10 aprile 2011
Acqua: sprechi, inefficienza, corruzione. Non è solo il dilemma pubblico-privato
"Un punto di vista intelligente e trasversale sul problema italiano dell'acqua è nell'intervento di Sergio Rizzo che riportiamo qui sotto. Non basta reclamare il diritto dell'acqua, occorre anche meritarsela. La rete idrica italiana è un colabrodo perchè l'amministrazione pubblica è largamente carente quando non proprio schifosa. Nè il problema può essere risolto con le privatizzazioni clientelari che si vorrebbero fare. Riflettiamo su quanto viene esposto.
Il fatto che con la scusa dell'efficienza si intende privatizzare l'acqua e quindi trasformarla da un bene pubblico ad una merce con la quale ricavare possibili profitti, non deve far dimenticare tutta la penosissima questione dello spreco dell'acqua da parte delle istituzioni pubbliche in Italia. Poichè diritto acquisito che non porta voti o quatttrini, la corretta gestione del patrimonio idrico è stata ignorata e così un pò tutte le amministrazioni locali non hanno effettuato investimenti o manutenzioni dei sistemi di raccolta e distribuzione dell'acqua. Adesso allo stremo del sistema si inizia a riconoscere il grande valore dei beni comuni, tra cui, principe, l'acqua. E prima?
L'età dell'acqua pubblica è stata purtroppo una storia triste e squalida di negligenza e corruzione delle autorità locali. Non vi è oramai solo il problema della mancanza o dello spreco di acqua, accanto incombe il problema dell'avvelenamento progressivo delle acque a causa dell'inquinamento agricolo, industriale e urbano, della perdita delle sorgenti a causa del dissesto idrogeologico, e non ci inganna la potabilizzazione della acque con sistemi di depurazione o per decreti legge che innalzano (vera truffa alla collettività o già tentato omicidio) la soglia di inquinanti potabili.
Quindi è bene che sia riconosciuto come bene comune, ma l'importante è che non sia maltrattato come tutti gli altri beni comuni.
E' quindi una tipica illusione della cultura di sinistra pensare che la soluzione sia affidare un ambito alla sfera statale. Sotto questo discorso vi è l'incoscienza di quali interessi si muovono dietro le attività di stato e parastato, spesso al pari o peggio di quelle private. Come del resto è una tipica illusione della cultura di destra pensare che la soluzione sia affidare un ambito al privato. Sotto questo discorso vi è l'interesse di clientele e cordate imprenditoriali che cercano di sgraffignare qualcosa ancora.
E potrebbe essere benissimo che gli stessi personaggi e le stesse logiche si possano rintracciare con stessi gestori, una volta pubblici, un altra volta privati. Se la tutela del bene comune, naturale, culturale, sociale, economico, divenisse invece reale fondamento delle attività istituzionali e se i ceti politici pagassero caramente sorprusi, sprechi ed errori nella gestione del bene comune, se quindi i principi di diritto istituzionale fossero informati da una coscienza ecologista potremmo vedere finalmente, un giorno, una cura e attenzione appropriata o lodevole delle acque, della terra, dell'aria che respiriamo, della flora e della fauna e così via.
Ma andiamo a quanto esposto lucidamente da Rizzo nel suo blog "La Deriva" sul sito del Corriere della Sera.
MAURIZIO DI GREGORIO
"Niente accomuna oggi trasversalmente la sinistra e la destra come l' acqua. Se il «religiosissimo» (autodefinizione) governatore della Puglia Nichi Vendola azzarda un paragone blasfemo, dicendo che «privatizzare l' acqua è una bestemmia in chiesa», una liberista come Emma Bonino non esita a liquidare così la faccenda: «Mancano le condizioni». Mentre la Lega, che per lealtà ha dovuto ingoiare il boccone amaro, votando la legge che potrebbe trasferire in mani private la gestione delle risorse idriche, comincia a intuire quanto rischia di rivelarsi indigesto. E anche molti amministratori locali del Pdl storcono il naso.
Il paradosso è che niente, come l' acqua, divide gli italiani. Basta dare un' occhiata al Blue Book del centro di ricerca Proacqua per rendersi conto di come l' unità «idrica» del Paese non si sia mai realizzata. A Milano si pagano tariffe pari a un quarto di quelle di Terni, che sono appena più alte rispetto alle bollette di Latina. O di Agrigento, dove l' acqua è un bene raro e prezioso.
Per non parlare degli sprechi. Ogni anno, secondo un documento della Confartigianato, il 30,1% dell' acqua immessa in rete non arriva ai rubinetti: per fare un paragone europeo, in Germania le perdite non arrivano al 7%. Come se buttassimo dalla finestra 2 miliardi e 464 milioni, somma che basterebbe a compensare l' abolizione dell' Ici per la prima casa.
Chi è responsabile? Reti colabrodo, investimenti carenti, una gestione spesso sconsiderata. I colpevoli sono diversi, e tutti in qualche modo imparentati con l' azionista pubblico. Problemi così grandi che la buona volontà, senza i soldi, serve a poco. In tre anni l' Acquedotto pugliese, il più grande d' Europa con i suoi 20 mila chilometri di rete, è riuscito a recuperare 40 milioni di metri cubi di perdite. Le quali sarebbero così scese al 35% dal 37,7%. Bene. Anzi, benissimo. Ma se ai tubi rotti e agli allacci abusivi si sommano le perdite amministrative, calate comunque dal 12,8% all' 11,8%, l' emorragia economica dell' azienda sfiora ancora il 47%.
