giugno 08, 2009

 

Grazie, terremoto. Per ora no ai condoni e alla fine delle concessioni nell’edilizia

Il disastro ambientale per un'edilizia d'emergenza e non di qualità, se ci sarà, sarà per le case della "ricostruzione" nell'Aquilano distrutto dal recente terremoto. Anzi, la superficialità di certe decisioni già prese dal Governo insieme con le autorità locali - ha denunciato l'architetto napoletano Aldo Loris Rossi - non lascia ben sperare. In una dichiarazione a Radio Radicale ha fatto notare che non è stata ancora realizzata la mappa del rischio sismico dettagliato nella zona urbanizzata , che è attraversata in profondità da una faglia sismica in modo irregolare, e quindi con tassi di rischio sismico diversi anche entro poche centinaia di metri di territorio. Quindi gravi timori per il futuro.
Ma per il rischio di un "terremoto legislativo", cioè che nuove sanatorie di obbrobri antiestetici e illegali venissero attuate, e soprattutto che la minacciata (anzi, "promessa", ovviamente ai costruttori) abrogazione della concessione edilizia, ex licenza, fosse davvero realizzata, il terremoto dell'Aquila ha portato bene, come ci ricorda Achille Della Ragione (Nico Valerio):
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Il terremoto che ha devastato nei mesi scorsi l’Abruzzo, a fronte di lutti e rovine, ha provocato alcuni effetti benefici, tra i quali, soprattutto, l’aver troncato sul nascere l’ipotesi di condono edilizio generalizzato, che il Governo voleva varare con la speranza di dare un impulso all’economia boccheggiante.
Si sarebbe trattato in pratica di una parziale abolizione della concessione edilizia, sostituita da una specie di autocertificazione per permettere cospicui aumenti volumetrici. Si è parlato del 10 - 20 - 30 per cento a disposizione dei proprietari di immobili desiderosi di un ampliamento.
Il nostro amato Presidente aveva salutato il nuovo provvedimento come una assoluta novità, una sorta di evento rivoluzionario, mentre non sarebbe stato che il ripetersi di un diffuso malcostume, che negli ultimi decenni ha cementificato le coste, offeso il paesaggio, creato milioni di metri cubi di seconde e terze case inutili, favorita spudoratamente la speculazione del singolo a danno del bene comune.
Una crescita disordinata senza un vero progresso prodotta da un rapporto ingordo verso il mattone.
Naturalmente Berlusconi, il quale nasce come costruttore e al solo odore del cemento o alla vista delle gru raggiunge l’orgasmo più che al contatto vero o virtuale con 100 Noemi, ruggisce come una fiera al richiamo della foresta, ma gli Italiani in questo momento non hanno certo bisogno di una edilizia selvaggia senza leggi e piani regolatori, in grado di creare smisurati arricchimenti per pochi privilegiati.
Fortunatamente il Governo, pur avendo una larga maggioranza ed utilizzando impunemente il meccanismo del decreto legge, che ha umiliato il Parlamento al ruolo di notaio di decisioni cadute dall’alto, si serve dell’annuncio di un provvedimento come una liberatoria panacea di ogni problema, alla stregua delle manzoniane grida, che non incutevano timore e lasciavano irrisolta ogni questione.
ACHILLE DELLA RAGIONE

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maggio 30, 2009

 

