10 febbraio 2012

 

Ecologia chic. E dopo le Maldive “a basso contenuto di CO2”, anche il golf “eco-sostenibile”!

Golf e veicolo Preoccupati del taglio degli alberi e dell’uccisione inutile di animali? Indignati per l’abbandono e la povertà di mezzi dei parchi italiani? Scandalizzati da moto-cross, moto-slitte e impianti da sci in montagna? Offesi dal cinismo di sindaci che fanno costruire ovunque case e capannoni inutili, per i soldi della concessione? Arrabbiati per la devastazione del paesaggio da parte di impianti di fotovoltaico sul terreno selvaggio o agricolo? Esacerbati dalle foreste di torri eoliche antiestetiche, speculative e inutili sui crinali delle nostre belle montagne del Centro-Sud? Stressati dal caos del traffico automobilistico (quasi sempre una sola persona per auto) nei bellissimi centri storici di Roma e Firenze, e un po’ dovunque? Inquieti per la dieta sbagliata propinata nelle scuola ai bambini (e ammannita a tutti da sconsiderati nutrizionisti alla Tv, che non seguono gli avvertimenti degli scienziati)? Umiliati dal disprezzo – sotto qualunque Governo – per i diritti dei cittadini acquirenti e utenti (la “domanda”), a tutto vantaggio dei soli produttori, dal negozio sotto casa, all’ipermercato, alla grande azienda, alla banca, alla società assicuratrice (cioè la “offerta”)? Depressi per il vergognoso consumismo degli Italiani (troppi telefonini, troppe auto, troppa moda, gadgets e oggetti inutili, alimenti e bevande a base di grassi o zucchero, confezioni esagerate con troppo imballaggio e plastica?

Tranquilli, ecco la notizia che vi acquieterà, dimostrandovi che gli ecologi ed ecologisti italiani lavorano per la Natura e per l’uomo, davvero:

“La Federazione italiana golf ha appena siglato un accordo con Legambiente, Wwf, Federparchi, Fai e MareVivo in linea col programma internazionale della Golf environment organization (Geo), per la salvaguardia di paesaggio, assetto idrogeologico, biodiversità (riduzione dell'uso di fertilizzanti e fitofarmaci) e risparmio idrico ed energetico. I firmatari si impegnano a un confronto per la riqualificazione ambientale dei campi esistenti e perché l'eventuale creazione di nuovi impianti avvenga in base a criteri di sostenibilità” (comunicato su Ecoturismo).

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31 dicembre 2009

 

Ripa di Meana: “Su clima, energia e salvezza della Terra stanno sbagliando”

