingiustificabile, economicamente miope e politicamente avventato".

Etichette: , ,


agosto 29, 2009

 

Lupo italiano. Sulle Alpi gli allevatori ottusi lo vogliono sterminare di nuovo

Lupo italiano (dis. A. Ambrogio)
d
."Anche nella Natura, come nella Chicago degli anni 20, law and order ci vuole, legge e ordine, perdinci", leggeremo prossimamente, chissà, in un editoriale dei direttori di Libero, Foglio e Giornale, a menabò unificati.
La lamentela corale viene stavolta dai contadini della Coldiretti e dagli allevatori di montagna dell'alto Cuneese. "Ormai c'è troppa criminalità in giro per le valli alpine, devono essersi detti alcuni di quegli intelligentoni per cui la provincia italiana va famosa. Siamo al punto - dicono e, purtroppo, pensano - che oggi non si può più lasciar al pascolo libero una vacca giovane, magari un po' zoppa, che il lupo l'aggredisce. E dove siamo, nella giungla? Il Governo Berlusconi ci aveva promesso sicurezza, ma a quanto pare i cinghiali scorrazzano liberamente per i nostri campi, e i lupi hanno l'ardire di spingersi fin attorno alle malghe. Senza ritegno. E che, ora i pastori dovrebbero addirittura riprendere a difendere greggi e armenti come hanno fatto per millenni fino al 1900 [anno in cui l'ottusa caccia dei valligiani fece estinguere il lupo nelle Alpi]? Le ronde, le ronde, ci vogliono. Per carità, noi non siamo fascisti, reazionari, noi siamo "liberali" [lo dicono tutti, quindi possono benissimo averlo detto anche i pastori e i valligiani del Cuneese, antica provincia liberale, che infatti ha il bravo Costa come presidente], ma certo ci vuole più controllo, e se il lupo e il cinghiale non vogliono mettersi in testa di rispettare la legge e l'ordine, se non mostreranno in futuro di conoscere codice civile e codice penale, e di rispettare la proprietà privata, saranno guai seri per loro. Altro che immigrati, la repressione sarà durissima. Siamo già in contatto con Gasparri e Calderoli. Alle armi, alle armi, le ronde, le ronde!"
Be', ci siamo un po' divertiti con la satira, ma le lamentele contro il lupo, proprio adesso che è ritornato dopo 100 anni sulle Alpi (quelle contro i cinghiali erano già note), e la bellicosa e ridicola proposta delle "ronde anti-animali", sono proprio vere, come riporta un articolo del Corriere.
Che dire? Saranno secoli di disturbi neurologici dovuti ad un'alimentazione carente di vitamine B (eccesso di polenta), fatto sta che le proposte più balzane, le sciocchezze più grosse, finora appannaggio delle assolate pianure dell'estremo Sud ("Troppo sole, troppo sole", scriveva Pirandello), ormai provengono dalle vallate verdeggianti e irrigue del remoto Nord ("Troppa acqua, troppa acqua". O forse troppo alcol?). I due estremi d'Italia ormai se la battono in quanto a idiozia diffusa, facendo apparire come d'incanto i più goji o strulli del Centro come i più savi. Immaginate che cosa accadrebbe se l'idiot du village salisse su un palco e tentasse di convincere i concittadini. Be', ci manca poco. E le mattane della Lega sono solo una parte, la punta dell'iceberg, e almeno hanno la finalità della propaganda, ma il grosso viene dal popolo, così, spontaneamente, e com'è tipico della vera stupidità, senza nessun vantaggio personale, tanto è controproducente.
Ovviamente tutti si sono scagliati contro l'insana proposta di ricacciare il lupo, animale supeprotetto finalmente ripopolatosi in Italia (la sottospecie Canis lupus italicus conta ormai più di 500 individui, evviva), che torna ad occupare la casella trofica vuota del grande predatore. Preoccupa, però, l'incultura ecologica di chi vive a contatto con la Natura, come allevatori di alta montagna e contadini. Si capisce che ormai sono disabituati alla Natura vera e alle sue ovvie piccole leggi, come anche ai suoi normali "fastidi" quotidiani, dopo averla distrutta e antropizzata da un secolo. Ma quel che è più grave è che spesso non sanno distinguere i branchi di cani randagi dai lupi, che di rado in Italia formano comunità numerose, per la scarsità di prede di grande taglia, come i cervidi. Un lupo deve mangiare circa 2-3 chili di carne al giorno, il che vuol dire che deve cacciare piccoli animali almeno ogni tre giorni. Invece , i cani rinselvatichiti si avvicinano di preferenza alle discariche e alle periferie dei villaggi, come le volpi.
La funzione del lupo è più importante ecologicamente di quella della volpe, perché seleziona le prede meno abili o malate, rafforzando le specie selvatiche di piccola e media taglia, in quanto gli individui che si salvano regolarmente dai suoi attacchi, e che perciò faranno più figli, sono i più forti.
Strano, infine, che la Coldiretti, dopo tutto quello che è successo nei decenni scorsi, gridi ancora "Al lupo, al lupo!". In passato l'associazione aveva collaborato attivamente con gli ambientalisti per contrastare i privilegi dei cacciatori, che in Italia possono per legge entrare nei fondi agricoli privati, a meno che non siano protetti con alti e costosi steccati. Ma evidentemente era solo una difesa di interessi di categoria. E se invece gli agricoltori italiani guardassero, una volta tanto, al di là del proprio naso, anziché gridare infantilmente "Al lupo, al lupo"?