“L’energia solare deve sostituire quella eolica”, dice il Nobel Jack Steinberger

Centrale fotoelettrica con sistema termodinamico nel Mojave Desert, in California
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In un'intervista al Times il premio Nobel Steinberger, direttore del Laboratorio di Fisica delle Particelle del CERN di Ginevra, esprime la stessa opinione sulle energie alternative di un altro Nobel, l’italiano Rubbia:
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L’Europa dovrebbe annullare il suo sostegno all’energia eolica al più presto e concentrarsi sulle molto più efficienti forme di energia pulita che stanno emergendo, ivi compresa l’energia solare termica. Così si è espresso ieri uno dei più famosi scienziati del mondo.
Il Prof. Jack Steinberger, Premio Nobel e direttore del laboratorio di fisica della materia del CERN a Ginevra, ha dichiarato che l’energia eolica è una tecnologia illusoria, una via senza uscita che si dimostra antieconomica e uno spreco di risorse nella lotta contro il cambiamento del clima.
“Il vento non è il futuro” ha detto alla riunione dei Premi Nobel alla Royal Society. Invece, secondo lui, tecnologie come quella dell’energia termo-solare in cui specchi parabolici riflettono i raggi solari per generare calore e elettricità, sono un modo più promettente di sostituire i carburanti fossili.
“Sono certo che l’energia del futuro si orienta verso il termo-solare” ha dichiarato a Times. “Non esiste nulla di paragonabile. Prima ci concentriamo su questo tipo di energia, meglio è”.
Il Prof. Steinberger ha detto che tutte le risorse fossili saranno esaurite fra 60 anni e che una rete di impianti solari costruiti nel Sahara potrebbe sicuramente fornire quasi l’80 % del fabbisogno europeo di energia verso la metà del secolo. Ha fatto appello ai governi europei di formare un progetto pilota nell’Africa settentrionale collegato all’Europa per via di cavi ad alto voltaggio sotto il mare. Già adesso l’energia termo solare è economicamente vantaggiosa e farla avanzare un po’ la porterebbe presto a battere tutte le forme rivali di vento, geo-termale, onde ecc. “I governi concentrino gli sforzi in questa direzione proprio adesso”.
Un progetto termo solare di 3-3.5 gigawatt nell’Africa settentrionale, che produrrebbe sufficiente elettricità per due milioni di case, costerebbe £ 20 miliardi per la costruzione. “Sono convinto che potreste produrre elettricità e spedirla in Europa a un prezzo uguale a quello del carburante fossile”.
Ha ancora dichiarato che l’energia intermettente, come quella eolica, richiede elettricità di supporto, il che riduce il contributo alla riduzione delle emissioni. Invece l’energia solare può fornire elettricità per 24 ore.
L’Inghilterra dà la precedenza all’energia eolica allo scopo di ridurre le emissioni del 34 % entro il 2020. Il Governo pensa di costruire entro il 2020 impianti offshore di 33 gigawatt (nel mare). Il preventivo della società di servizi Ernst & Young prevede una spesa di oltre £ 100 miliardi. Secondo il Prof. Steinberger la spesa per l’Europa di rendersi indipendente dai carburanti fossili per l’80 %,dovrebbe aggirarsi su £ 440 nei prossimi 30 anni. Ma i governi devono prendere delle coraggiose decisioni su quale tecnologia impiegare.
Impianti termo-solari su scala commerciale esistono già in Spagna, negli Stati Uniti e in Germania, ma occorre eseguire ulteriori ricerche per migliorare la tecnologia e ridurre i costi, ha aggiunto il professore. Per esempio, ancora non c’è accordo sul design più efficiente dello specchio da usare, oppure sulla natura del “termovettore” il materiale riscaldabile su cui i raggi solari sono riflessi nel processo di generare elettricità.
Prof. Burton Richter dell’Università di Stanford in California, ha dichiarato che l’energia solare è una delle più interessanti nuove tecnologie dell’energia, ma c’è posto anche per l’eolico.
La Cina ha in programma di lanciare un piano di energia solare nazionale del valore di miliardi di sterline. La Cina potrebbe diventare il paese della maggiore raccolta di energia solare del mondo. Il pacchetto di assistenza economica da parte del governo mira a incentivare grossi impianti solari e pannelli sui tetti, è stato detto ieri. La Cina è il più forte produttore di pannelli fotovoltaici del mondo, ma il 95 % è destinato all’esportazione. La crisi economica ha ridotto i prezzi dei pannelli del 30 %:

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maggio 22, 2009

 

