03 novembre 2006

 

Ecologia liberale e Radicali: Natura come diritti di libertà e scienza

Ecologia Liberale saluta il Congresso dei Radicali riunito a Padova e indirizza a Marco Pannella, Daniele Capezzone, Rita Bernardini e a tutta la dirigenza del partito un appello affinché i temi della Natura e dell’ambiente tornino ad essere finalmente valutati, dopo gli anni della strumentalizzazione e dell’incompetenza, in modo liberale, cioè razionale, e quindi come diritti di libertà e scienza.
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Ma, attenzione, i Radicali (e i Liberali in genere) devono trovare un modo proprio, unico, di fare politica ecologica, senza copiare né la Destra anti-ecologista né la Sinistra finto-ecologista. E quali sono le tipiche chiavi di lettura "alla Radicale" per affrontare l'ambiente e l'energia? Le stesse, tradizionali che Radicali e Liberali usano in tutte le altre battaglie politiche: le libertà del cittadino e la libertà di ricerca scientifica.
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L’ecologismo, il movimento politico che prende le mosse dalla scienza dell’ecologia, deve tornare alle origini, ovvero alla scienza della Natura e alle questioni di libertà. Deve mettere in primo piano i diritti di libertà del cittadino (p.es., quello di vivere in una Natura non contaminata, di avere vaste aree di Wilderness, di vedere tutelate le specie vegetali e animali) e la libertà e autonomia della scienza, due capisaldi della gloriosa battaglia liberale e radicale, come ha dimostrato la svolta politica e di metodo rappresentata dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.
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Ecologia "liberale"? E sia, ma allora lo sia nel suo significato più completo: soprattutto come diritti di libertà dell’ambiente e nell’ambiente, e eguaglianza dei cittadini nella tutela delle libertà, com’è noto strettamente connesse ai limiti, che permettono a tutti di goderne. E la duplice analogia, tra la Natura e le libertà liberali, e tra la Natura e il tipico azionismo dei Radicali, non può non colpire.
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Altro che il solo mercato, che oltretutto mal si attaglia all'ambiente, o la tecnocrazia degli ingegneri. Del resto, né il solo mercato, né il tecnicismo, sono l’oggetto e la sostanza delle battaglie dei Liberali e dei Radicali. E qui l'analogia è con la scuola liberale, nella quale la libertà d'insegnamento dei professori e la libertà di allievi e famiglie, oltre alla laicità del metodo d'insegnamento, sono valori altissimi da privilegiare sul mercato anche per un liberale. Ma Natura e ambiente sono ancor meno adatte al mercato, se possibile, della stessa scuola.
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D'altra parte, l’ecologia liberale non è assolutamente sinonimo di moderata. Abituati come siamo alle "sparate" politiche degli attuali ecologisti politici, un'ecologia liberale potrà sembrare moderata nei toni, perché non mischierà alla Natura la politica. Ma, specialmente in campo protezionistico (parchi, aree protette, specie da tutelare ecc), partendo dai dati scientifici risulterà all'atto pratico la più severa. Si veda come prova lo scontento della minoranza dei "naturalisti Doc" dei Verdi, interessata non agli inciuci e inghippi della politica, ma alla vera salvezza di territorio, piante e animali. E si vedano anche le battaglie dei Radicali sulla biologia (aborto, fecondazione medica, bioetica, libertà di cura, testamento biologico, eutanasia).
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Tutto, insomma, dimostra che la stessa razionalità e neutralità della scienza porta ad un maggior rigore, ad una determinazione che somiglia molto all’intransigenza morale di stampo liberal-radicale. E questa è la terza analogia tra lo specifico della Natura e lo specifico liberale.
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I Radicali hanno dimostrato con l’Associazione Coscioni e l’impegno per la libertà di ricerca scientifica di essere l’unica formazione politica ad avere a cuore la libertà della scienza, e di uniformare alla scienza la loro politica. Ottimo precedente. Ora si tratta di estendere questo esempio alla politica della Natura. Allo stesso modo, Liberali e Radicali dovrebbero affrontare i temi dell’ambiente. Poiché l'ecologia è pur sempre una scienza, complessa, severa e poco accomodante come tutte le scienze.
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L'ecologismo, perciò, deve tornare ad essere razionale, secondo le leggi della Natura e i diritti di libertà dell'uomo, come sottolinea il Manifesto dell’Ecologia Liberale del 6 ottobre scorso, che qui riassumiamo. Al riguardo, una bella e significativa analogia esiste tra Natura e libertà liberali: entrambe fondati sui limiti, cioè sulla ragione.
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L’ecologismo liberale, o radicale, deve essere il più obiettivo ed efficace possibile, non un altro mezzo con cui fare lotta politica contro gli avversari di classe, come ha fatto la Sinistra, o una cosa finta e moderata che non difende né Natura, né animali, né uomo, come ora vorrebbe la Destra, che usa il pretesto del solo mercato e della sola proprietà (anche loro parlano di ecologia "liberale") per svendere l’ambiente.
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La nostra risposta? L'ecologia sia davvero liberale, allora. Ma in tutto. E il mercato, che forse può aiutare nell'energia, non c'entra nulla con la Natura vergine da proteggere, fatta di beni unici, immateriali, che non danno reddito, e che sono di per sé fuori mercato.
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Anzi, se guardiamo alle origini del movimento ecologista, l’ecologismo o è liberale o non è. Perché è super partes, e riguarda i diritti di tutti. Perché i diritti di libertà, proprio come la Natura stessa, si scontrano con altrettanti limiti. Perché solo dove sono rispettati diritti e doveri, ovvero nei Paesi liberali, è sorto l'ecologismo ed è stato storicamente possibile rispettare l'ambiente.
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E dunque, liberali sono stati i primi promotori, ecologi ed ecologisti. Il primo club ecologista italiano, la Lega Naturista, fu fondato all'interno del Partito Radicale nel giugno 1975, al congresso di Bologna. E da essa scaturirono direttamente il I Referendum contro la caccia, la Lega per l’Abolizione della Caccia e la Lega per i diritti degli animali.
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Ma l'ecologismo è liberale anche perché Natura e ambiente configurano numerosi diritti di libertà, vecchi e nuovi, il primo dei quali ovviamente è lo stesso diritto di vivere, e di vivere bene, cioè secondo la natura e la dignità dell’uomo. Un liberale, un radicale, perciò, non può che essere naturalmente ecologista.

