giugno 26, 2007
Dai danni all’ambiente al cambiamento del clima: chi è di destra o di sinistra?
Si fa confusione tra clima e inquinamento. I politici ambientalisti e alcuni scienziati impegnati hanno dato ad intendere a giornalisti, divulgatori scientifici e largo pubblico che per arrestare il cambiamento climatico sia sufficiente ridurre l'inquinamento prodotto dall'uomo, soprattutto le fabbriche. Gli accordi di Kyoto sono il culmine di questa ipotesi spacciata per verità inconfutabile.Ma basta scavare un poco nella concatenazione delle conoscenze a nostra disposizione per accorgersi del danno prodotto dai luoghi comuni sull'argomento. L'effetto paradossale, infatti, potrebbe essere quello di spostare l'attenzione dalla riduzione dei danni all'ambiente al problema del cambiamento climatico in sé. Forse gli scienziati di sinistra - è la provocazione - non si rendono conto che in tal modo si allontanano da una posizione "di sinistra" classica. Per molti sarà una sorpresa, ma come si è già visto nell'articolo precedente del prof. Mazzarella la realta delle cose è un po' diversa. Ne parla il prof. Franco Ortolani, ordinario di geologia, direttore del Dipartimento di panificazione e scienza del territorio all'Università di Napoli Federico II, in un articolo che riprendiamo dalla newsletter Napoli Libera ricevuta oggi.
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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E' DI DESTRA O DI SINISTRA?
di Franco Ortolani
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Il cambiamento climatico è una realtà. Per l’uomo moderno tecnologico è una novità. Per l’umanità no! Negli ultimi millenni si è verificato un cambiamento simile con ciclicità millenaria.
L’inquinamento dell’atmosfera e dell’ambiente è una realtà. Per l’uomo moderno tecnologico e per l’umanità è una novità. Mai prima d’ora si era registrato un inquinamento naturale dell’atmosfera di simile entità.
La storia del clima e dell’ambiente
Gli archivi naturali evidenziano che in passato le concentrazioni di gas tipo CO2, metano ecc. hanno avuto sensibili variazioni naturali, aumentando nei periodi con clima anche più caldo dell’attuale.
I cambiamenti del clima e dell’ambiente, in natura, si sono sempre verificati in assenza di inquinamento ambientale antropogenico.
Gli archivi naturali integrati presenti nell’Area Mediterranea hanno consentito di ricostruire la storia del clima e dell’ambiente delle ultime migliaia di anni, come già evidenziato in Convegni internazionali organizzati a partire dal 1993 presso il Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello. I cambiamenti climatici anche più intensi dell’attuale si sono verificati su scala millenaria, naturalmente e senza l’inquinamento atmosferico antropogenico. La durata dei periodi caldi degli ultimi millenni è stata di circa 150-200 anni. Questi ultimi sono correlabili con le variazioni di attività solare su scala multisecolare.
L’attuale periodo di cambiamento climatico si sta instaurando secondo la naturale ciclicità millenaria e si sta sovrapponendo ad un crescente inquinamento antropogenico dell’atmosfera.
Il cambiamento climatico, quindi si svilupperà naturalmente, in relazione all’attività solare, come accaduto 1000 anni fa. L’ambiente sarà interessato da modificazioni rapide, diversificate in relazione alle attuali condizioni climatiche connesse alla latitudine.
Indipendentemente dalle attività umane, le popolazioni dovranno, comunque, adattarsi alle nuove condizioni climatico-ambientali.
Vanno attuate azioni tese a mitigare l’inquinamento atmosferico e ambientale in generale, essendo coscienti che il cambiamento climatico-ambientale non può essere contrastato. Sagge azioni devono essere individuate e attuate per mitigare i danni all’ambiente antropizzato.
Tale conclusione, strettamente connessa ai dati scientifici multidisciplinari, alla storia ambientale e alle previsioni delle modificazioni del prossimo futuro, dovrebbe essere individuata come una pragmatica posizione di "sinistra". Invece coloro che sostengono tali tesi sono marchiati di reazionarismo, di essere al servizio degli inquinatori del globo e di favorire l’ulteriore accentuazione della variazione climatica fornendo giustificazioni addomesticate (cambiamento climatico ciclico e naturale).