Ecco il prototipo di “casa attiva": genera più energia di quella che consuma

Non siamo tra quelli che danno ad intendere che il problema ambientale si risolve costruendo nuove case "in stile ecologico" (vedi certo snobismo estetizzante d'una parte della cosiddetta "bio-architettura") o che anziché assorbire energia la producono in eccesso. Come se ecologia volesse dire energia e non stile di vita, e come se la Natura anziché stare a cuore a tutti gli uomini, fosse ridotta ad una competenza professionale in più per i soliti "mani-in-pasta" (ingegneri, architetti e geometri) che così gravi responsabilità hanno avuto finora nello squallore estetico-urbanistico-sociale delle nostre città, e nella distruzione del territorio. Questo è proprio quello che industria e corporazioni vorrebbe far credere. L'industria della pseudo-ecologia.
Però, sul piano del risparmio energetico è un grande vantaggio di partenza che si inizino a costruire prototipi sperimentali di case davvero autosufficienti, come riferisce Francesco Tortora su Corriere online di oggi. Per ora, un po' bruttini ed esteticamente gelidi e impersonali, però dei bravi architetti in futuro potranno fare meglio, soprattutto tenendo conto del paesaggio e delle tradizioni dei vari Paesi europei. La foto è tratta dal Guardian.
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La prima "casa attiva" a emissioni zero: genera più energia di quella che consuma
È stata costruita a Lystrup, vicino Aarhus, in Danimarca. La progettista: «Stiamo costruendo un'idea». L'unica pecca è il prezzo: l'abitazione costa circa 570.000 euro
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Aarhus (Danimarca) - Produce più energia di quella che consuma, ha un computer centralizzato che controlla temperatura e clima degli interni ed è superecologica. La prima "casa attiva" (Active House), abitazione che usa tecnologie innovative in grado non solo di rendere gli alloggi autosufficienti da un punto di vista energetico, ma anche capaci di produrre energia in eccesso, è stata costruita a Lystrup, quartiere periferico di Aarhus, in Danimarca. Un giornalista del quotidiano inglese Guardian è andato sul posto per vedere questo gioiello tecnologico a emissioni zero.
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RISCALDAMENTO ED ELETTRICITA'
La parte del tetto che si affaccia a sud è coperta completamente da pannelli solari e da cellule fotovoltaiche: l'energia assorbita dai primi sarà utilizzata per riscaldare la casa, mentre le seconde convertiranno l'energia dei raggi del sole in elettricità. Il computer controllerà le temperature interne ed esterne e automaticamente aprirà o chiuderà le finestre quando è necessario. L'energia in eccesso potrà essere venduta dai proprietari della casa agli enti pubblici della zona e secondo il Guardian in 30 anni, i guadagni ottenuti dovrebbe coprire la somma versata per costruire la casa.
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CONVENIENZA
Secondo gli studiosi questo tipo di abitazione è molto più conveniente delle cosiddette "case passive", molto di moda in alcuni Stati ecologisti, come l'Austria, la Germania e i paesi scandinavi. Le case passive riescono ad ottenere «il benessere termico> grazie alla particolare forma dell' edificio che consente di risparmiare circa l'80 per cento dell'energia rispetto a una casa normale (in queste abitazioni è quasi nullo l'utilizzo di elettrodomestici o di impianti convenzionali come i termosifoni o le caldaie). Tuttavia, le case attive, grazie alla loro innovativa tecnologia riescono a far meglio perché producono un eccesso di energia e sono completamente ecologiche. «Molte persone credono che se una cosa è ecologica, deve essere per forza complicata» afferma Rikke Lildholdt, project manager che ha ideato questa casa attiva. Invece secondo la progettista non vi è nulla di complesso: «Si tratta di vivere una vita confortevole in una casa che produce più energia di quella che usa» dichiara entusiasta la Lildholdt.
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PRIMA FAMIGLIA
Quella dei Simonsen sarà la prima famiglia a vivere in questa casa supertecnologica. In tutto, il nucleo familiare è costituito dal Sverre, il capofamiglia, Sophie, sua moglie e due bambini, uno di otto anni e l'altro di sei. Si trasferiranno il prossimo primo luglio e resteranno nell'abitazione circa un anno. Durante questo periodo scriveranno giorno dopo giorno un diario per raccontare le loro impressioni e il loro rapporto con la casa. Alla fine l'unica pecca sembra essere il prezzo, forse un po' eccessivo: la casa costa circa 570.000 euro, ma secondo Lildholdt quando diventerà un "prodotto commerciale" il suo prezzo non supererà quello di un normale trilocale. Attualmente altre nove case attive sono in costruzione in Europa. «Non stiamo costruendo case. Stiamo costruendo un'idea» commenta orgogliosa la Lildholdt.