Tutto questo rende difficilmente comprensibile, al di là delle pur rispettabili opinioni ideologiche, la sollevazione bipartisan contro la privatizzazione del servizio, con la motivazione che ciò esproprierebbe i cittadini di un bene pubblico vitale a vantaggio di imprese che hanno il solo obiettivo del profitto.
Privatizzazione che peraltro in Italia, a dispetto di quello che si immagina, è ancora una illustre sconosciuta.
Prendiamo il caso di Agrigento, dove si pagano le tariffe fra le più alte d' Italia, con una media di oltre 400 euro l'anno a famiglia per un servizio, come ha dimostrato il bel servizio trasmesso da Presa diretta di Riccardo Iacona, di qualità inaccettabile. Ebbene, da tre anni la gestione è appaltata a una società «privata», la Girgenti acque, che opera in perdita. Ma di «privato» ha il nome e gli azionisti di minoranza. Perché il 56,5% è controllato dalla Acoset spa, società dei Comuni catanesi, e dalla Voltano spa, a sua volta di proprietà dei Comuni agrigentini. Che della Girgenti acque hanno anche la gestione: presidente e amministratore delegato sono infatti i manager delle due società comunali, Vincenzo Di Giacomo e Giuseppe Giuffrida.
In Acqualatina, società che gestisce le risorse idriche nell' area pontina, la gestione è invece nelle mani del socio privato. È la francese Veolia, che con il 49% delle azioni esprime l' amministratore delegato Jean Michel Romano e deve convivere con una situazione molto curiosa, per un azionista privato: gestire un' azienda di cui è presidente un senatore, Claudio Fazzone del Pdl. Nel 2008 Acqualatina ha perso 4,4 milioni e ha dovuto varare un piano di lacrime e sangue. Nonostante tariffe astronomiche. Dimostrazione che nemmeno i privati, in un sistema come il nostro, hanno la bacchetta magica.
Ecco perché prima di tutto sarebbe il caso di risolvere il problema della regolamentazione del Far West dell' acqua, affidando a un' autorità indipendente il compito di stabilire tariffe eque e imporre la decenza del servizio. Se anche qui si vuole aprire il capitolo dei privati, è uno strumento fondamentale per mettere al sicuro da ogni rischio l' uso di un bene vitale. C' è per il gas e l' elettricità. Perché non per l' acqua? O si vuole ripetere l' errore già compiuto in occasione di altre privatizzazioni?
SERGIO RIZZO
Etichette: alimentazione, amministratori, economia, inquinamento
15 marzo 2010
Ogm: che ne pensa un super-ecologista, naturista (anche amante della scienza: Ippocrate) e liberale?

Ma ci sono altri casi. Per esempio, è ovvio che i legumi tradizionali sono straricchi di fitati (sostanze chelanti che si legano ad alcuni minerali, come il calcio, riducendone l’assimilazione), antitripsine, saponine e altri principi antinutritivi. E quindi, in pratica, nel nostro organismo i legumi danno meno calcio o ferro o proteine o carboidrati di quanto riportano le tabelle nutrizionali teoriche fondate sul contenuto chimico: ecco perché nei fatti si dice che "fanno dimagrire" (v. gli Indiani e altri popoli che si nutrono di molti legumi). E’ chiaro che un fagiolo Ogm a ridotto contenuto di fitina, pur avendo la medesima composizione e dando le medesime calorie, poiché ha meno sostante antinutritive risulterebbe biologicamente "più nutriente". Però sarebbe meno anti-cancro, per dirne una, perché le sostanze antinutritive degli alimenti hanno una funzione preventiva anti-cancro. Il rischio, insomma, è che legumi Ogm o cereali Ogm privi o con ridotto contenuto di antinutrizionali sarebbero, è vero, più digeribili e nutrirebbero di più i poveri del Sud del Mondo, ma li proteggerebbero meno dalle grandi malattie degenerative (cancro, cardiovascolari, diabete, ecc).
B. DIRITTI. La risposta complessiva sugli Ogm deve essere articolata anche sul piano della libertà di scienza e dei diritti individuali. Da liberali difensori massimi della libera ricerca scientifica, ma anche di tutti i diritti (salute, concorrenza, informazione ecc), non possiamo dire semplicemente sì o no come nel tifo calcistico o nella politica all’italiana.
B2. DIRITTI INDIVIDUALI. Da liberali siamo ovviamente per la tutela dei diritti, tutti e di tutti (ripeto, non di pochissimi, ché questo si chiama privilegio), compresi quello di tutti a conoscere (perché i cittadini possano deliberare, cfr Einaudi), quello alla salute, al gusto, e anche alla varietà biologica che, si è dimostrato, giova alla salute, all’ambiente, al gusto e alla conservazione del patrimonio colturale-culturale.
B3. CONCORRENZA E MERCATO. Da liberali siamo ovviamente per la massima concorrenza e la libertà di mercato, secondo poche regole ma precise e tassative.