L'anno si conclude con il previsto fallimento del vertice sul clima di Copenhagen, la summa di tutti gli errori sul clima e sull'ambiente secondo Carlo Ripa di Meana, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio già commissario europeo per l'ambiente e presidente di Italia Nostra. Sul tema questo blog ospiterà prossimamente altre voci.
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"La Conferenza sul Clima di Copenhagen voleva salvare dal global warming gli orsi polari bianchi, ed è invece riuscita a far arrivare in Danimarca gli umani neri e incappucciati, i black bloc, che sfasciano le città storiche, concludendo così con un clamoroso fallimento. È stata una Conferenza partita male: preparata con atteggiamenti retorici e teatrali e, soprattutto, fondata su basi scientifiche controverse e manipolate, messe sotto accusa prima dell’inizio dei Lavori dai dati emersi con lo scandalo del climate-gate dell’Università dell’East Anglia, falsità confermate durante i lavori quando Al Gore, annunciando l’avanzato scongelamento del Polo Nord, ha citato una fonte che a distanza di poche ore ha smentito l’ex Vicepresidente americano di quanto gli aveva attribuito. La gestione della Conferenza da parte del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, dello stesso Al Gore, del Principe Carlo e del Consigliere del Premier Brown, Nicolas Stern, è stata demagogica e imprudente. Un forte contributo in questa direzione isterica e catastrofista è venuto anche per mesi e mesi dal Presidente Barack Obama. Così, è accaduto che una capitale europea bene organizzata è stata messa in ginocchio per dodici lunghi giorni concludendosi con un flop planetario.
Comunque, è preferibile un fallimento ad un cattivo compromesso. Le parole di Obama hanno fatto altre volte miracoli, ma mi pare che la sua capacità di illusionismo climatico si stia riducendo: nel caso global warming, infatti, il Presidente non ha avuto dalla sua il Senato, e dunque alla fine della recita Hillary Clinton ha annunciato cento miliardi di dollari ai paesi più poveri per abbattere le loro emissioni. Questa decisione priva di altri impegni fermi e vincolanti degli Stati Uniti si iscrive ancora nella politica dei doni salva coscienza che tentano, in questo caso, di occultare gli altri mancati impegni degli USA. Il problema non si risolve certo così. Non sono infatti le emissioni CO2 dei paesi emergenti a costituire il maggior problema. Se si vuole abbattere l’inquinamento antropico del pianeta bisogna cominciare col farlo negli USA, in Cina e, a seguire, in India, in Messico, in Brasile.
La Conferenza ha svelato molte cose importanti di cui si dovrà tener conto. Prima di tutto è emerso che non è all’ordine del giorno la fine della civiltà industriale basata sul carbone, che include la siderurgia, la metalmeccanica, la petrolchimica. La società contemporanea carbon-free non è pronta. Il potere politico, è un’altra constatazione dopo la Conferenza di Copenhagen, non ha imboccato la strada del nucleare che è il modo diretto, piaccia o no, per ridurre il CO2. Eloquente a tale proposito il silenzio della grande Russia nucleare. Si è inoltre visto che la green industry a oggi è molto esile: lo constatiamo con una punta di ironia proprio nel momento in cui ci propongono, con incorreggibile retorica, una nuova generazione di biciclette con pedalata assistita, messa a punto da un italiano negli Stati Uniti. Si deve riconoscere da parte di osservatori onesti e realisti che non si vive di reti digitali intelligenti, le smart grid, peraltro costosissime, che dovrebbero sostituire tutti gli elettrocondotti, le grandi reti energetiche, ecc. . Non basta che l’Enel abbia delle tecnologie per chiudere nelle miniere dismesse il CO2 in eccesso per parlare di una consistente green industry italiana.
La Conferenza di Copenhagen è nata su attese sviluppate in modo abnorme nelle opinioni pubbliche che, sulla base di una cattiva cultura e di dati scientifici manipolati per scolpire nel bronzo che l’uomo sta alterando il clima producendo il riscaldamento globale, e che a tal fine occorrono misure autoritarie e spese sovrumane per evitare l’Apocalisse, si attendevano la palingenesi onusiana. Al Gore e Ban Ki-moon hanno già proposto di fare un nuovo summit a fine 2010 in Messico, preceduto da un incontro preparatorio a Bonn verso la metà del 2010. Anche lì, a Bonn e poi in Messico, si rischia di non concludere alcunché di efficace e reale, se non verrà rimossa la premessa, oggi ancora indiscutibile, che è alla base della teoria del global warming: è l’uomo che governa il clima e che solo lo può modificare. Se si vuol fare davvero qualcosa per sbloccare lo stallo in cui la grande impostura climatica ha paralizzato le Nazioni Unite, come abbiamo visto a Copenhagen quando decine di migliaia di giovani giunti da tutto il mondo hanno vissuto la frustrazione dello scacco, e l’inutilità degli scontri ripetuti contro la polizia secondo il piano dei black bloc, si deve, credo, compiere uno scrupoloso approfondimento scientifico del problema, senza più consegnarci agli apocalittici di professione. Abbiamo veramente bisogno prima di tutto di buona scienza e non del piagnisteo, per giunta violento, come a Copenhagen, sulla ingiustizia economica come capro espiatorio di tutti i problemi. In questo quadro fatto di dure realtà l’Europa deve ripensare a chi affidarsi: non può continuare a mettersi nelle mani delle lobby apocalittiche che serrano il Primo Ministro Gordon Brown, con il maturo Principe ereditario, gli enarchi a Parigi, Legambiente, Greenpeace e Rifkin a Roma. Così si crea solo frustrazione, temporanea retorica e nulla di fatto.