In base ai dati climatici strumentali che coprono gli ultimi 150 anni di storia, senza conoscere la storia del clima e dell’ambiente nelle ultime migliaia di anni, i ricercatori raggruppati nell’IPCC, sono giunti alla conclusione che molto probabilmente il cambiamento climatico attuale è provocato dall’inquinamento antropogenico dell’atmosfera. Tale versione, autoreferenziata e non scaturita e valicata da un confronto scientifico internazionale multidisciplinare, è stata ampiamente lanciata nei mass media con una vera e propria campagna pubblicitaria promozionale che ha imposto una versione monocromatica della causa del cambiamento climatico-ambientale. I governi di molte nazioni assumono, ormai, ufficialmente che l’uomo sia la causa del cambiamento climatico. Quindi, per contrastare i cambiamenti ambientali si deve intervenire sulle attività umane. Bisogna ridurre la produzione di gas ad effetto serra. Come?
Ad esempio introducendo l’uso di biocarburanti per consumare meno combustibili fossili.
Ecco come l’attenzione globale si è spostata, dagli interventi tesi a mitigare i danni ambientali nelle aree che saranno più interessate dal cambiamento climatico, sulle attività industriali che sono la fonte principale delle emissioni di gas ad effetto serra con la propagandata presunzione di poter così contrastare il cambiamento climatico (e non di contenere l’inquinamento ambientale).
Gli interventi da attuare nel prossimo futuro, conseguentemente, sono previsti nelle aree più industrializzate e causa prima delle emissioni inquinanti (che avrebbero provocato danni a tutto il pianeta). Tali interventi devono essere sostenuti anche dalla neocolonizzazione di aree poco sviluppate dal punto di vista socio-economico, che sarebbero assoggettate per produrre i biocarburanti necessari per ridurre le emissioni in atmosfera. In tal modo si crea una competizione nell’uso del suolo nelle aree povere. Le foreste e le aree già coltivate saranno progressivamente adibite alla produzione di biomassa per i biocarburanti che saranno sempre più usati nei paesi ricchi.
Tale conclusione, strettamente connessa agli interessi economici dei paesi ricchi a scapito dei paesi poco sviluppati, dovrebbe essere individuata come una pragmatica posizione di "destra". Invece su tali tesi si trovano schierati i partiti progressisti e quelli ambientalisti accanto ai neocolonialisti; per ignoranza, disinformazione, speculazione economica, interessi vari, sono sponsorizzati i biocarburanti, indiscriminatamente, sia dalle multinazionali che si stanno accaparrando l’esclusiva della produzione di biomasse nei paesi poveri che da coloro che dovrebbero essere i "progressisti" europei. Secondo Fidel Castro tale politica neocoloniale provocherà la scomparsa prematura di alcuni miliardi di abitanti delle aree povere.
La costosa campagna pubblicitaria che da qualche anno, monopolisticamente, cerca di inculcare nella popolazione la convinzione che l’uomo è l’unica causa del cambiamento climatico e delle catastrofi ambientali che saranno ad esso connesse, vera e propria televendita ben sponsorizzata e sostenuta economicamente, ha ottenuto un risultato che, se perseguito acriticamente, porterà ulteriore ricchezza nei paesi industrializzati e sempre più povertà nelle aree poco sviluppate del globo. Provocherà, con la progressiva sottrazione di aree all’agricoltura per la produzione di cibo e la distruzione delle foreste per produrre biomassa, un incremento delle emissioni nocive in atmosfera e non mitigherà gli impatti ambientali del cambiamento climatico nelle aree che, come 1000 anni fa, più saranno interessate.
Cosa fare? Prima di tutto va immediatamente promosso un dibattito scientifico multidisciplinare istituzionale internazionale, che finora è sempre stato contrastato dalla lobby che sponsorizza l’IPCC.
Le conclusioni dell’IPCC non hanno basi scientificamente valide in quanto si basano solo su dati climatici degli ultimi 150 anni; la storia del clima delle ultime migliaia di anni non esiste per l’IPCC. La storia delle relazioni tra attività solare e clima delle ultime migliaia di anni, evidenziata dai più validi fisici solari internazionali, per l’IPCC non esiste. Per l’IPCC esiste solo l’inquinamento atmosferico connesso alle attività antropiche degli ultimi 150 anni.