.
B4. DISCUSSIONE. Proprio da quest'ultimo punto possiamo cominciare la discussione, perché sono evidenti strani silenzi e una allarmante, imbarazzata, omertà da parte delle società (pochissime e in combutta tra loro: c'è oligopolio o monopolio!) che stanno dietro una parte della ricerca Ogm, che mi ricorda tristemente l'analoga reticenza sulle centrali nucleari di tanti anni fa. Ormai gli esperti parte in causa degli Ogm neanche smentiscono le voci degli oppositori. Cosicché la gente non sa. Però i ricercatori Ogm, legati ai produttori, tendono a generiche e apodittiche rassicurazioni. Senza prove né particolari.
Strano atteggiamento questo "tutto bene" e "lasciate manovrare il manovratore" che ne sa più di voi, senza troppe spiegazioni.
Abbiamo visto che gli Ogm non "fanno venire il cancro" o nuove "allergie", come dicevano gli stupidi allarmisti. D’accordo, l’avevamo sempre sostenuto. Perché, si sa, anche tra i no c’erano silenzi, disinformazioni e doppiezze. Infatti, alla stupidità "furba" dei filo-Ogm ad oltranza, che almeno ci guadagnano essendo legati alle industrie del settore, si è contrapposta la stupidità "ottusa", cioè senza guadagni, degli anti-Ogm per partito preso, oltre alla stupidità "furba", cioè con alti guadagni, di quelli che erano anti-Ogm per difendere le cospicue rendite di posizione dell’agricoltura "biologica" italiana, in modo sospetto "la prima in Europa".
Ora, dopo vari altri studi, c'è anche una lunga indagine scientifica (meta-analisi critica sugli studi pubblicati in 21 anni:1996-2016) della Scuola Superiore Sant'Anna e dell'Università di Pisa sugli effetti di colture di mais o granturco nel Mondo, condotta da ricercatori molto qualificati (Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna, oltre a Elisa Pellegrino, Stefano Bedini e Marco Nuti). E quello che è stato provato è che «non c’è alcuna evidenza di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico». Come avevamo sempre intuito, a differenza di altri, visto il prolungato uso in Brasile e Stati Uniti. Oltre a essere più produttivo, il granturco Ogm non ha effetti sugli altri organismi, riduce gli insetti dannosi e ha meno micotossine, come la temibile aflatossina (-28%), e fumonisine (-30,6%). E' possibile leggere lo studio originale completo. Qui di seguito la breve sintesi:
PELLEGRINO E, BEDINI S, NUTI M, ERCOLI L. Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data. Scientific Reports 8, Article number: 3113 (2018). doi:10.1038/s41598-018-21284-2
Despite the extensive cultivation of genetically engineered (GE) maize and considerable number of scientific reports on its agro-environmental impact, the risks and benefits of GE maize are still being debated and concerns about safety remain. This meta-analysis aimed at increasing knowledge on agronomic, environmental and toxicological traits of GE maize by analyzing the peer-reviewed literature (from 1996 to 2016) on yield, grain quality, non-target organisms (NTOs), target organisms (TOs) and soil biomass decomposition. Results provided strong evidence that GE maize performed better than its near isogenic line: grain yield was 5.6 to 24.5% higher with lower concentrations of mycotoxins (−28.8%), fumonisin (−30.6%) and thricotecens (−36.5%). The NTOs analyzed were not affected by GE maize, except for Braconidae, represented by a parasitoid of European corn borer, the target of Lepidoptera active Bt maize. Biogeochemical cycle parameters such as lignin content in stalks and leaves did not vary, whereas biomass decomposition was higher in GE maize. The results support the cultivation of GE maize, mainly due to enhanced grain quality and reduction of human exposure to mycotoxins. Furthermore, the reduction of the parasitoid of the target and the lack of consistent effects on other NTOs are confirmed.
Si parla di utilità per i Paesi sottosviluppati. La cosa è sensata, per le minori perdite da parassiti viste le condizioni climatiche e igieniche, e la trasandatezza nell'immagazzinamento (aflatossine ecc.)..
E le spese? Perché non se ne parla? I semi Ogm non danno piante fertili, cioè in grado di produrre a loro volta semi che si possono riutilizzare in agricoltura, come si è sempre fatto. Perciò i semi andrebbero riacquistati ogni anno presso le medesime aziende oligopoliste. Così, solo pochissime società avrebbero la proprietà dei semi di tutto il mondo. E anche diritto su nome e copyright. Un mercato facile e senza concorrenti per miliardi di euro. Una cosa mai vista nella Storia: pane Monsanto, spaghetti Monsanto. Tutto uguale, dappertutto nel mondo. Una semplificazione terribile.
Inutile dire che le spese aumenterebbero molto per i contadini meno ricchi che finora hanno ripiantato gratis i propri stessi semi... I loro prodotti agricoli, spesso di qualità, tradizionali o di nicchia (p.es un certo farro), potrebbero aumentare di prezzo enormemente e quindi farli uscire dal mercato. In compenso, profitti di monopolio per 2-3 società nel Mondo.
