28 aprile 2011

 

Risparmiare acqua, Natura e soldi. Toilettes a secco che danno un utile “compost” naturale e inodore.

Toilet Finished Compost Preziosa acqua da bere usata come banale mezzo meccanico per trascinare via i rifiuti: incredibile. E’ quello che facciamo ogni giorno. Anche noi laureati, anche noi presunti intelligenti e sedicenti colti. Una famiglia di 5 persone spreca ogni anno 150 mila litri di acqua da bere con l’assurdo scopo di eliminare e trasportare 250 litri di escrementi. Uno spreco, uno scandalo senza pari. L’uso dei moderni impianti “igienici” ha un impatto notevole sull’inquinamento delle acque e sulla rarefazione di acqua potabile. Un giorno i posteri ci chiederanno ragione di questa ottusità.

Senza contare lo spreco di carta a cui si accompagna questo spreco d’acqua. Ha fatto scalpore e anche suscitato ironia (che è spesso una facile maschera per nascondere l’imbarazzo di chi non sa che rispondere) il mio articolo sull’assurdo spreco di preziosissime risorse idriche – anche con la complicità dell’inutile, dannosissima e decisamente anti-igienica “carta igienica” – che si compie ogni giorno nelle nostre stanze da bagno. Tra docce ripetute, spesso inutili e dannose, e uso irrazionale dello sciacquone, se ne va una gran parte del patrimonio nazionale dell’acqua da bere. Ma la signora Rossi non lo sa, non lo vuole sapere, non vuole sentire ragioni, per continuare nelle sue abitudini e per dilapidare stupidamente il patrimonio N.1 dell’umanità: l’acqua.

Nell’articolo si proponevano consigli pratici utilizzabili subito per razionalizzare gli impianti e ridurre gli sprechi, a cominciare da quello della carta igienica, che a sua volta si tira dietro quello dell’acqua. Ma il problema può, deve, essere riformato alla radice utilizzando toilettes biologiche che, senza il minimo odore, grazie all’uso dei batteri producono sano e utilissimo composto (compost) da vendere poi ad agricoltori e aziende o utilizzare sul terrazzo o in giardino, o al limite da spargere nei nostri parchi urbani o in campagna. Riportando tutto alla Natura. Sul tema, ecco un brano del grande Lester Brown, ecologo di valore, antesignano e teorico dello “sviluppo sostenibile” (Piano B 4.0, ed Ambiente).
NICO VALERIO

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“Utilizzare l’acqua una sola volta e per smaltire i rifiuti umani e industriali è un sistema antiquato e che, a causa delle carenze di risorse idriche, rischia di produrre gravi danni. L’acqua che entra in una città viene contaminata da rifiuti di origine umana e industriale e ne esce pericolosamente inquinata. I rifiuti industriali tossici scaricati nei fiumi, nei laghi o nei pozzi inoltre si infiltrano nelle falde, rendendo l’acqua di superficie e quella sotterranea pericolose da bere.

L’attuale impostazione prevede l’impiego di enormi quantità di risorse idriche per riversare i rifiuti in un sistema fognario nel quale l’acqua può essere o meno trattata prima di essere scaricata nei corsi d’acqua locali. L’abitudine a disfarsi dell’acqua senza pensarci (flush and forget) rimuove i nutrienti che si trovano nei terreni e li disperde nei corsi d’acqua. Questa prassi ha due conseguenze: da un lato i terreni si impoveriscono, dall’altro le eccessive concentrazioni di nutrienti causano la formazione di zone morte (dead zones) lungo le coste oceaniche (attualmente ne sono censite circa 400). Questo sistema è quindi costoso, usa l’acqua in modo intensivo, interrompe il ciclo dei nutrienti del terreno ed è fonte di malattie e decessi. In tutto il mondo, lo scarso livello della disinfezione e dell’igiene personale sono responsabili della morte di due milioni di bambini all’anno, pari a un terzo di quei sei milioni causati da fame e malnutrizione.

Sunita Narain, del Centre for Science and Environment, sostiene in modo convincente che in India un sistema fognario basato sull’uso dell’acqua e di depuratori non è sostenibile né dal punto di vista dell’ambiente né da quello economico. Fa notare che una famiglia indiana di cinque persone che produce in un anno 250 litri di escrementi, usando un normale sciacquone contamina con gli scarichi 150 mila litri di acqua.