Etichette: ,


luglio 16, 2009

 

Alda Croce. Oltre all’archivio del padre, tre passioni: paesaggio, arte e animali

E' bello sapere che la custode più esperta, fedele e rigorosa delle opere di Benedetto Croce, la figlia Alda, è stata anche una tenace sostenitrice dell'integrità del Paesaggio.
.
Il paesaggio, il culto dell’estetica e della bellezza, le battaglie civili per l’ambiente, in tempi in cui quasi nessuno se ne occupava, e a nessuno era ancora venuto in mente di confonderli con la politica e di farne una professione ben retribuita, fosse pure con un seggio in Parlamento, hanno accomunato nei decenni la famiglia Croce, confermando il legame inscindibile (da molti negato, per ignoranza) tra Liberalismo e Ambiente.
Infatti, solo chi conosce il valore della libertà, e per le varie libertà particolari è capace di entusiasmarsi e battersi, si sforza poi di ricercare e far riconoscere i più diversi e nuovi diritti di libertà, primo tra tutti quello di vivere in armonia con il Paesaggio e con l’ambiente circostante, che poi è il diritto stesso alla vita. Primum vivere, è il presupposto di ogni uomo libero.
Il filosofo, "don Benedetto", fu il propugnatore del primo parco nazionale in Italia, quello d’Abruzzo, iniziato come illuminata donazione di alcuni proprietari organizzata in ente privato. La figlia Elena fu nel 1955 tra i fondatori delle benemerita associazione Italia Nostra, accanto ad altri esponenti delle cultura liberale. Ma anche la seconda figlia di Croce, Alda, "vestale" e curatrice del grande Archivio, delle ristampe e delle edizioni postume del padre, l'unica indiscussa conoscitrice di biografia e aneddoti, e perfino dell'illegibile scrittura del filosofo, scomparsa a 91 anni l’11 luglio 2009, aveva il paesaggio, l’arte, la natura e gli animali nel cuore.
"Promotrice di battaglie civili per la difesa dell'ambiente, per la messa in salvo di monumenti e palazzi napoletani, e per la protezione degli animali – ha scritto il quotidiano napoletano Il Mattino - è stata una protagonista centrale e discreta della cultura italiana del Novecento e della vita culturale della sua città. Nel corso della sua vita ha ricevuto anche il Premio Cortese per la cultura e per l'ambiente"."Da lei ho tratto esempio, è stata l'ispiratrice di molte delle cose che ho scritto", ha dichiarato lo storico Piero Craveri, figlio di Elena Croce. "Ho vissuto con lei 25 anni - ha detto - Alda è stata una donna colta, con una profonda formazione umanistica". "Mi univa a lei - ha aggiunto - anche l'impegno per la difesa dell'ambiente e del paesaggio". "Dopo mia madre - ha concluso - è stata l'esperienza familiare più profonda che abbia avuto".
Fu liberale, certo, ed anzi con qualche simpatia radicale. "Ma il suo impegno politico più forte fu quello per l'ambiente, il paesaggio, i beni culturali, l'ecologia", ha scritto Giuseppe Galasso sul Corriere della Sera del 13 luglio. "In questo campo ebbe per decenni una presenza ininterrotta quanto meritoria e apprezzata, continuando il filo della tradizione a cui era legata. Per suo conto, più che modesta, era spartana. Le sue prodigalità erano per i suoi innumerevoli gatti, e per segrete e sorprendenti opere benefiche".
Alda Croce si era battuta a lungo per la sua città. Ambientalista impegnata, aveva fondato un Comitato per la difesa del centro storico cittadino, che poi anche per suo merito fu riconosciuto come Patrimonio dall’Unesco. Tra le sue campagne quella per la salvaguardia della Costiera amalfitana e l’abbattimento del "mostro di Fuenti". "Con il suo grande interesse per la tutela del paesaggio e dei beni storico-artistici della città", ha ricordato il Presidente dell’Istituto per Studi Filosofici, Gerardo Marotta, convinse il Governatore della regione ad acquisire Palazzo Penne per procedere alla sua ristrutturazione ". "È stata una guida per quanti come lei avevano a cuore i problemi di Napoli e del suo centro storico", spiega Mario De Cunzo, e la ricorda con rimpianto anche il presidente di Italia Nostra, Guido Donatone: "Per decenni Alda è stata membro e animatrice del direttivo della nostra associazione".
"Fu in fondo l'eroina di una doppia battaglia, quella crociana e quella civile della cultura e dei suoi beni e dei suoi valori. Due battaglie combattute entrambe all'insegna del più strenuo disinteresse, e non come cause particolari, ma come legate alle ragioni superiori della storia e della civiltà. Le dobbiamo tutti qualcosa", ha concluso Galasso.