Con questo sistema a poco a poco sparirebbero molte colture tradizionali. Non per l'invadenza biologica delle sementi Ogm, ma per la loro... invadenza economica, visto che si creerebbe un ambiente sfavorevole alle varietà antiche e tradizionali, a cui gli Italiani tengono molto.
Inoltre, per le piante erbacee (p.es. cereali, legumi ecc.) la inevitabile contiguità con analoghe piante Ogm potrebbe porre problemi di coltivazione, rischi tossicologici (dovuti ai pesticidi usati nell'Ogm) e squilibri ambientali di ogni tipo (aria, acque, lombrichi e insetti vanno dappertutto), a cominciare dagli effetti che gli Ogm possono avere sui parassiti. Immaginiamo anche un meleto di antiche e pregiate limoncelle, finora prospero per l'equilibrio instauratosi tra i vari soggetti dell'ecosistema, affiancato o accerchiato da un grande campo di mais Ogm trattato in modo pesante.
Ma, ripeto, il problema grave sarebbe quello economico. Si comincia finalmente a capire la speculazione che c'è dietro, insomma l'asservimento che si sta tentando ai danni dell'agricoltura mondiale?
E mai è stato provato che gli Ogm sono utili ai Paesi sviluppati o con agricoltura e alimenti di qualità come l'Italia. Noi venendo dalla grande civiltà Etrusco-Romana, faro della Civiltà agro-alimentare (basta dire che i broccoli furono inventati da loro) conserviamo migliaia di specie antiche rare che sparirebbero con l'omologazioone Ogm. Si vedano al riguardo i timori espressi in un precedente articolo su Ecologia Liberale.
D'altra parte noi "ricchi" occidentali non soffriamo la fame e le carestie. Ma siamo forti di un ricco patrimonio storico-agronomico. Sarebbe una perdita secca colturale e culturale. Già adesso in Italia si vendono ovunque solo 3 o 4 varietà di mele, contro le 30-40 dell'antica Roma. E il prof Perrino del CNR dice che gli Ogm non elimineranno affatto i pesticidi. Forse andrebbero bene solo per ridurre le aflatossine nel mais.
Vale la pena tutto questo rivolgimento? Si guardi al commento che Ecologia Liberale ha scritto alla proposta dei cattedratici filo-Ogm.
Io sarei tutt'al più - allo scopo di non penalizzare la ricerca - per mercati molto separati, ma... possono coesistere? I pollini volano...
D'altra parte, obiettano certi ricercatori Ogm, una ricerca senza enormi sbocchi commerciali non potrebbe accontentarsi di impieghi limitati. Ma chi ha detto che tutto ciò che si studia debba poi pretendere di invadere subito il Mondo tramutandosi nella più invasiva e irreversibile operazione economica della Storia? La libertà della Scienza è una cosa, la licenza di monopolio un'altra.
Insomma, il sospetto atroce che gli Ogm non facciano venire il tumore ai bambini, ma siano come le nuove autostrade nel Sud dove c'è poca domanda cioè poco traffico, e come i Grandi Lavori, le cattedrali industriali nel deserto, utili solo a pochi cittadini (costruttori e politici corrotti loro manutengoli), comincia a prendere sempre più corpo.
Liberali, sì, certo, ma non fessi. Amanti della Scienza libera, certo, ma non delle truffe. D'altra parte non tutta la ricerca deve essere messa per forza e subito in pratica. Quindi affiliamo le armi, pronti ai sì o al no, o ad entrambi non appena ne sapremo di più. Ma ormai colpi di scena sono improbabili. Se ne sa così poco che conviene sospettare. Quando produttori e ricercatori non parlano è bruttissimo segno.
Nella reticenza attuale siamo, dunque, per ora, per un sospettoso no. A meno che non vengano fuori, subito, dati rassicuranti e dettagliati. E non ci basta certo la prospettiva di "costi minori". Costi minori per chi? Per l'ultimo contadino o per lo speculatore industriale che non ha mai visto una pianta di fagiolo? Il povero Einaudi si rivolta nella tomba. E gli alimenti già costano pochissimo. All'ultimo piccolo produttore vengono pagati pochi centesimi. Che razza di "risparmi" intendono fare ancora i grandi produttori? Il Liberalismo non vuol dire dare soldi ai monopolisti spacciando la speculazione come "libertà della scienza". La Scienza non c'entra nulla: le conoscenze della modificazione genetica avanzata sono note da tempo.
Finora i favorevoli hanno detto che gli Ogm sono indispensabili e sicuri, i contrari hanno detto che sono dannosissimi. Ma se, invece, gli Ogm fossero semplicemente del tutto inutili, almeno nei Paesi Occidentali, soprattutto in Italia? E se la loro dannosità derivasse proprio dalla loro inutilità?
E ORA? Nel frattempo, mentre giuristi e giudici, giustamente, confermano la liceità teorica delle coltivazioni Ogm, a meno che non ne sia dimostrata scientificamente la dannosità (che infatti non è dimostrata), noi ambientalisti e naturisti d'Europa (anche i salutisti liberali) continuiamo a essere contrari. Ognuno con le proprie motivazioni (quelle degli ecologisti liberali vertono più che altro sull'opportunità, diciamo inesistente, nulla) delle coltivazioni Ogm in Paesi ad agricoltura ricca e terreni fertili come quelli europei.