Per come è attualmente progettata, la rete fognaria indiana è in pratica un sistema di diffusione di microrganismi patogeni. È sufficiente una piccola quantità di contaminanti per sottrarre all’uso umano grandi quantitativi di acqua. Con questo sistema, Narain sostiene che “i nostri fiumi e i nostri bambini stanno morendo”. Il governo indiano, come quello di molti altri paesi in via di sviluppo, sta inutilmente cercando di estendere sistemi fognari basati sull’uso dell’acqua e strutture per la loro depurazione a tutto il paese. Pur non essendo in grado di colmare l’enorme divario tra i servizi necessari e quelli erogati, non vuole comunque ammettere che si tratta di un’opzione economicamente irrealizzabile.

Fortunatamente esiste un’alternativa economica: la compost toilette. Si tratta di un gabinetto che non usa acqua, è inodore, è collegato a un piccolo impianto di compostaggio e a volte a un serbatoio di raccolta separata dell’urina. L’urina raccolta può poi essere utilizzata dalle aziende agricole come fertilizzante. La compostiera converte il materiale fecale umano in humus, che è privo di odori e occupa meno del 10% del volume originale. La compostiera va svuotata circa una volta l’anno, a seconda del modello e delle dimensioni. I rivenditori periodicamente prelevano l’humus e lo rivendono come concime, assicurando così che i nutrienti e le materie organiche ritornino al terreno e riducendo il bisogno di fertilizzanti chimici la cui produzione richiede molta energia.

Questa tecnologia abbatte considerevolmente i consumi idrici delle abitazioni e le loro bollette, riducendo nel contempo la quantità di energia necessaria al pompaggio dell’acqua e alla sua depurazione. Inoltre, nel caso vengano aggiunti anche gli scarti alimentari riduce la produzione di rifiuti solidi, ripristina il ciclo dei nutrienti e risolve il problema del trattamento delle acque nere. La Environmental Protection Agency degli Stati Uniti elenca diverse marche di toilette compost legalmente approvate. Questi gabinetti, usati inizialmente in Svezia, hanno dimostrato di funzionare benissimo in tutte le condizioni in cui sono stati sperimentati, inclusi condomini svedesi, case americane e villaggi cinesi. Per i 2,5 miliardi di persone che non hanno un sistema fognario, le compost toilet possono rappresentare la risposta.

Rose George, autore di The Big Necessity: The Unmentionable World of Human Waste and Why It Matters ci ricorda che il sistema flush and forget (scarica e dimentica) divora energia per due ragioni. La prima è che l’energia è necessaria per trasportare grandi quantità di acqua potabile (lo sciacquone è responsabile fino al 30% dei consumi idrici abitativi). La seconda è che ci vuole molta energia per gestire un impianto di depurazione. Molti anni fa il presidente americano Theodore Roosevelt osservava che “i popoli civilizzati devono trovare un sistema alternativo allo smaltimento dei propri escrementi che non sia quello di gettarli nell’acqua potabile”.

In sostanza, ci sono varie ragioni perché le compost toilet più avanzate meritano la priorità: sempre maggiori penurie idriche, prezzi dell’energia crescenti, aumento delle emissioni, riserve di fosfati in via di esaurimento, un grande numero di zone morte oceaniche a causa degli scarichi in mare, l’incremento dei costi sanitari per malattie intestinali e un aumento dei capitali da investire per la realizzazione dei sistemi fognari tradizionali.
Una volta che il gabinetto è separato dal sistema idrico, anche riciclare l’acqua domestica diventa molto più semplice. Nelle città, il metodo più efficiente per aumentare la produttività idrica è l’adozione di un sistema di trattamento e riciclaggio idrico che usi sempre la stessa acqua. Con un sistema di questo genere, che è assai semplificato se sono assenti le cosiddette acque nere, solo una piccola parte d’acqua si perde per evaporazione durante il ciclo.