Scientificamente parlando, le conclusioni dell’IPCC non sono altro che un edificio senza fondazioni.
Dal punto di vista commerciale, le conclusioni dell’IPCC, per i paesi ricchi, aprono la strada ad un neocolonialismo sfrenato e all’ulteriore degrado socio-economico ed ambientale globale delle aree povere.
Va detto chiaramente che grazie alla efficace e interessata sponsorizzazione i risultati dell’IPCC, scientificamente banali, si sono trasformati, per legge e non per meriti scientifici, in verità scientifica.
L’applicazione del protocollo di Kioto va vista come attuazione di misure tese a ridurre l’inquinamento atmosferico e non come modo per combattere il cambiamento climatico.
Nelle aree povere dove il cambiamento climatico avrà significativi impatti negativi e dove circa 3 miliardi di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile, invece di sconvolgenti interventi neocoloniali, andrebbero attuate misure efficaci per adattare l’ambiente alle nuove condizioni climatiche che si intensificheranno nel prossimo secolo.
L’Europa finora si è accodata acriticamente e passivamente alla politica neocoloniale imposta dagli sponsor dell’IPCC.
L’Europa corre il rischio di applicare misure neocoloniali anche tra i suoi paesi membri in seguito ad una acritica promozione e facilitazione della produzione di biomassa che andrà a scapito delle qualificate produzioni agricole mediterranee.
Nel prossimo futuro i paesi del Mediterraneo, come accadde 1000 anni fa, saranno interessati dalla desertificazione delle zone costiere e dai più marcati cambiamenti ambientali che incideranno significativamente sull’economia e sicurezza ambientale; in tali aree vanno adottate concrete misure ambientali per la difesa delle risorse naturali, idonee a contenere i danni connessi al cambiamento climatico, e non misure tese ad avvantaggiare le attività industriali prevalentemente della parte centrosettentrionale dell’Europa che, come 1000 anni fa, sarà climaticamente favorita dalle nuove condizioni.
Prof. Franco Ortolani
giugno 20, 2007
Val di Noto. La foglia di fico di Camilleri: trivelle per il gas no, grattacielo sì
A Orvieto, durante il Convegno del Comitato Nazionale del Paesaggio, Carlo Ripa di Meana, novello Cincinnato, di nuovo acclamato presidente (dopo aver salvato Italia Nostra dalla bancarotta era stato costretto dalla solita italica invidia a dimettersi), era contento della notizia del giorno. E tutti noi abbiamo gioito.Quale notizia? Lo scrittore siciliano Camilleri, nume letterario della Sinistra, col suo appello su Repubblica (70 mila firme) contro le trivellazioni americane in Val di Noto, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, era riuscito a bloccare i futuri lavori.
La ditta Panther, che aveva il permesso di trivellare in 746 km quadrati, ha rinunciato alle prospezioni vicino ai centri artistici (perdendo così 86 km quadrati), in segno di buona volontà, proprio mentre si stava per inaugurare il restauro della cupola della bella cattedrale della città barocca crollata dieci anni fa.
Ebbene, in questa dannata politica-spettacolo all’italiana, la cosa è passata come una "vittoria" bipartisan della ragione della Regione contro le pazzie della tecnologia moderna, della civiltà contadina contro l’industria, addirittura dell’Italia contro l’America. Insomma, una piccola "Sigonella 2". Hanno gioito e letto proclami sia la Sinistra (Repubblica, Pecoraro Scanio, Camilleri ecc), sia la Destra. Il presidente Udc della Regione, Cuffaro, ha detto con faccia tosta: "La rinuncia alle trivellazioni premia la perseveranza della Regione che stava predisponendo un disegno di legge per bloccarle". Ma nel 2004 fu proprio il governo Cuffaro a concedere il diritto alla Panther. L’unico che a suo tempo si oppose con forza fu l’assessore ai Beni Culturali, Fabio Granata (anche lui di destra, An): "È il segno che se c’è la volontà politica la Sicilia non è irredimibile", dice in un sms ad Alfio Sciacca del Corriere della Sera online. Addirittura.
Esagerati. Ma hanno visto il degrado di tipo libanese in cui versano la natura e le città d’arte in Sicilia, con tutti i soldi che prendono e che sprecano i politici locali? Altro che trivellazioni. E di gas, per giunta.