In Italia i Coltivatori Diretti fanno notare che non solo i piccoli agricoltori ma la stragrande maggioranza dei cittadini in Italia e in Europa restano molto diffidenti di fronte alla prospettiva di avere nel piatto cibi geneticamente modificati. Un’indagine Coldiretti/Ixè ha provato che 7 italiani su 10 (69%) considerano gli alimenti Ogm meno salutari di quelli tradizionali, e l’81% non mangerebbe mai carne e latte provenienti da animali modificati geneticamente. D’altra parte riporta Coldiretti – quasi nessuno più semina Ogm in Europa: sono rimasti solo Spagna e Portogallo. Nel Vecchio Continente in un solo anno si registra un ulteriore calo del 4,3% della superficie agricola coltivata a Ogm, secondo dati della stessa Fondazione francese Inf’Ogm. Rispetto ai 136.338 ettari del 2016, nel 2017 gli ettari a Ogm sono diminuiti a 130.571. Ora anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno abbandonato la coltivazione transgenica, raggiungendo i tanti altri Paesi europei che si sono dichiarati “Ogm free”.
Insomma, si tratta di libere scelte dei cittadini acquirenti e dei cittadini produttori. Se manca la domanda, l’offerta si adegua e non produce più l’ortaggio, il cereale, il frutto o il seme Ogm. Gli Stati in quanto tali non possono intervenire con proibizioni: ci mancherebbe altro, siamo in regime di libertà. Anche perché, venendo in soccorso dei tribunali nazionali, nella UE la Corte Europea di Giustizia ha di recente emesso una sentenza secondo la quale, a meno di «evidenze significative» su seri rischi alla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, gli Stati membri non possono proibire l’uso di semi e colture Ogm.
Sono i cittadini europei che laicamente, senza isterismi medievali, in modo liberale, stanno facendo notare con buonsenso che l’ideologia del mercato e della sperimentazione scientifica vanno benissimo; anzi che siano estesi a tutti i campi dell’economia e della vita quotidiana (il che non avviene…). Ma pretenderli proprio nel campo delicato dell’agricoltura è autolesionistico, cioè stupido.
Nella pratica il già sperimentatissimo ed elementare (che altro si vuole “sperimentare”?) Ogm non ci serve, perché l'Italia, l'Europa, non sono il Bangladesh, l’Etiopia, il Sudan, l'Asia, l'Africa, dove la gente muore di fame e i terreni sono aridi o desertici. E in particolare l'Ogm sarebbe dannosissimo nella ricca e fertile Italia che ha fatto del buon cibo tradizionale la sua principale industria, e dove già parecchie produzioni agricole sono sovrabbondanti, e dove raccolti e produttori sono sotto-pagati. Siamo un Paese, un continente, caratterizzati da una millenaria Storia di specie e varietà caratteristiche, uniche al Mondo, che sono un comune prezioso patrimonio di sementi, frutti, legumi e cereali da gustare con piacere e conservare per le future generazioni. Altro che monopòli delle sementi! Contro i monopoli siamo due volte: come liberali e come ambientalisti.
IMMAGINE. Un pomodoro cubico, facile da immagazzinare. Della serie fantascientifica, ai tempi in cui gli allarmisti anti-Ogm puntavano sul terrore di massaie, maestre elementari, bambini e salutisti, parlando di cancro e mescolando fragole e zampette di coleotteri, frumento e zanne di elefante. Per loro colpa ora si passano sotto silenzio i pericoli veri degli Ogm.
AGGIORNATO IL 17 FEBBRAIO 2018
Etichette: aflatossine, agricoltura, agricoltura biologica, alimentazione, diversità biologica, economia, liberalismo, mercato, ogm, patrimonio genetico, ricerca
13 ottobre 2009
Grave, certo, il rischio cancro da aflatossina in agricoltura. E la soluzione sarebbero gli Ogm?
.jpg)
Molti sono convinti che queste tossine siano presenti solo sui semi e chicchi importati dall'estremo Oriente, ma non è così. Purtroppo colonizzano anche i nostri campi agricoli. Perciò, soprattutto per spirito liberale, riportiamo l'articolo-appello che il 9 novembre 2004 tre super-esperti, Giorgio Poli (preside della facoltà di Medicina Veterinaria, Università di Milano), Francesco Sala (docente di Botanica, Università di Milano) e Luigi Bonizzi (docente di Microbiologia Veterinaria, Università di Padova), pubblicarono sul Corriere della Sera. Pur rendendoci conto che l'articolo tende alla introduzione degli Ogm. Proprio adesso che, dopo anni di nostra posizione teoricamente favorevole in base al principio liberale di totale libertà della ricerca, eravamo diventati contrari, almeno all'opportunità, per motivi economici, ecologici, agronomico-sociali e anche di varietà biologica (sui campi e a tavola). Ora le preoccupazioni tossicologiche sembrano riportare l'ago della bilancia al centro. Ma si legga poi, sotto l’appello, il nostro commento (NV):
UN APPELLO E UN CHIARIMENTO
“Emergenza aflatossine: migliaia di tonnellate di latte sequestrato e distrutto in Italia. Un argomento che per alcune settimane, nell'autunno 2003, ha occupato i giornali e preoccupato gli operatori della filiera agroalimentare e che oggi è tornato alla ribalta in occasione della proposta di legge Alemanno sugli OGM. Ma cosa c'è di vero? Dobbiamo veramente preoccuparci?