In Italia, ad esempio, una opinione diversa esiste e si è rafforzata nel 2009, ma molti non la conoscono per il silenzio, non innocente, di una parte della Comunicazione ufficiale. Parole di verità, invece, hanno scritto in particolare Il Foglio e Liberal. Le analisi del Centro Bruno Leoni hanno offerto una consistente e accuratissima argomentazione contro gli scenari estremi dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). Ci sono poi illustri scienziati e grandi divulgatori, come Antonino Zichichi, Franco Prodi, Franco Battaglia, Folco Quilici, che hanno anche loro detto e scritto parole pesate e autorevoli. Anche nel mondo politico non sono mancate posizioni scettiche e propositive. Scettiche verso i pareri adottati a maggioranza dall’IPCC e intrisi di previsioni catastrofiche, grandi città sommerse, i Poli geografici liquefatti, la fine dell’ecosistema. Basti pensare alla posizione, molto critica, assunta autorevolmente dal Presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Alì. Lo stesso Governo italiano è apparso tra i meno demagogici e dogmatici dell’Unione Europea: penso ad alcune obiezioni che all’inizio dell’anno 2009 vennero dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo e dallo stesso Presidente Berlusconi. Ciononostante, però, l’Italia a Copenhagen non ha giocato alcun ruolo. Non ha pesato.
Vorrei ricordare, poi, che sull’eolico (la carta preferita dalle lobby italiane per le energie rinnovabili) è scoppiato uno scandalo sovranazionale. Basti leggere l’Herald Tribune americano di lunedì 14 dicembre, dove si racconta in prima pagina che al seguito delle rinnovabili arrivano le frodi. E si citano i paesi dove sono avvenute prima che altrove queste illegalità: l’Italia guida il gruppo che comprende la Spagna e il Portogallo.
Non si può continuare a percorrere piste sbagliate. Ci si romperà la testa. Segnalo che il Presidente della Repubblica Ceca Vaclav Klauss ha impostato con chiarezza il problema che ci attende, tra i maggiori del futuro, in materia di energia e clima. Quel parere merita di essere studiato.
L’Italia dovrebbe prepararsi ad una stagione di accertamento della verità scientifica affrontando il grande inganno che finora ha dominato la scena ufficiale. Dall’Italia dovrebbe venire una valutazione veritiera delle potenzialità della green economy, che al momento non sono quelle della sua supposta chimerica "travolgente espansione". Prima di Copenhagen alcuni di noi in Italia volevano organizzare, a Volterra, un incontro che ponesse la questione del futuro climatico e energetico del pianeta in modo diverso. Sì, volevamo invitare Vaclav Klauss, uomini politici aperti e problematici, come d’Alì, Casini, Bondi e Granata, numerosi grandi scienziati e tutti coloro che a livello internazionale non vogliono affidarsi solo alle vulgate terrorizzanti promosse anche da interessi non innocenti delle lobby economiche. Quel Convegno avrebbe dovuto riaprire le pregiudiziali scientifiche dell’IPCC, contestandone, dove vi sono, gli errori. Qualcuno ha pensato che non ce l’avremmo fatta a mettere in discussione i presupposti scientifici manipolati del Vertice sul clima, sostenuti ideologicamente e politicamente, senza riserve da una maggioranza dei paesi partecipanti. I fatti hanno dimostrato che avremmo fatto bene a organizzare quel Convegno, anche se è molto faticoso e stressante chiamare un incontro internazionale in controtendenza, libero, indipendente, razionale. Rimango del parere che quello che non abbiamo fatto sarà bene fare in vista delle due tappe di Bonn e del Messico, dopo Copenhagen. La grande impostura è visibile a occhio nudo. Lo stallo egualmente. Ma i molti profeti dell’apocalisse, quelli naif e quelli del business, ci riproveranno. Sarebbe bene che questa volta fossero piegati dalla conoscenza e dalla razionalità.
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CARLO RIPA DI MEANA, esponente di Italia Nostra, presidente del Comitato Nazionale del Paesaggio
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Un documento anticonformista e di buon senso, questo, che Ecologia Liberale in larga parte potrebbe condividere, se non ci fossero lodi o citazioni immeritate per alcuni scienziati, divulgatori e politici. E perché, poi, cercare personaggi da proscenio? La scienza anonima non basta? (NV)