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maggio 14, 2009

 

Oceano e ora anche Mediterraneo: tonno e grandi pesci inquinati dal mercurio

Il tonno, specialmente il "tonno rosso" (Tunnus thynnus) è una specie ormai a rischio di estinzione, per colpa soprattutto dei giapponesi e della loro mania per il sushi. Per loro viene allevato e ingrassato in apposite gabbie galleggianti con enormi quantità di alici e sardine, la cui distruzione massiccia pone ulteriori problemi ecologici.
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Sani come pesci? Se le carni di terra sono inquinate da farmaci, antibiotici e ormoni somministrati negli allevamenti intensivi, se i pesci di allevamento di acqua dolce sono condizionati dalla qualità dei mangimi e degli additivi, anche i pesci spontanei pescati negli Oceani sono inquinati da sostanze chimiche estranee. Per esempio, il tonno, il pesce spada, e tutti i pesci carnivori di grossa taglia, a causa della lunga catena trofica (pesce grande mangia pesce piccolo), contengono notevoli quantità di metalli pesanti non eliminabili dal metabolismo animale, primo tra tutti il neurotossico mercurio.
Pensiamo a quanti milioni di persone mangiano sempre più spesso tonno come alternativa alla carne di manzo, e ai tanti pigri - quanti ne conosciamo! - che al massimo della creatività gastronomica si limitano a rovesciare il contenuto di una scatoletta di tonno, liquido di conserva compreso, sul piatto di pastasciutta (tempo di preparazione totale: 7 minuti).
Il sito americano BioEd Online, del Baylor College di Medicina di Houston (Texas) ha pubblicato un interessante articolo di sintesi sul problema. "Il mercurio sta aumentando nelle acque e nei pesci dell’Oceano", dà l’allarme Naomi Lubick. Una ricerca di E. Sunderland e colleghi dell’Università di Harvard ha anche ipotizzato un meccanismo probabile d’azione. Il mercurio potrebbe provenire per lo più dall’inquinamento atmosferico (prova ne sia che nelle acque superficiali è più abbondante), sarebbe metilato dal plancton e poi, reso in tal modo assimilabile, riconsegnato al mare e alla catena alimentare marina.
Tra gli studi recenti citati c’è anche quello di Nicola Pirrone, direttore dell'Istituto sull'Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Cnr, nel numero di maggio della rivista scientifica Limnology and Oceanography, ripreso da "Nature". Ebbene, dallo studio italiano emerge che anche il Mediterraneo è inquinato da mercurio, anche se meno di altri mari. Nulla di comparabile, per esempio, ai mari dell'Estremo Oriente (dice niente il "morbo di Minamata"?). E come se non bastasse l’inquinamento dei residui di lavorazioni industriali, si è scoperto che hanno grande importanza i giacimenti naturali sul fondo marino del minerale mercurico cinabro, nell’Antichità usato per creare il colorante rosso.
Sul quotidiano ecologista Terra, F. Tulli ha anticipato il 16 aprile questo studio rivelando lo strano paradosso che pur essendo il mare Mediterraneo tra i relativamente meno inquinati da mercurio, i suoi pesci risultano tra i più ricchi di tracce di questo metallo. Come mai?
L’anomalia, che emerge in particolare nella comparazione con la fauna ittica atlantica, è stata oggetto di uno studio di Nicola Pirrone, direttore dell’istituto sull’Inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr), i cui risultati sono stati pubblicati sul numero di maggio della rivista scientifica Limnology and Oceanography. "L’intento della ricerca - spiega Pirrone - è stato quello di capire in che modo il mercurio si accumula nei pesci e in che misura, riducendo le emissioni, viene intaccato questo meccanismo".