L'anno scorso furono rinvenute nel latte sostanze tossiche e cancerogene (micotossine), prodotte da funghi parassiti che colonizzano gli alimenti. Le più pericolose, le Aflatossine, sono prodotte dal fungo Aspergillus flavus e si accumulano soprattutto nel mais e nelle noccioline. L'aflatossina B1 è l'epatocancerogeno più potente che si conosca, tanto che l'IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) la posiziona nella più alta categoria di rischio.
In condizioni favorevoli le micotossine sono prodotte da funghi nelle piante infestate in pieno campo o in una qualunque delle fasi di produzione e di trasformazione del prodotto alimentare derivato. Oltre a provocare perdite produttive e scadimento della qualità, i funghi contaminano i semi con le micotossine. Le particolari condizioni climatiche dell'annata 2003, ma anche del 1999, avevano creato le condizioni favorevoli all'infestazione da funghi del mais, utilizzato nell'alimentazione dei bovini, e quindi al rinvenimento delle micotossine nel latte.
E' stato dimostrato che l'accumulo di tossine fungine nelle piante e nel chicco di mais è direttamente correlato con il livello di infestazione con insetti; soprattutto con la piralide, il nemico dichiarato del mais. Le larve di questo insetto scavano gallerie nel fusto debilitando la pianta e bloccandone la crescita. Ma spesso l'insetto trasporta sul suo corpo anche spore fungine. Queste trovano un ambiente di sviluppo favorevole nelle piante debilitate dalla piralide stessa; è un evento molto simile a quanto succede negli individui debilitati da malattie organiche che risultano più recettivi alle infezioni. Il risultato è che la crescita della pianta si blocca ed il fusto e le pannocchie del mais si coprono di una evidente ragnatela di ife fungine, produttrici di tossine cancerogene. Queste, mangiate dagli animali, si accumulano nel latte e nella carne e costituiscono un pericolo reale e scientificamente dimostrato con cui probabilmente, abbiamo sempre convissuto. Oggi la scienza ci ha chiarito come queste sostanze compaiano negli alimenti, che effetti abbiano sul nostro organismo e, anche, ci offre le metodologie per riconoscerle e per evitarle.
La prima strada per eliminare le tossine cancerogene dal mais è rappresentata dai controlli: gli Istituti Zooprofilattici effettuano le analisi di campioni di latte e provvedono affinché il latte contaminato venga distrutto. Purtroppo però non tutto il latte consumato nel nostro Paese viene sottoposto ai controlli, e grossi interrogativi riguardano anche il latte in polvere.
Nel mais tradizionale l'infezione è controllata, anche se solo parzialmente, con insetticidi. Ma i dati scientifici dicono che ciò non elimina del tutto il rischio aflatossine: una recente ricerca condotta presso l'Università Cattolica di Piacenza, per esempio, ha evidenziato concentrazioni di aflatossine preoccupanti in oltre il 18% dei campioni di mais analizzati. La situazione si fa ancor più critica nelle coltivazioni "biologiche", dove è vietato l'uso di insetticidi di sintesi. Questi vengono sostituiti con un batterio che produce una proteina insetticida, la quale non è tuttavia altrettanto efficace nel controllo della piralide. I dati di analisi rivelano infatti in queste coltivazioni il record della presenza di micotossine cancerogene.
Lo stesso discorso vale anche per il latte: recenti ricerche pubblicate dall'Istituto Zooprofilattico di Brescia hanno evidenziato che molti dei campioni di latte di stalla analizzati presentano alte contaminazioni da aflatossine, e questo è vero soprattutto per il "latte biologico". E ciò è ancor più preoccupante se si considera che il problema aflatossine non è limitato a polenta e latte, ma è allargato a tutte quelle colture che non siano sufficientemente protette dalle infezioni fungine, come, ad esempio, la vite e l'olivo.
Uno studio pubblicato dall'International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications (Isaaa) indica la soluzione al problema aflatossine nell'adozione del mais Bt: si tratta di un mais Ogm che, in seguito all'introduzione di un gene esogeno, resiste naturalmente all'infezione da parte di un insetto parassita. È infatti dotato di un insetticida interno che impedisce la sopravvivenza della piralide nel fusto, e quindi dei funghi ad essa associati. La pianta cresce sana, non necessita di insetticidi e risulta, alle analisi, contenere, in media, 5-10 volte meno tossine rispetto al mais tradizionale. Purtroppo però questo mais, coltivato da più di 10 anni nei campi di mais di molti paesi del mondo, ricade nella categoria delle piante Ogm, e quindi per legge è escluso dalle nostre mense e dai nostri mangimi, mentre, paradossalmente, quello biologico è reso obbligatorio negli asili e nelle scuole di molte Regioni..
La ricerca scientifica, come abbiamo visto, ci dimostra che non è sempre vero che i prodotti biologici siano più salubri, rispettosi dell'ambiente e privi di residui chimici. I dati scientifici stanno facendo chiarezza sui rischi e i benefici dell'agricoltura biologica, dell'agricoltura convenzionale e di quella biotecnologia. Solo la scienza, al di sopra degli interessi economici di parte, ci può aiutare a sviluppare un'alimentazione sempre più sana: è dunque importante tenerne conto".