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22 aprile 2009

 

Oggi, Giornata della Terra: retorica, ipocrisia, e inquinanti concerti di massa

Come per l'8 marzo, ricorrenza delle antiche discriminazioni contro le donne, metabolizzata e neutralizzata ormai come banale "festa" commerciale in cui signore e ragazze di tutto il mondo, e anche i loro parenti e fidanzati, vanno in pizzeria e si fanno regali (e ti pareva che non si risolveva tutto nella furbata commerciale e consumistica, addirittura antifemminista, perché siamo noi maschi galanti a fare i regali alle donne, a cominciare dai fiori di mimose, che all'improvviso spogliano alberi bellissimi!), così per le varie "feste dell'ambiente", "dell'ecologia", "della Terra", siamo ormai al ridicolo più spudorato.
Non c'è bisogno di nuove "feste" o "Giornate", che creano facili miti e stanche abitudini, ma più laicamente d'una attività silenziosa e quotidiana di tutti i cittadini, con l'esempio di amministratori e politici. Visto che la famiglia non funziona, le scuole dovrebbero educare i ragazzi non alla retorica della Natura, ma ad una vita quotidiana davvero naturale. Cosa che nessuno fa e nessuno propone, anche perché coloro che dovrebbero proporla, gli "ecologisti", vivono esattamente come tutti. E così si perpetuano i vecchi (Destra) e nuovi (Sinistra) sprechi, i vecchi (Destra) e nuovi (Sinistra) consumismi, magari l'inutile e furbo "shampoo alla vitamina E", vitamina che non si può assimilare attraverso la cute ma andrebbe semmai ingerita (Destra), o la maglietta alla moda firmata con uno slogan finto-ecologico o con l'immagine d'un personaggio dello spettacolo, "testimonial" finto-verde ricco e figo (Sinistra).
Invece, una ricorrenza nata per ricordare agli Stati e ai cittadini che la Terra va difesa giorno per giorno, non a parole, bensì con uno stile di vita naturale, salutistico e non aggressivo verso l'ambiente e gli altri cittadini, cioè con scelte individuali razionali e consapevoli, e con leggi e programmi pubblici che queste scelte facilitino, è diventata una buffonata rumorosa e inquinante, che finisce in gloria con tanto di assurdi concerti rock.
Che cos'è, una captatio benevolentiae verso un pubblico "giovanile" che si immagina rozzo e incapace, dedito solo agli stadi di calcio e alle adunate di musicaccia, e che quindi va contattato solo attraverso questi suoi due "argomenti", gli unici per lui comprensibili? E non è questo realismo mediatico un sottile disprezzo razzistico?
Ma che c'entra poi, anche stilisticamente? Oltretutto, se c'è una musica inquinante dal punto di vista acustico, energetico e ambientale, è proprio il rock. Perfino la sua origine è artificiale e assimilabile ai rifiuti tecnologici: musica di consumo ultra-commerciale inventata a tavolino dagli editori discografici americani, una derivazione di una imitazione di una semplificazione della musica para-jazzistica, cioè il rhythm & blues di Kansas City. Insomma, tra le tante musiche possibili, proprio la meno naturale in assoluto. Quindi, il peggio. Ma poi le modalità dell'ascolto: la folla, l'eccesso di rifiuti, lo spreco di energia elettrica, il rumore inquinante dei concerti rock all'aperto, pongono problemi seri proprio a quella Terra che con grande faccia tosta (di tolla, o di bronzo) si dice di voler proteggere*.
Questo fa capire che razza di retorica furba, politica e buffonesca sono queste ricorrenze, che ormai solo i club pseudo-ecologisti e di potere, e le ingenue maestre elementari, ricordano. Mentre tutt'intorno, l'uomo-massa e gli stessi pseudo-ecologisti furbacchioni vivono proprio come tutti e come sempre, usando la loro automobile e-o il SUV da cafoni anche quando non è utile (al massimo, i Fantozzi più ipocriti, issandovi sopra la costosissima bici al titanio), accendendo i loro tre telefonini, vestendo le magliette firmate che sono esattamente uguali a quelle anonime, mangiando da schifo, inquinando, sprecando acqua da bere per la toilette o per lavare l'auto, accendendo il lava-biancheria per tre camicie, (non) frequentando la Natura, (non) risparmiando energie, insomma vivendo malamente proprio come tutti gli altri. Da perfetti moderni stupidi à la page.
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* Sia chiaro, poiché sono note le mie simpatie per il jazz e, in subordine, per la musica classica, tengo a precisare per onestà che direi cose analoghe, anche se meno forti, se i concerti all'aperto fossero classici o jazzistici, e perfino se poco amplificati. Come infatti sono contrarissimo alle buffonate snob dei concerti di musica sinfonica o jazz sui prati e tra i boschi delle Alpi, che sembrano inventati da menti nevrotiche ossessionate dal cosiddetto "silence de la Nature", in realtà inesistente, gente che odia il fremito del vento, il cinguettare degli uccelli e il rumore delle fronde, cioè il bellissimo e complesso "suono della Natura".

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15 dicembre 2008

 

Ambientalisti Liberal. Ci piace, se non altro, la parola “scienza” nel comunicato

Siamo lieti che la nostra inpostazione, assolutamente originale, di ecologia liberale nel senso del nostro Manifesto (v. colonnino a lato), cioè come scienza e come tutela di diritti di libertà, sia stata accolta da Silvano Vinceti del gruppo "Ambientalisti Liberal" e indirettamente anche dal responsabile dell'ambiente di Forza Italia, che hanno stipulato un accordo.
Non possiamo sapere se tutte le implicazioni di una ecologia davvero liberale siano presenti a entrambi i contraenti. Per il momento ci piace sottolineare almeno l'esplicito riferimento alla "scienza" e ai diritti di libertà del comunicato che è stato emesso, e che riprendiamo da Abruzzo Liberale:
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"Nell’incontro tenutosi tra il cordinatore nazionale di Forza Italia on. Denis Verdini e il presidente nazionale degli Ambientalisti Liberal Silvano Vinceti è stata ufficializzata l’entrata della formazione politica ambientalista, già federata a Forza Italia, nel partito azzurro. Argomento centrale dell’incontro è stato il rafforzamento di una cultura e politica ambientale su basi scientifiche e conforme ai valori e principi liberali, alternativa al radicalismo ambientale ancora presente in molte organizzazioni ecologiste e all’eco-marxismo, incarnato dai Verdi, che tanti danni hanno fatto al Paese. Silvano Vinceti, in accordo con l’onorevole Tortoli, responsabile del Dipartimento Ambiente è stato nominato responsabile del dipartimento Turismo Ambientale e si impegnerà per il consolidamento di una economia turistica ove i parchi e le aree marine protette italiane, uniti a tutto il patrimonio paesaggistico, naturalistico ed ambientale, saranno sempre più centrali".