Etichette: , ,


luglio 06, 2009

 

Nere anche le facce di ministri ed esperti per le bugie sulle centrali a carbone

Ma è proprio vero che hanno un impatto ecologico modesto, grazie alle "nuove tecnologie", le centrali italiane a carbone? E’ stato calcolato che le 12 centrali finora in attività producono il 14 per cento del totale dell’energia elettrica, di fronte all’emissione del 30 per cento dell’anidride carbonica liberata per la produzione complessiva di elettricità. Il che vuol dire 42,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica, cioè 3,7 milioni di tonnellate in più rispetto ai limiti dalla direttiva europea ETS (Emission trading scheme), nel 2007.
Se poi dovessero partire anche i nuovi impianti già autorizzati o in corso di valutazione, avremmo in più altri 38,9 milioni di tonnellate di anidride carbonica CO2, quasi il raddoppio.
Questi dati aggregati sembrano dimostrare che a tutt’oggi aumentare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica, come previsto dalla politica energetica del Governo, è ancora una scelta sbagliata e controproducente, come si legge nel dossier di Legambiente "Stop al carbone 2009". Contrariamente a quanto si ripete spesso, il carbone non ha ancora risolto il suo problema principale, cioè le notevoli emissioni di CO2.
Eh, ma ora ci sono le centrali "di seconda generazione", si obietta. Macché. Anche la moderna centrale di Civitavecchia non riescono a scendere al di sotto dei 770 g di CO2 per kilowattora, quasi il doppio di quello che emette una moderna centrale a ciclo combinato alimentata a gas naturale.
Nel frattempo, le altre centrali a carbone in funzione in Italia continuano a inquinare superando le quantità di CO2 consentite in base alla direttiva europea ETS entrata in vigore nel 2005. La conseguenza è che per coprire gli 8,7 milioni di tonnellate di CO2 emessi oltre ai valori consentiti sono già stati scaricati in bolletta 100 milioni di euro.
Gli oppositori all’uso del carbone, in altre parole, fanno notare che quella del "carbone pulito" è una favola propagandistica. Il suo utilizzo non solo non migliorerà la sicurezza energetica dell’Italia, ma neanche ridurrà i costi e le bollette.
Si dice che il carbone costa poco. Costava poco. Oggi il prezzo del carbone sul mercato internazionale è in aumento, dato che di fronte alla domanda è in calo l’offerta. Nel periodo tra il 2000 e il 2007 il prezzo sul mercato europeo ha avuto un incremento del 141 per cento, e la disponibilità è scesa da 230 a 133 anni. Il suo prezzo è destinato ad aumentare, anche per la fine a partire dal 2010 degli aiuti di Stato, pari nel 2007 a 3,4 miliardi di euro.
"L’Italia sta portando avanti una politica di assoluta retroguardia nella lotta al cambiamento climatico, in direzione opposta a quella fissata dalla Unione Europea con il pacchetto clima energia, e a quella recentemente tracciata dal nuovo presidente degli Stati Uniti, Obama", ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.
Non solo: "Nuove centrali a carbone – aggiunge Ciafani – aumenterebbero
il nostro ritardo nel contrasto al Global Warming, condannandoci a pagare pesanti sanzioni per il mancato rispetto delle scadenze dei protocolli internazionali e ostacolando gli investimenti in quelle tecnologie verdi che potrebbero invece rilanciare oggi la nostra economia per metterle a disposizione, domani, dei nuovi mercati internazionali".
Tra gli impianti a carbone, attivi oggi in Italia, i più inquinanti per emissione di CO2 sono quelli di Brindisi Sud, di proprietà Enel (14,2 milioni di tonnellate di CO2, rispetto ad un limite ETS di 13,4), la centrale ex Endesa, oggi Eon, di Fiume Santo (SS) (4,3 milioni di tonnellate, cioè più 0,7 rispetto al limite ETS) e l’impianto Enel di Fusina (VE) (4,2 milioni di tonnellate, ovvero meno 0,6 rispetto al limite ETS).
Per una stima complessiva delle emissioni di CO2, al contributo di questi impianti va aggiunto quello che proverrà dalla centrale di Civitavecchia, di imminente avvio (circa 10 milioni di tonnellate) e degli altri progetti già autorizzati o in corso di valutazione presso la Commissione di Valutazione dell’Impatto Ambientale: 4,1 milioni di tonnellate per i nuovi gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (SV) e di quella Eon di Fiume Santo; 7,5 milioni di tonnellate della centrale progettata ma non ancora autorizzata a Saline Joniche (RC); 10 milioni di tonnellate per quella di Porto Tolle, la cui riconversione è in corso di valutazione; 6,7 milioni di tonnellate per quella ipotizzata a Rossano Calabro.
Se tutte queste centrali a carbone entrassero in funzione si arriverebbe ad un contributo aggiuntivo di 38,9 milioni di tonnellate di CO2, rispetto ai 42,5 emessi nel 2007, da parte della produzione termoelettrica da carbone. Quasi un raddoppio. In perfetta e inquietante controtendenza con le direttive UE del pacchetto 20-20-20: tra il 2013 e il 2020 tutti gli impianti industriali europei, comprese le centrali termoelettriche, dovranno ridurre le loro emissioni del 21 per cento rispetto a quelle del 2005.