GIORGIO POLI, FRANCESCO SALA, LUIGI BONIZZI
.
NOSTRO COMMENTO. Pubblichiamo questo appello-chiarimento più per spirito liberale e attenzione verso la scienza che per altro. Siamo certamente preoccupati dal nemico invisibile aflatossina. Ma facciamo notare che non ci risulta che in Italia il tasso di tumori al fegato (organo bersaglio dell'aflatossina B1) sia preoccupante come in estremo Oriente. Segno, probabilmente, che l'abbondanza di verdure e frutta nella nostra dieta, che in Oriente si sognano, ha effetti protettivi dalle aflatossine. Le aflatossine, perciò, finiscono non certo per annullarsi ma quasi per perdersi tra le migliaia di sostanze tossiche, antinutrizionali e cancerogene assunte da un uomo medio ogni giorno col cibo, biologico o non biologico che sia. 5000-10 mila sostanze circa, secondo Ames e molti biochimici specializzati in alimenti. Vale la pena, perciò, per un rischio grave, sicuramente, ma per fortuna sotto controllo e ancora limitato, sconvolgere l'intera agricoltura – e proprio in un Paese come l’Italia che si fa forte di una sua alimentazione tradizionale e curata – con una scelta agricola da cui non si potrà mai più tornare indietro, distruggendo centinaia di varietà antiche che ancora sopravvivono (le coltivazioni Ogm sono molto pervasive) e obbligando i contadini marginali o poveri ad acquistare sementi nuove ad ogni raccolto dall'oligopolio delle ditte proprietarie? Il "nostro" Adam Smith non ha detto che la libertà, il benessere e la felicità dei cittadini stanno tutti nelle rendite di posizione oligopolistica di due o tre società di genetica agricola che fanno il bello e il cattivo tempo a livello mondiale. E poi, monopoli a parte, è possibile che 60 milioni di consumatori valgano meno di 10 consiglieri d'amministrazione? Insomma, l'ombra della speculazione più torbida, quella che asservisce anche ricercatori e stampa, tanto lauti sono i guadagni sperati, appare così forte che il "non detto", il silenzio sui tanti aspetti negativi, acquista contorni inquietanti e introduce nella faccenda - esso sì - elementi oscuri e irrazionali. I famigerati "bugiardini" acclusi ai farmaci sono degli esempi di trasparenza e obiettività scientifica al confronto con la reticenza e la propaganda a senso unico dei propugnatori ad ogni costo degli Ogm. (NV)
Etichette: aflatossine, agricoltura, agricoltura biologica, alimentazione, ogm
14 ottobre 2008
L’allarmismo tossicologico molto ottuso sugli Ogm ha nascosto un grave problema, quello dei semi antichi.
Ma "sicuri" che cosa vuol dire? La giornalista, ovviamente, non lo ha capito bene. Crede, beata lei, che tutto si riduca alla sanità alimentare. Magari.
Sicuri - intende la Commissione Europea - in senso strettamente tossicologico alimentare. Ma così pare seguire l'alveo polemico della vulgata della Sinistra medievale che aveva puntato tutto sul "veleno". Anzi, poiché nessun alimento naturale è "sicuro", perché la Natura non ha certo pensato all'Uomo, ma a difendere le piante con veleni potenti dai predatori (Uomo compreso), è probabile che gli Ogm sul piano chimico non siano più pericolosi degli alimenti comuni che, tra pesticidi naturali - alcuni dei quali però si sono a sorpresa rivelati utili e antiossidanti nell'Uomo - e pesticidi artificiali, contengono migliaia di molecole extranutrizionali.
Precisazione, quella del JRC resasi necessaria visto l'allarmismo diffuso nella popolazione europea, e italiana in particolare dai Verdi e dalle frange reazionarie della società - Destra estrema e Sinistra estrema unite, come sempre - che ci hanno tristemente riportato ad un Medioevo della scienza, pieno di oscuri terrori, paure indefinite, allarme per ogni novità. Così, sugli Ogm hanno detto di tutto, che fanno venire le allergie ma anche, a scelta, il cancro.
Ma così è stata spostata l'attenzione dell'opinione pubblica, dei Governi nazionali e dell'Europa dal problema ecologico e agricolo-colturale a quello puramente alimentare-tossicologico. Dove la difesa degli Ogm, legata alla lobby dei produttori, ha avuto ovviamente buon gioco.
Ora i Verdi politici, gli ecologisti di ogni ordine e grado, da quelli furbi, cioè di potere o legati al business del "bio" o del "naturale" più o meno vero (le ditte che poi finanziano le mostre tipo SANA), si stracciano le vesti, si disperano.
Ma che cosa vogliono? E' colpa loro. Vista la loro stupidità allarmistica che ha denunciato di tutto senza alcun serio fondamento scientifico, deve essere stato facile per gli scienziati del Centro di controllo appurare che quegli Ogm che da più di dieci anni si consumano in Brasile e nei controllatissimi Stati Uniti non sono affatto il veleno che si dice.