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29 aprile 2008

 

Meritata lezione per radicali amanti del Potere e rossi travestiti da Verdi. E noi veri ambientalisti?

Sull’inevitabile fine politica dei Verdi italiani, fin dalla fondazione della lista del Lazio (1984) e nazionale (1985) in mano a dirigenti ex-radicali ambiziosi o ex-ultrasinistra che volevano giocare alla “lotta politica”, ma del tutto ignari fino a quel momento di ecologia e di difesa della Natura (come Rutelli, Filippini, Signorino, Cento, Pecoraro Scanio ecc.), ecco la testimonianza dell’amico Ennio La Malfa, che invece è stato un vero precursore ambientalista fondatore di Kronos 1991 nei lontani anni 70, un lucido precursore con 10 anni di anticipo, in tempi in cui quasi nessuno sapeva di ecologia, e tra quei pochi che sapevano molti erano addirittura contrari o non capivano il valore scientifico, culturale e politico della battaglia ecologista.

"L’ambiente? Un lusso che non possiamo permetterci" intitolava il Corriere della Sera riportando la condanna della Cgil. "Non il lupo, ma l’uomo è l’animale più braccato del Parco d’Abruzzo", urlavano giornali e manifesti del Pci dando fiato all’ottusa protesta anti-Parco degli abitanti di Opi e Pescasseroli. E dentro il Partito Radicale, che molti anni dopo si inventò di essere stato un precursore dei Verdi, oltre a uno dei fratelli Spadaccia convinto che “il nucleare è pulito”, c’era la giovane Filippini, bravissima militante anti-militarista come Rutelli e Signorino, che dopo aver assistito a un mio discorso nella Lega Naturista in cui preannunciavo il primo Referendum anti-caccia e un programma di educazione all’alimentazione naturale, sbottò nel corridoio di via di Torre Argentina nell’infelice invettiva: “Ma lo vuoi capire, Nico, che gli uccellini e la macrobiotica non sono politica?”. E certo, visto com’è andata, aveva probabilmente ragione!

Ma allora perché pochi anni dopo vedemmo gli stessi radicali Rutelli, Filippini, Signorino e Pecoraro Scanio diventare leaders dei Verdi o di gruppi verdi dissidenti? Tutti infusi di sapienza naturista dallo Spirito Santo, che evidentemente ha un debole per i radicali? E lo stesso per Paolo Cento, detto in gergo romanesco “er piotta”, leader dell’estrema Sinistra (Lotta Continua), convertitosi sulla via di Damasco dalle bottiglie molotov alla non-violenza verde. Del resto, alla protesta contro la centrale di Pian de Cangani a Civitavecchia, gli operai comunisti avrebbero aggredito i manifestanti ecologisti, tra cui Nicola Caracciolo. Già allora si credeva allo stereotipo sbagliato e reazionario che la difesa dell’ambiente vuol dire mancanza di occupazione. Che tempi.

Ma dieci anni prima della creazione delle Liste Verdi avevo fondato durante un Congresso del Partito Radicale la Lega Naturista (Bologna, giugno 1975), il primo club ecologista e naturista in Italia, che aveva l’intento di riunire finalmente tutti i temi della filosofia e scienza naturista (la famosa "vita secondo Natura"), dall’alimentazione alle medicine naturali, dal risparmio e riutilizzo di oggetti e materie prime all’autoproduzione di energia, dal no alla caccia e alla vivisezione all’escursionismo naturalistico, dalla tutela della Natura al controllo sugli alimenti ecc. Proprio quei temi che secondo la Filippini e lo stesso Pannella non erano abbastanza “politici”.

Ebbene, quando nascemmo, a Roma, dove la LeNa operava da una sede in via Giulia offertaci da Caracciolo, di ecologico o ecologista c’era soltanto Ennio La Malfa, col suo idealistico club Kronos 1991, che capiva tutto al volo, che ci entusiasmava con noi per ogni utopia realizzabile. E ci davamo una mano con la tipica generosità degli innovatori, che in fondo sono eterni diciottenni. Fu lui, altro che furbi assessori alla moda degli anni 90 in cerca di consensi snob, a organizzare il primo raduno di biciclette in funzione anti-auto, le dimostrazioni sulle tecniche di compostaggio e i corsi anti-incendio, risparmio, autosufficienza e produzione di energie alternative, tra cui il solare.