Comments:
Sono d'accordo. In pratica volete che l'ecologia ritorni ad essere scienza e non sia più politica.
Ho capito in che senso la definite "liberale".
Ma qualcuno più ottuso potrebbe obiettare: ma come, prima vi definite ecologisti puri e poi vi chiamate liberali?
 
Be', siamo sempre nell'ecologismo, cioè nell'ambito d'un movimento politico-tecnico-scientifico. Vorremmo solo partire dai puri dati scientifici, senza alcuna discrezionalità di tipo ideologico.
In quanto all'aggettivo "liberale" l'ho scelto per ripicca, visto che lo hanno usato i liberisti anti-ecologia. Visto che sono insieme liberale, liberista ed ecologista - mi sono detto - allora io, sì, posso usare questa etichetta di "ecologia liberale", non gli economisti che di ambiente non capiscono nulla, perché l'ambiente non tocca quasi il mercato e perché riguarda semmai le scienze naturali.
 
Scusa, ho dimenticato: c'è poi il contenuto del termine "liberale". Non il solo mercato, ma ben altro: i diritti di libertà (tra cui la libertà di vivere-usare-godere la Natura, la libertà di vita sana, la libertà di vedere protette tutte le specie), la libertà di scienza sulla Natura. Inoltre Natura e liberalismo hanno in comune anche il concetto di limite
(limite ai diritti di libertà, limite delle energie e dell'impatto antropico sulla Natura).
Insomma, nel liberalismo c'è ben altro che non il mercato che può essere usato nel problema Natura.
E quindi ad una falsa Ecologia di mwercato io contrappongo una vera Ecologia liberale.
Chiaro, ora?
 
Segnalo fra l'altro un articolo su leonardo (che è un sito tutt'altro che catastrofista):
Cliccami qui

Perché noi liberali non parliamo per dogmi, ma per informazione, e prima di sparacchiare allarmi, anatemi e disperazioni vogliamo guardarci di fino e con lo scetticismo scientifico di chi vuole conoscere prima di muoversi.
Perché altrimenti si fanno dei disastri. E, come disse Camus nella Peste, "la buona volontà accompagnata dall'ignoranza può provocare gli stessi danni della malvagità".
 
Ovviamente sono d'accordo con l'amico che si firma voltaire
(che non sono io, lo dico perché tutti sanno che curo il Salon Voltaire)
 
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