Il sospetto che le cose non stiano così come l’hanno raccontata i giornali è forte. In questa contorta vicenda ci sono davvero i buoni, i cattivi e gli scemi? E chi sono?
Carlo Stagnaro, dell’Istituto Bruno Leoni, in una lettera aperta a Camilleri, scritta imitando il colorito stile popolaresco del commissario Montalbano, smonta il teorema dello scrittore con l’aiuto tecnico d’un esperto di perforazioni. Non solo la ricerca riguarda ormai tutt’al più il gas metano e non il petrolio, che lì non ci può essere (10 pozzi di prova scavati negli ultimi 30 anni negli stessi luoghi senza che mai Camilleri protestasse lo dimostrano), ma non mette a rischio il patrimonio storico e artistico di Noto, e neanche il turismo. A nessun imprenditore verrebbe in mente, infatti, di trivellare zone di pregio artistico sottoposte a vincolo Unesco, tantomeno nei centri artistici o sul sagrato della cattedrale. E poi dovrebbe avere oltre al permesso generale per la perimetrazione, anche un permesso speciale per ogni trivellazione, per ogni "buco". E chi glielo darebbe il permesso di bucare il sagrato del Duomo o le altre aree protette? Inoltre la città di Noto è collinare e, poiché le trivellazioni costano quanto più sono profonde, nessuno comincerebbe lo scavo in collina.
Neanche minacciano le falde d’acqua - dice Stagnaro con l’aiuto del tecnico - come dimostrano le prospezioni di Villafortuna (Novara) sotto le risaie e sotto il Parco del Ticino, e come mostra l’Olanda che da quasi quarant’anni attinge a un giacimento di gas che è stato tra i più grandi d’Europa e si chiama Gröningen. Amsterdam non si è abbassata (e nei Paesi Bassi al livello delle coste ci tengono…) e gli olandesi esportano gas perfino in Italia.
Ma noi non prendiamo per oro colato i comunicati dei liberisti ultras dell’Istituto Bruno Leoni: potrebbero essere accecati dall’odio anti-ecologico e dall’ideologia "di destra", come del resto l’avversario Camilleri da quella ecologista e "di sinistra".
Diamo retta, invece, alla testimonianza d’un giornalista e scrittore siciliano di sinistra, Matteo Collura. Interpellato questa sera da un ascoltatore a "Zapping", del bravo ed equilibrato Aldo Forbice (Radio Rai), ha definito la denuncia del corregionario scrittore di romanzi polizieschi "una foglia di fico". Possibile?
Sì, perché - argomenta in sostanza Collura - Camilleri si fa bello, cerca facile successo, con una battaglia finta, vinta in partenza, visto che non c’è mai stato pericolo reale per la Val di Noto, quando tace sugli obbrobri più gravi della città, come il degrado e la sporcizia, e perfino su un orribile "grattacielo", un "fungo" visibile da lontano quando si arriva dalla periferia?
Dove erano le anime belle pronte a stracciarsi le vesti a poco prezzo per accarezzare un facile consenso, quando sindaco e Regione autorizzarono gli scavi, e soprattutto quando costruirono nel silenzio generale - per decenni - le brutture edilizie impiantate nella Noto barocca? L’invisibile gas, ammesso che se ne trovi ancora, che oltretutto sarebbe utile alla Sicilia come fonte alternativa poco inquinante, è più inquinante dei rifiuti, della sporcizia diffusa, o d’un orribile palazzone di cemento armato che deturpa per sempre un panorama urbano protetto dall’Unesco?
giugno 11, 2007
"Sbagliati i modelli matematici. E’ il Sole la causa del surriscaldamento"
125mila anni fa la temperatura della Terra era più alta dell'attuale di ben 4°C, eppure in giro non si vedavano raffinerie di petrolio, automobili, impianti di riscaldamento, né le attività umane inquinanti erano così diffuse. E allora che cos’era, cos’è, che fa surriscaldare ciclicamente la Terra?All’inizio di un’estate che una parte della comunità scientifica e tutta l’opinione pubblica - dai giornali alla tv, da internet ai discorsi in ufficio - preannunciano con sadico allarmismo infuocata e con siccità record, l'emergenza clima fa litigare anche i più diplomatici governanti come governanti isteriche: "Sei tu ricco che inquini. Devi produrre di meno". "No, sei tu ex povero che inquini, perché vuoi diventare ricco come me. Devi rispettare le regole".