Dalle analisi è emerso che gran parte del mercurio che si trova nel nostro mare proviene dall’atmosfera, ed è ovviamente prodotto dall’uomo. Le principali fonti sarebbero le discariche, tramite le quali si inquinano le falde acquifere, e le emissioni delle centrali termoelettriche a carbone, degli inceneritori, delle acciaierie e delle industrie produttrici di vari metalli. Quando il mercurio arriva nel mare, una parte si sedimenta, una seconda resta disciolta, una terza si accumula nei pesci e una quarta porzione torna nell’aria.
Ad aggravare la situazione per la fauna ittica del Mediterraneo sono i cambiamenti climatici che influenzano in modo determinante i tempi di residenza in atmosfera del mercurio. La forte irradiazione solare, le elevate concentrazioni di ozono e di particolato atmosferico creano una "miscela" che provoca la formazione di mercurio reattivo, ossia più facilmente trasferibile dall’atmosfera alle acque marine superficiali. Una tesi, questa, che Pirrone aveva illustrato già nel 2005 in occasione della presentazione del volume di cui è stato curatore: Dynamics of mercury pollution on regional and global scales - Atmospheric processes and human exposures around the world (Springer Verlag).
Ma un ruolo in questa storia - continua Terra - è da assegnare anche al mercurio presente in natura. Lungo i fondali di tutto il Mediterraneo corre infatti un giacimento di cinabro, minerale ricco del metallo incriminato. Non a caso un altro obiettivo delle analisi effettuate dalla nave laboratorio Urania del Cnr è stato quello di verificare quanto mercurio deriva da questi giacimenti e quanto è quello di origine antropica.
Principale artefice della dispersione di questo veleno, l’uomo è anche la vittima del mercurio al pari dei pesci. I pericoli sono molto gravi: problemi al sistema nervoso centrale, con alterazioni motorie e neuronali, problemi renali, cardiovascolari, insorgenza di forme cancerose, soprattutto al sistema immunitario: sono questi i principali rischi che corre chi è esposto ad alte concentrazioni di mercurio.
E quali sono a livello mondiale le zone più pericolose? "I dati sull’inquinamento atmosferico in Europa non preoccupano quanto quelli di alcune regioni della Cina o del Vietnam", osserva Pirrone. È qui che il mercurio si trova in miniere a cielo aperto ed è qui che viene usato come amalgama per l’estrazione dell’oro.
Secondo studi del 2005, riportati nel libro curato dal ricercatore dell’Iia Cnr, su scala globale ogni anno vengono rilasciate in atmosfera circa 4.500 tonnellate di mercurio, di cui 2.250 derivanti da attività industriali e il resto da sorgenti naturali. In definitiva sono i Paesi asiatici, che contribuiscono per il 40 per cento delle emissioni mondiali, a determinare l’impatto più evidente sulla catena alimentare. Ciò non toglie – conclude Tilli – che anche dalle nostre parti per evitare rischi alla salute è preferibile consumare pesci di piccola taglia. Nella fauna ittica di grandi dimensioni, infatti, l’accumulo di mercurio può risultare pericolosamente tossico.
Sulla salute dell'uomo il mercurio ha effetti devastanti: può danneggiare le funzioni cerebrali, il Dna e la riproduzione. Un duro colpo per i tanti pigri in cucina, che spesso si limitano ad un facilissimo piatto unico: spaghetti al tonno.