Etichette: , ,


giugno 08, 2009

 

Grazie, terremoto. Per ora no ai condoni e alla fine delle concessioni nell’edilizia

Il disastro ambientale per un'edilizia d'emergenza e non di qualità, se ci sarà, sarà per le case della "ricostruzione" nell'Aquilano distrutto dal recente terremoto. Anzi, la superficialità di certe decisioni già prese dal Governo insieme con le autorità locali - ha denunciato l'architetto napoletano Aldo Loris Rossi - non lascia ben sperare. In una dichiarazione a Radio Radicale ha fatto notare che non è stata ancora realizzata la mappa del rischio sismico dettagliato nella zona urbanizzata , che è attraversata in profondità da una faglia sismica in modo irregolare, e quindi con tassi di rischio sismico diversi anche entro poche centinaia di metri di territorio. Quindi gravi timori per il futuro.
Ma per il rischio di un "terremoto legislativo", cioè che nuove sanatorie di obbrobri antiestetici e illegali venissero attuate, e soprattutto che la minacciata (anzi, "promessa", ovviamente ai costruttori) abrogazione della concessione edilizia, ex licenza, fosse davvero realizzata, il terremoto dell'Aquila ha portato bene, come ci ricorda Achille Della Ragione (Nico Valerio):
.
Il terremoto che ha devastato nei mesi scorsi l’Abruzzo, a fronte di lutti e rovine, ha provocato alcuni effetti benefici, tra i quali, soprattutto, l’aver troncato sul nascere l’ipotesi di condono edilizio generalizzato, che il Governo voleva varare con la speranza di dare un impulso all’economia boccheggiante.
Si sarebbe trattato in pratica di una parziale abolizione della concessione edilizia, sostituita da una specie di autocertificazione per permettere cospicui aumenti volumetrici. Si è parlato del 10 - 20 - 30 per cento a disposizione dei proprietari di immobili desiderosi di un ampliamento.
Il nostro amato Presidente aveva salutato il nuovo provvedimento come una assoluta novità, una sorta di evento rivoluzionario, mentre non sarebbe stato che il ripetersi di un diffuso malcostume, che negli ultimi decenni ha cementificato le coste, offeso il paesaggio, creato milioni di metri cubi di seconde e terze case inutili, favorita spudoratamente la speculazione del singolo a danno del bene comune.
Una crescita disordinata senza un vero progresso prodotta da un rapporto ingordo verso il mattone.
Naturalmente Berlusconi, il quale nasce come costruttore e al solo odore del cemento o alla vista delle gru raggiunge l’orgasmo più che al contatto vero o virtuale con 100 Noemi, ruggisce come una fiera al richiamo della foresta, ma gli Italiani in questo momento non hanno certo bisogno di una edilizia selvaggia senza leggi e piani regolatori, in grado di creare smisurati arricchimenti per pochi privilegiati.
Fortunatamente il Governo, pur avendo una larga maggioranza ed utilizzando impunemente il meccanismo del decreto legge, che ha umiliato il Parlamento al ruolo di notaio di decisioni cadute dall’alto, si serve dell’annuncio di un provvedimento come una liberatoria panacea di ogni problema, alla stregua delle manzoniane grida, che non incutevano timore e lasciavano irrisolta ogni questione.
ACHILLE DELLA RAGIONE

Etichette: , ,


This page is powered by Blogger. Isn't yours?