Ma forse sbagliano tutti.
Fatto sta che non si fa il minimo sforzo per cercare altri eventuali responsabili, e i cosiddetti "gas a effetto serra" sono ancora nel mirino, e condizionano ormai la politica mondiale. Senonché, il principale di essi, l’anidride carbonica, è lo stesso che emettiamo col respiro. Un altro, il metano, viene emesso di continuo, ovunque, con la degradazione del materiale organico e le fermentazioni batteriche, perfino nel ventre delle vacche, dei cammelli e delle pecore. Entrambi i gas naturali, poi, sono emessi da piante, soffioni o vulcani. Difficile, perciò, ipotizzare riduzioni così elevate delle emissioni umane da renderle significative rispetto alla massa di quelle naturali.
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"Sul clima i grandi del mondo al G8 hanno raggiunto solo un compromesso per ridurre l'emissione dei gas a effetto serra. Quasi ogni giorno, i mass media diffondono scenari apocalittici sullo stato di salute del pianeta per i prossimi 100 anni. La particolare mitezza del clima dell'inverno e della primavera di quest'anno ha determinato nell'opinione pubblica e in una parte della comunità scientifica la convinzione che quest'estate sarà all'insegna del caldo estremo e di una siccità record.
Stiamo vivendo un periodo di intenso antropocentrismo con l'uomo che si illude di governare la macchina termica del sistema atmosfera-terra alla stregua di un capo macchinista. L'interpretazione del riscaldamento del pianeta solo attraverso com-plessi modelli matematici è estremamente semplicistica, in quanto i costruttori di tali modelli ritengono di poter spiegare il clima in maniera teorica partendo dall'ipotesi di base, mai provata, che il riscaldamento sia provocato dall'anidride carbonica (CO2) prodotta dall'uomo.
Tale certezza evita che si indaghi correttamente sull'esistenza delle cause naturali del riscaldamento globale ed in particolare di investigare sul paleoclima [il clima della più remota Antichità, NdR].
L'analisi delle goccioline d'aria racchiuse all'interno di un cilindro di ghiaccio, chiamato carota, estratto in An-tartide, lungo 3300 m, ha permesso di verificare che 350mila anni fa la concentrazione di CO2 era comparabile con quella attuale e che 125mila anni fa la temperatura era più elevata dell'attuale di ben 4°C, a testimonianza che nel passato, in assenza di qualsiasi tipo di industrializzazione, si sono già ripetuti andamenti climatici simili all'attuale.
È recente la notizia che anche l'atmosfera di altri pianeti si sta scaldando a dimostrazione che il riscaldamento è interplanetario e che la vera causa è da identificarsi nel sole.
L'attività del sole nell'ultimo millennio, per nulla considerata dai fautori dei modelli matematici, non è stata mai così elevata come dal 1940 ad oggi. L'attività solare è ben monitorata sulla terra attraverso la misura della turbolenza del vento solare, un flusso corpuscolare in grado di percorrere 150 milioni di km tra il sole e la terra nel giro di qualche giorno ed impattare violentemente la magnetosfera. Il 29 ottobre 2003, per esempio, il sole eruttò miliardi di tonnellate di particelle elettricamente cariche verso la terra a una velocità di 1700 km al secondo e l'impatto sul campo magnetico terrestre diede origine alla più grande tempesta geomagnetica mai misurata che causò la caduta di un satellite nippo-americano e un black out della rete di trasmissione satellitare Gps per diverse ore. Una tempesta magnetica, causa non solo aurore polari, ma condiziona la circolazione atmosferica e lavelocità di rotazione del Pianeta.
Il vento solare mostra un aumento nel tempo insieme a cicli di 22 e 60 anni che si riscontrano perfettamente nella temperatura dell'aria a dimostrazione che il riscaldamento globale è ascrivibile esclusivamente all'attività solare e non a quella umana. Attualmente, o la natura rispetta una precisa tabella di marcia decisa a tavolino da pseudo-ambientalisti o è emergenza: emergenza caldo, freddo, tiepido, emergenza siccità, emergenza pioggia, emergenza vento".