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aprile 22, 2009

 

Oggi, Giornata della Terra: retorica, ipocrisia, e inquinanti concerti di massa

Come per l'8 marzo, ricorrenza delle antiche discriminazioni contro le donne, metabolizzata e neutralizzata ormai come banale "festa" commerciale in cui signore e ragazze di tutto il mondo, e anche i loro parenti e fidanzati, vanno in pizzeria e si fanno regali (e ti pareva che non si risolveva tutto nella furbata commerciale e consumistica, addirittura antifemminista, perché siamo noi maschi galanti a fare i regali alle donne, a cominciare dai fiori di mimose, che all'improvviso spogliano alberi bellissimi!), così per le varie "feste dell'ambiente", "dell'ecologia", "della Terra", siamo ormai al ridicolo più spudorato.
Non c'è bisogno di nuove "feste" o "Giornate", che creano facili miti e stanche abitudini, ma più laicamente d'una attività silenziosa e quotidiana di tutti i cittadini, con l'esempio di amministratori e politici. Visto che la famiglia non funziona, le scuole dovrebbero educare i ragazzi non alla retorica della Natura, ma ad una vita quotidiana davvero naturale. Cosa che nessuno fa e nessuno propone, anche perché coloro che dovrebbero proporla, gli "ecologisti", vivono esattamente come tutti. E così si perpetuano i vecchi (Destra) e nuovi (Sinistra) sprechi, i vecchi (Destra) e nuovi (Sinistra) consumismi, magari l'inutile e furbo "shampoo alla vitamina E", vitamina che non si può assimilare attraverso la cute ma andrebbe semmai ingerita (Destra), o la maglietta alla moda firmata con uno slogan finto-ecologico o con l'immagine d'un personaggio dello spettacolo, "testimonial" finto-verde ricco e figo (Sinistra).
Invece, una ricorrenza nata per ricordare agli Stati e ai cittadini che la Terra va difesa giorno per giorno, non a parole, bensì con uno stile di vita naturale, salutistico e non aggressivo verso l'ambiente e gli altri cittadini, cioè con scelte individuali razionali e consapevoli, e con leggi e programmi pubblici che queste scelte facilitino, è diventata una buffonata rumorosa e inquinante, che finisce in gloria con tanto di assurdi concerti rock.
Che cos'è, una captatio benevolentiae verso un pubblico "giovanile" che si immagina rozzo e incapace, dedito solo agli stadi di calcio e alle adunate di musicaccia, e che quindi va contattato solo attraverso questi suoi due "argomenti", gli unici per lui comprensibili? E non è questo realismo mediatico un sottile disprezzo razzistico?
Ma che c'entra poi, anche stilisticamente? Oltretutto, se c'è una musica inquinante dal punto di vista acustico, energetico e ambientale, è proprio il rock. Perfino la sua origine è artificiale e assimilabile ai rifiuti tecnologici: musica di consumo ultra-commerciale inventata a tavolino dagli editori discografici americani, una derivazione di una imitazione di una semplificazione della musica para-jazzistica, cioè il rhythm & blues di Kansas City. Insomma, tra le tante musiche possibili, proprio la meno naturale in assoluto. Quindi, il peggio. Ma poi le modalità dell'ascolto: la folla, l'eccesso di rifiuti, lo spreco di energia elettrica, il rumore inquinante dei concerti rock all'aperto, pongono problemi seri proprio a quella Terra che con grande faccia tosta (di tolla, o di bronzo) si dice di voler proteggere*.
Questo fa capire che razza di retorica furba, politica e buffonesca sono queste ricorrenze, che ormai solo i club pseudo-ecologisti e di potere, e le ingenue maestre elementari, ricordano. Mentre tutt'intorno, l'uomo-massa e gli stessi pseudo-ecologisti furbacchioni vivono proprio come tutti e come sempre, usando la loro automobile e-o il SUV da cafoni anche quando non è utile (al massimo, i Fantozzi più ipocriti, issandovi sopra la costosissima bici al titanio), accendendo i loro tre telefonini, vestendo le magliette firmate che sono esattamente uguali a quelle anonime, mangiando da schifo, inquinando, sprecando acqua da bere per la toilette o per lavare l'auto, accendendo il lava-biancheria per tre camicie, (non) frequentando la Natura, (non) risparmiando energie, insomma vivendo malamente proprio come tutti gli altri. Da perfetti moderni stupidi à la page.
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* Sia chiaro, poiché sono note le mie simpatie per il jazz e, in subordine, per la musica classica, tengo a precisare per onestà che direi cose analoghe, anche se meno forti, se i concerti all'aperto fossero classici o jazzistici, e perfino se poco amplificati. Come infatti sono contrarissimo alle buffonate snob dei concerti di musica sinfonica o jazz sui prati e tra i boschi delle Alpi, che sembrano inventati da menti nevrotiche ossessionate dal cosiddetto "silence de la Nature", in realtà inesistente, gente che odia il fremito del vento, il cinguettare degli uccelli e il rumore delle fronde, cioè il bellissimo e complesso "suono della Natura".