E fu, anni dopo, nella nuova sede che i nostri club (Kronos e Lega Naturista) condividevano in via Magenta, a Roma, che un bel giorno dell''84 io ed Ennio vedemmo arrivare strane facce mai viste prima, giovani politici dell'ultra-sinistra come Cento, o attivisti noti che mai si erano occupati di ambiente, come gli amici Rutelli e Filippini. Volevano fondare, nientemeno, e proprio loro, il partito dei Verdi. E non su posizioni di protezionismo scientifico ed educativo come volevamo noi, ma come un ennesimo gruppuscolo di estrema Sinistra ad imitazione dei Gruenen tedeschi. Io e La Malfa, come tutti i protezionisti presenti, eravamo contrari. Noi volevano un gruppo duro e severo, non generalista ma specializzato nei temi della Natura, trasversale, cioè contro tutti, dato che tutti i partiti in Italia erano e sono contro l’ambiente. Io aggiunsi che non c’era spazio politico, con dieci partiti di cui due o tre comunisti, uno socialista e uno radicale, per un altro partito di Sinistra. Loro, invece, volevano fare il solito gruppuscolo di Sinistra estrema per scalare il Potere in concorrenza con gli altri, differenziandosi con l’etichetta verde, un logo come un altro. Ricordo che prima di votare contro chiesi provocatoriamente se avrebbero difeso anche la tipica signora anziana "di destra" amante dei gatti, e se per loro la distruzione d'un albero secolare sarebbe stata meno grave d'una mozione sulla spartizione dei posti al Consiglio Comunale. Non mi risposero, e votai contro.

Ora la notizia della fine, in pratica, di quei Verdi, che sia pure con leaders improvvisati e inadeguati, io ed Ennio vedemmo nascere proprio nella nostra sede di via Magenta nel lontano 1984, non ci fa piacere. Però ci fa dire: ben vi sta. Ora potete constatare che quello che vi dicevamo alla fondazione era vero. Come avevo scritto sull’Astrolabio poco prima della fondazione dei Verdi, non c’era (e del resto non c’è tuttora) uno spazio politico per un partito Verde inteso come il solito partito politico generalista e tutto-fare, che parla di tutto e vota su tutto. Ma c’è bisogno, invece, di un pre-partito, di una lobby trasversale dura e grintosa, né di Destra né di Sinistra, che difenda con ogni mezzo la Natura, il Paesaggio, gli alberi, gli animali, il cibo dell’uomo.
NICO VALERIO (fondatore della Lega Naturista nel 1975)

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"Avevamo previsto questo disastroso evento per gli amici Verdi. Alcuni dirigenti del partito ci avevano telefonato contestandoci duramente le previsioni. Ora qualcuno di loro, rileggendo quanto avevamo scritto a febbraio, ha dovuto riconoscere la validità di quell’esame.

Noi tutti, comunque, non avremmo mai pensato che nel crollo della "torre verde" cadessero anche gli altri partiti della Sinistra "arcobaleno". Una catastrofe senza precedenti, un evento di cui parlerà la Storia. Nel nuovo parlamento non ci sarà più un deputato o senatore che rappresenti la Sinistra storica, il comunismo.

A decretare la fine del comunismo è stato il popolo, esasperato da un Governo che ha peggiorato la qualità della vita, un Governo di sinistra che invece di dare fiducia nel futuro e serenità, ha saputo trasmettere angoscia e rabbia. Un Governo indeciso su tutto, in continua lotta al suo interno per ogni questione di utilità pubblica. La gente, anche quella di sinistra, ha preso in mano le redini della situazione e con il voto ha mandato a casa Prodi insieme ai suoi accoliti. In particolare gli elettori hanno punito duramente i partiti del no, quelli che ancora credevano agli operai della Fiat degli anni ’70, quelli che ancora gridavano di "togliere ai ricchi per dare ai poveri".

Partiti, questi ultimi, ancorati ad un passato ormai finito in soffitta, nostalgici del ritorno del comunismo sovietico, ormai bandito dalla stessa Russia, partiti che non hanno capito l’evoluzione dei tempi, né il fenomeno della globalizzazione. E’ stato per un certo verso una lezione di maturità della gente, stanca di essere presa in giro. Se poi questa svolta sarà peggio di prima, si vedrà! L’importante per tutti è stato uscire da una pastoia angosciante e in alcuni casi patetica creata dal governo Prodi.
Ora per tante persone che operavano nei quattro partiti della Sinistra Arcobaleno sarà un problema, e per alcuni un dramma: trovarsi un lavoro! Soprattutto per i parlamentari che non hanno potuto superare la soglia dei 30 mesi per avere a vita la pensione. Molti dovranno cercarsi un lavoro, uno vero, e così forse capiranno cosa vuol dire guadagnarsi da vivere ogni giorno con rinunce e sacrifici. Sarà un dramma anche per centinaia di giovani che lavoravano nelle segreterie dei partiti e che ora non hanno più una casa dove "mangiare".