E così, gli errori dei Verdi li paghiamo noi consumatori. Perché questa campagna dissennata, dissennata per come è stata condotta, ha potuto nascondere ancora una volta il vero pericolo grave costituito dagli Ogm: quello ambientale e colturale (che poi è anche antropologico-culturale): la distruzione delle varietà locali o antiche delle sementi, delle tradizioni alimentari, della bio-diversità botanica e a tavola.
.
Un esito naturale, scontato. E' tutta colpa loro, cioè della campagna medievale, passatista e irrazionalista organizzata dai politici Verdi, notoriamente negati in psicologia e comunicazione (basta vedere che fine hanno fatto le loro liste).
Una campagna stolta che ricorda la propaganda che i preti e i nobili reazionari fecero nel 700 (e infatti ancora nell'800 c'erano vecchietti di paese che si rifiutavano di mangiarli, e infatti la macrobiotica è rimasta a quell'epoca...) contro i frutti o i tuberi delle Solanacee (pomodori, patate, melanzane). Proprio la stessa cosa. Un inquietante precedente. Non vi dico cosa dicevano i preti contro le "piante del Diavolo".
Io lo vado dicendo da 20 anni, ma non trovo ascolto presso i finti ecologisti e i tanti riciclati della Natura per motivi di potere, voti elettorali e soldi. Tanti soldi: pensiamo al ricco business per i pochi soliti noti degli alimenti "bio" o "slow food" (a proposito, da storico dell'alimentazione, vorrei sapere dal "genio" Petrini quando mai gli antichi contadini mangiavano tanto e... lentamente. Non è che si confonde con le tavole dei nobili?).
Ma di questo parlerò un'altra volta.
L'errore dei Verdi e affiliati nella loro campagna Ogm? Semplice: aver puntato sul terrorismo generico, sullo spauracchio medievale che "fanno male alla salute" (quante ne ho sentire: dalle allergie al... cancro). Quando invece dovevano sapere che erano consumati da più di 10 anni in Brasile e Stati Uniti, e che le locali autorità sanitarie stavano, stanno, con gli occhi puntati e gli studi scientifici pronti a cogliere ogni stranezza, ogni patologia.
No, dovevano puntare sull'ecologia, sulla diversità biologica, sul gravissimo problema della rarefazione o sparizione delle sementi antiche, sulla catastrofe agricola, sull'appropriazione delle varietà registrate. Questo sì, sarebbe un danno incalcolabile. Come dice e ripete il genetista del CNR Perrino.
Mi risponderanno: ma noi anche questo abbiamo detto e ripetuto, fino alla nausea.
E no, il messaggio che è passato in tv e sui giornali, per cui anche la mia amica Daniela o mia madre sono preoccupate, è che il problema degli Ogm è che possono far venire malattie. Le maestre elementari mostravano ai bambini le elaborazioni fotografiche di fragole con le zampine di insetto. Una vergogna, dal punto di vista della divulgazione. Roba da Medioevo. Nessuna maestra elementare spiegava ai bambini che neanche i broccoli esistono in Natura, e che li hanno inventati da zero i geniali agronomi etruschi; e che i pomodorini di Pachino - che oggi tutti vogliono come cosa ultra-naturale, addirittura "tradizionale" italiana (anzi, è una mania) sono un'invenzione recentissima di ingegneri genetici italiani.
Nessuno che battesse sul danno irreversibile al patrimonio genetico. Così si elimineranno le testimonianze e il patrimonio botanico dell'Umanità: certi antichi farri, le spelte, le rare varietà delle mele e dei susini. Dovremo andare per campi abbandonati a recuperare frutti caduti per ricavarne gli ultimi semi?
Lo so che il messaggio così sarebbe stato troppo elitario, raffinato, scientifico-botanico. E forse i giornalisti del Tg1 o della CNN, perché questo è il problema a quanto pare, non l'avrebbero capito e valorizzato. D'accordo, ma perché mistificare?
Non solo i produttori di Ogm, anche noi abbiamo mistificato. C'è stata una campagna di Destra, anti-scienza. E la libertà della scienza è la base della libertà. Ecco perché la Sinistra perde: perché dice le stessissime cose non della Destra moderata, ma dell'estrema Destra. Infatti Alemanno, Storace e Matteoli erano-sono d'accordo con Verdi, Legambiente e l'AIAB su questo punto.
E per di più abbiamo puntato su un cavallo sbagliato: il terrorismo sanitario-alimentare. Che è stato facile smontare con tanti osservatori sanitari che ci sono oggi nel mondo.
Cambiare subito cavallo, please. E tornare alla difesa dura del patrimonio dell'Umanità in... sementi, alla tradizione della agricoltura antica. Proprio oggi che la Scienza (vedi la maiuscola?) rivaluta, e io da studioso di alimentazione lo so bene, la Tradizione alimentare, contadina, dei nostri progenitori. Non lo Slow Food delle famiglie aristocratiche dell'800. Basta con le mistificazioni. un tempo erano solo a Destra, ora anche e soprattutto a Sinistra.
Forse siamo ancora in tempo a cambiare marcia e argomentazioni. Ma ci vuole un mea culpa. Chi lo farà?
Etichette: agricoltura, alimentazione, diversità biologica, ogm, patrimonio genetico