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aprile 13, 2009

 

“Rottamiamo le case senza qualità e non anti-sismiche”. Questo è il momento

Appello a Berlusconi
ROTTAMIAMO LE CASE SENZA QUALITA'
Il Riformista, 10 aprile 2009
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Caro Presidente, nella tragedia che oggi vive il nostro Paese, il terremoto dell'Aquila, c'è un dato nuovo: la consapevolezza che una tale catastrofe, le sue dimensioni così rilevanti e drammatiche, non è l'effetto di un evento naturale imprevedibile, ma soprattutto la conseguenza delle gravissime mancanze della politica urbanistica ed edilizia degli ultimi 60 anni. Perché, come in queste ore tutti sottolineano, se è vero che i terremoti non sono prevedibili, i loro effetti catastrofici possono essere invece, ce lo insegna il Giappone, fortemente contenuti.
Ora, proprio in queste settimane, Lei ha indicato la necessità di un rilancio dell'edilizia e ha affidato al Parlamento e alle Regioni la discussione sulle più opportune revisioni della legge urbanistica. Noi concordiamo con Lei sull'importanza per l'economia del settore dell'edilizia e delle costruzioni: esso è tanto più importante in una congiuntura difficile come quella che stiamo vivendo.
Poiché però il patrimonio edilizio italiano è, per diverse ragioni, fragilissimo, occorrerebbe una spinta duplice per dargli valore. Da un lato un rafforzamento della tutela e della conservazione dei centri storici che sono beni unici e irriproducibile (non diversamente dalle aree agricole); dall'altro, un radicale e incisivo intervento di rottamazione dell'edilizia post-bellica, priva di qualità e spesso non antisismica.
Da qui deve partire una innovativa e positiva politica urbanistica. Oltre all'aumento delle cubature, una proposta intrinsecamente allettante ma insidiosa, occorre un piano armonioso di ridefinizione urbanistica del territorio per il quale è necessaria e invocata da tempo quella rottamazione dell'edilizia moderna senza qualità, inabile alla resistenza ai terremoti e inadeguata all'efficienza energetica prevista e, anzi, obbligatoria per ogni nuovo edificio in tutta Europa. Se lo Stato e le Regioni decidessero davvero di realizzare, e quindi di condividere, un simile piano strategico, questo sarebbe la "grande opera" epocale e necessaria alla nostra civiltà.
Per realizzarla si possono affiancare, al risparmio dei privati, agevolazioni fiscali e risorse pubbliche. In questo modo si coglierebbe un'occasione storica che non può non esserLe di immediata evidenza: ristabilire la sicurezza delle nostre case, risarcire almeno una parte della bellezza perduta in questi decenni, e riparare le più gravi offese e violenze patite dal paesaggio - in palese violazione della Costituzione - dal patrimonio storico e artistico, nei centri storici piccoli e grandi e in prossimità delle aree archeologiche più importanti.
Se proviamo a immaginare cosa significherebbe tutto questo, un grandioso investimento in ciò che il nostro Paese ha di più notevole, le città, i paesaggi, la loro indifesa bellezza, possiamo facilmente prevedere i benefici economici e sociali e le opportunità non solo culturali per i molteplici soggetti coinvolti ma per l'immagine e la credibilità dell'Italia.
La ricostruzione di edifici più belli, più sicuri e con più convenienti materiali, anche di più ampia e vantaggiosa cubatura, come da Lei proposto, potrebbe essere conseguita senza danni realizzando ciò che il grande architetto Andrea Palladio voleva per le fabbriche del suo tempo, che fossero "comode e belle". Con questo auspicio e per poterLe esporre personalmente queste nostre idee, Le chiediamo, con comune apprensione per il destino dell'Italia, a noi come a Lei caro, un incontro.
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Emma Bonino, Vice Presidente del Senato,

Aldo Loris Rossi, Architetto e autore del "Manifesto di Torino",
Carlo Ripa di Meana, Presidente Comitato Nazionale del Paesaggio,
Elisabetta Zamparutti, deputata radicale Commissione Ambiente,
Vittorio Sgarbi, Sindaco di Salemi
Antonella Casu e Bruno Mellano, Segretaria e Presidente di Radicali Italiani

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aprile 07, 2009

 