Non sarà facile risorgere, soprattutto per i Verdi, che dopo i no a tutto, dopo la "monnezza" di Napoli e dopo le indagini della magistratura sul ministro Pecoraro, per molti anni dovranno subire l’inevitabile ghettizzazione politica e sociale.

Un danno, comunque, a tutto il mondo ambientalista, che in futuro dovrà stare più accorto nelle proprie battaglie, per non correre anche lui il rischio dell’onda lunga dell’isolamento sociale.

Qualcuno potrebbe dire che siamo stati duri nei giudizi verso i Verdi italiani. Sì, è vero, siamo volutamente stati duri! E questo perché, "grazie" ai loro errori, ora l’ambientalismo sano, quello vero, è visto con sospetto dalla stessa gente che fino qualche tempo fa ci sosteneva. Anche noi, inevitabilmente, subiremo gli effetti di questa sonora sconfitta e, quindi, tutti i veri ambientalisti italiani dovranno rivedere le strategie future, non solo di intervento sull’ambiente e sulla qualità della vita, ma soprattutto sulla propria sopravvivenza. Per questo motivo non possiamo essere teneri di giudizio su tutta quella che fu la Sinistra Arcobaleno.
ENNIO LA MALFA (Fondatore di Kronos 1991).
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E un anno dopo, nel giugno 2009, paragonando i Verdi italiani ai loro cugini europei, La Malfa così commenta:
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I VERDI EUROPEI E LE CENERI DEI VERDI ITALIANI
In tutta Europa, ma in particolare in Francia e in Germania, i Verdi avanzano e conquistano seggi. I Verdi francesi mandano a Strasburgo addirittura 14 europarlamentari. E in Italia? Scompaiono definitivamente! E’ una triste constatazione. La colpa di ciò, l’avevamo in più riprese analizzata anni fa, è stata quella di aver abbandonato l’iniziale vocazione di un movimento trasversale a tutte le altre forze politiche del Paese, dedicato esclusivamente ai problemi della salvaguardia dell’ambiente e della qualità della vita. Invece i nostri si sono fatti incastrare da logiche fuori del tempo e della storia. Incantati da chi ancora sperava di tornare al "Sovietismo" anni ’50. Ci si è fatti incastrare da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, ecc. Tutte sigle che secondo me dovrebbero essere bandite dal dizionario umano perché la sola parola comunismo è sinonimo di morte e sofferenza come fu per il nazismo e il fascismo. Dalle decine di milioni di morti voluti da Stalin, ai 2 milioni di morti di Pol Pot, fino ai giorni nostri dove ancora dobbiamo assistere alle repressioni e alle spietate dittature dell’ex Birmania e della Corea del Nord, senza poi parlare della sofferenza inflitta al popolo del Tibet da parte della Cina Comunista. Oggi sarebbe giusto, per una certa onestà intellettuale, che le Nazioni Unite bandissero la parola comunismo.
In tutto questo mi dispiace profondamente per personaggi validi e di grande sensibilità umana e culturale travolti dal crollo dei Verdi Italiani, mi riferisco alla cara amica Grazia Francescato che per la sua professionalità, sensibilità e competenza avrebbe meritato di militare non nei Verdi italiani ma in quelli tedeschi o in quelli francesi.
ENNIO LA MALFA

AGGIORNATO IL 27 MARZO 2015

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21 ottobre 2006

 

Ai radicali di “Rientro Dolce” che coniugano ambiente e demografia

Banner di RientroDolceCari amici di "Rientro Dolce"(*), non sono tra voi solo perché da buon naturista pratico dedico le domeniche a camminare tra boschi e montagne. Dove non ho mai incontrato alcun "ecologista" o "verde" noto o impegnato. Da questo capirete che non credo più, ormai, in Italia, alla "parola parlata", cioè alla politica politichese, ai riti avvocateschi. Un po', da scrittore e giornalista, credo ancora alla "parola scritta".

Complimenti per il vostro sito, molti auguri e molta solidarietà da parte di chi, fin da adolescente è sempre stato contemporaneamente un liberale deciso, un radicale e un ambientalista severo. Caso unico in Italia. Un ultrà liberale che… fonda il primo club ecologista, nove anni prima dei Verdi: incredibile. Che inventa il no alla caccia, il mangiar sano, teorico (in vari libri) perfino della terapia con gli alimenti, del vegetarismo e del nudismo. E sono addirittura un "anti-marca", un "no logo": vi dirò un’altra volta perché questa è – nonostante che l’abbiano fatta propria i cretini snob e figli di papà della Sinistra antagonista – una posizione tipicamente liberale e liberista. Di mercato, addirittura. Insomma, una normale, razionale strategia di autotutela dei cittadini consumatori.

Ma, se ci pensiamo bene, un liberale-ecologista (con un Croce che ha promosso il primo Parco nazionale in Italia, i liberali Zanotti Bianco ed Elena Croce che hanno fondato Italia Nostra, i liberali che fondarono il Wwf internazionale, e in Italia i vari ministri liberali dell'ecologia) è meno incredibile di quanto la vulgata rosso-verde a Sinistra e l’ottusità della Destra vogliono far credere (come dico più avanti). Perché l’ecologia, anzi l’ecologismo, è liberale. Direbbe Croce, è liberale o non è. Dirò di più: a parte la sua origine liberale, l’ecologia con i suoi nuovi diritti di libertà riguardo all'ambiente, e soprattutto con la sua teoria dei limiti, è una metafora perfetta della teoria dei limiti dei diritti di libertà tipica del liberalismo.

Con l’occasione del vostro meeting ho aperto un sito, che è anche vostro, intitolato a "Ecologia liberale". Che dovrebbe approfondire la questione teorica del curioso legame tra liberalismo e Natura. E che nel primo articolo introduce appunto il tema dell'origine liberale dell'ambientalismo.

Solo sulla demografia c'è qualche differenza. Voi arrivate all’ecologia dalla demografia malthusiana. Però voi e il mio carissimo amico "Gigi" De Marchi fate un discorso ideologico, di demografia in generale, senza mai distinguere tra Asia ed Europa. Sull’Asia sono con voi, sull’Europa e l’Italia no. Ad un popolo (troppo numeroso, è vero, ma da tanto tempo) di anziani, di nonni, in cui anche i più giovani non fanno più figli, tanto che si è costretti ad importare manodopera legale e illegale, come gli si può dire "limitate le nascite"? E’ perfino ridicolo. Anzi, avete visto la vicenda di Maria, la bambina bielorussa, lo scandalo delle migliaia di adozioni ed affidi? Un popolo viziato e pauroso che non fa più figli (perché è cosa fastidiosa o antieconomica…), ma preferisce comprarli all’estero quando sono già grandicelli. Costano di meno. Una "delocalizzazione genetica" che ha del cinico. A questa gente voi dite di ridurre le nascite? concentriamoci, piuttosto su Cina e India, sull’Africa e il Sud-America. Anche se da buon naturista, so che la Natura, prima o poi si autoregola. E infatti l’incremento di natalità sta diminuendo in Asia, non in modo "dolce", ma anche "per colpa" delle brutali repressioni degli Stati.

Mi concentro, perciò, sulla questione ambientale. Ho messo in alto a sinistra, nel sito Ecologia Liberale, queste poche righe schematiche di programma-manifesto: "L'ecologia è una scienza. Severa e poco accomodante come tutte le scienze. Ma anche l'ecologismo deve tornare ad essere razionale, secondo le leggi della natura e le libertà dell'uomo, che sono fondate sui limiti, cioè sulla ragione. E deve essere il più neutrale possibile, non un altro mezzo con cui fare lotta politica contro gli avversari di classe. L'ecologia, perciò, è liberale, o non è. Perché è super partes. Perché solo dove sono rispettati diritti e doveri è possibile rispettare l'ambiente, perché liberali sono stati i primi ecologi ed ecologisti, e perché natura e ambiente configurano il primo dei diritti di libertà, quello di vivere secondo natura, anzi, di vivere". Il resto lo potrete leggere negli articoli (spero che ci sia anche qualcuno mandato da voi) su questo sito. Auguri.
Nico Valerio
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(*) "Rientro Dolce", che ha sede a Firenze, è un’associazione radicale che si occupa di sovrappopolazione e ambiente. L’apertura del sito "Liberali Italiani" ha coinciso con un convegno di RD. Di qui il saluto agli amici, liberal-radicali e in senso lato ambientalisti. Era il 6 ottobre e il sito "Ecologia liberale" si apriva con un riuscito articolo, scritto di getto direttamente sul blog, che riandata alla fondazione del primo club ecologista italiana, avvenuta in casa radicale nel lontano 1975. Purtroppo, per un errore l'articolo fu cancellato. Dopo questa falsa partenza aspettai una settimana per riaprire il sito.

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