Terremoto dell’Aquila. Chi ha distrutto vite e identità dei luoghi deve pagare

«Dopotutto non è la Natura che ha ammucchiato là ventimila case di sei-sette piani» (Jean-Jacques Rousseau dopo il terremoto di Lisbona del 1755).
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E’ facile fare i razionali quando non si è coinvolti. Però, analizziamo a mente fredda la tragedia del terremoto dell’Aquila. Per un cinico paradosso della statistica, il punto più grave per la collettività non è il numero di vittime: oltre 250.
Non possiamo dimenticare, infatti, che più di 5000 morti e più di 300 mila feriti all’anno li fanno in Italia i soli incidenti stradali. Una media di 14 morti e 800 feriti al giorno.
Eppure – chissà com’è – queste morti a quattro o due ruote vengono viste come piccole tragedie individuali, legate quasi alla fatalità, allo stesso "rischio" insito nel mezzo meccanico.
In un terremoto, invece, l’ambientazione drammatica, il fattore sorpresa, la contemporaneità delle morti, la stessa perdita della casa – che per valore psicologico, economico e storico-famigliare non può certo equivalere ad un’automobile – amplificano la tragedia, rendendola collettiva e quindi "incommensurabile".
Invece, andrebbe commensurata. Se davvero gli Italiani tengono alla vita propria, dei propri cari, degli amici e dei vicini, come rivelano queste ricorrenti tragedia, come mai poi costruiscono case abusive, oppure si affidano a ingegneri-architetti progettisti o addirittura a geometri che non rispettano le leggi antisismiche, oppure non costruiscono a regola d’arte?
Come mai la gente d’Abruzzo (assai più dignitosa e decente nella catastrofe di quella del Sud), che come gente di montagna dovrebbe essere abituata alla schiettezza e alla tenacia, non controlla i propri tecnici, i propri amministratori locali, affinché vigilino severamente sulle concessioni, sulle ditte, sui lavori edili?
Eppure, non c’è da obiettare: se la torta non riesce ce la prendiamo col cuoco, se un articolo contiene errori critichiamo il cronista, perfino se un albero cade e fa danni passa i suoi guai il proprietario. Come mai, allora, solo ingegneri, architetti e geometri la passano liscia quando il loro manufatto crolla con un sisma che avrebbe dovuto superare?
Non è giusto. Anche perché, al di là delle morti, il danno sociale e antropologico della cancellazione di interi quartieri o paesi, è l’annullamento del tessuto sociale, del patrimonio comune. Insomma, la fine di una identità. Perché quei luoghi carichi di ricordi sono andati perduti per sempre.
Eppure si sapeva già da mesi dell'alto rischio di un nuovo sisma distruttivo. Perché la Protezione Civile non ha ordinato di rafforzare e mettere in sicurezza almeno gli edifici pubblici?
Anche questo terremoto, perciò, con 5,8 gradi Richter (e dunque di forza moderata), non è una fatalità, il frutto della forza del Destino, ma è colpa solo degli uomini, dell'ottusità, della furbizia o trasandatezza di certi uomini. Se pensiamo che i napoletani costruiscono inutili seconde case sul Vesuvio, i calabresi (e molti altri) sulle fiumare o torrenti disseccati, gli abruzzesi cementificano il letto dei ruscelli, e tutti edificano ovunque, perfino nei Parchi, in mancanza di controlli e repressione severa, vediamo che è proprio la bulimia del costruire e cementificare il primo male ambientale in Italia.
Perfino un profano si rende conto che se piloni ancora nuovi di cemento armato crollano (quasi intatti) è perché non sono stati collegati saldamente tra loro.
Dunque, responsabilità penali gravissime per progettisti o direttori dei lavori che hanno mal eseguito i progetti. Tertium non datur.
Anzi, sì: c’è la gravissima responsabilità dei controllori a tutti i livelli, che dovevano vigilare e non lo hanno fatto, tutti presi dalla droga della politica o dal superlavoro avido e stressante. O lo hanno fatto all’acqua di rose: all’italiana. Forse con inghippi e mazzette, forse per risparmi all’osso, forse per imperizia tecnica.
Ha fatto bene, quindi, la procura della Repubblica dell’Aquila ad aprire un’inchiesta, per ora contro ignoti. Ignoti di cui tutti gli abitanti dei luoghi sanno benissimo nome e cognome.

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