E con le tecnologie oggi disponibili è possibile riciclare quasi all’infinito le acque urbane. Alcune città che affrontano il problema della penuria idrica e dell’aumento dei prezzi stanno cominciando a riutilizzare la loro acqua. Singapore, ad esempio, che compra acqua dalla Malesia a prezzi molto alti, la sta già riciclando riducendone così le importazioni. Windhoek, capitale della Namibia, uno dei luoghi più aridi dell’Africa, ricicla le acque grigie traendone acqua potabile. Nella California, ove vi è una carenza idrica, la contea di Orange ha investito 481 milioni di dollari in un sistema di depurazione che, aperto all’inizio del 2008, converte le acque grigie in acqua pulita e sicura destinata al ripristino delle falde acquifere locali. Los Angeles sta per seguirne l’esempio. Nella Florida meridionale nel 2007 è stato approvato un piano per riciclare l’acqua usata in acqua potabile. Per un numero sempre maggiore di città, il riciclaggio idrico sta diventando una questione di sopravvivenza.

Molte industrie stanno sperimentando situazioni di carenza idrica e si stanno orientando verso sistemi di smaltimento dei rifiuti che non utilizza acqua. Alcune aziende convogliano i flussi dell’acqua di scarico trattandoli con prodotti chimici appropriati e con sistemi di filtrazione a membrana, al fine di riutilizzarli. Peter Gleick, curatore della relazione biennale The World’s Water scrive: “Alcune attività, come quelle di lavorazione finale dei metalli, le cartiere, le lavanderie industriali, stanno cominciando a sviluppare sistemi a ciclo chiuso grazie a cui tutte le acque reflue vengono riutilizzate all’interno dell’industria, e in questo modo necessitano di modeste quantità di nuova acqua per recuperare quella che evapora o che viene incorporata nei vari prodotti”. Le industrie si stanno muovendo più velocemente rispetto alle città, ma le tecnologie che hanno sviluppato possono essere usate anche per il riciclo dell’acqua urbana.

A livello domestico, l’acqua può essere risparmiata anche tramite l’uso di docce, gabinetti, lavastoviglie e lavatrici ad alta efficienza idrica. Alcuni paesi stanno adottando standard di efficienza idrica degli elettrodomestici e le relative etichettature, analoghe a quelle per l’efficienza energetica. Quando i costi dell’acqua saliranno, cosa che accadrà inevitabilmente, anche in ambito domestico diventeranno economicamente attraenti le toilette a compostaggio e gli elettrodomestici ad alta efficienza idrica.

Gabinetti e docce sono insieme responsabili di più della metà dei consumi d’acqua domestici. Mentre i gabinetti a scarico tradizionale hanno bisogno di quasi 23 litri per ogni utilizzo, negli Stati Uniti il limite massimo per quelli nuovi è di 6 litri e in quelli dotati di tasto per la scelta tra due opzioni, soltanto 4 litri o 6 litri. Passare da una doccia che fa scorrere circa 20 litri al minuto a una da meno di 10 litri dimezza il consumo dell’acqua. Per le lavatrici, quelle a carico frontale progettate in Europa usano il 40% in meno d’acqua rispetto ai tradizionali modelli americani con carica dall’alto.

Il sistema di smaltimento attuale basato sull’acqua non è sostenibile. Vi sono troppe abitazioni, fabbriche e allevamenti per potersi permettere di continuare a lavare e a smaltire sprecando le risorse idriche del nostro pianeta sovrappopolato. Continuare con questo approccio è da incoscienti oltre che retrogrado, un sistema appartenente a un’epoca nella quale c’erano molto meno persone e attività produttive”.
LESTER BROWN *

* da Lester Brown, Piano B 4.0, Ed Ambiente, 2008). Lester R. Brown è presidente dell’Earth Policy Institute, un’organizzazione non profit e interdisciplinare, che ha sede a Washington D.C., fondata nel maggio 2001 insieme a Reah Janise Kauffman. Lo scopo dell’Earth Policy Institute è l’elaborazione di un piano per salvare la civiltà e di individuare il percorso per raggiungere quest’obiettivo. Brown è stato definito dal Washington Post come “uno dei pensatori più influenti del mondo”. Il Telegraph di Calcutta lo ha indicato come “il guru del movimento ambientalista”. Nel 1986, la Biblioteca del Congresso ha richiesto i suoi scritti per i suoi archivi. Circa 30 anni fa, Brown contribuì alla definizione del concetto di sviluppo sostenibile, un’idea che è alla base del suo progetto di eco-economia. È stato fondatore e presidente del Worldwatch Institute per i primi 26 anni. Nel corso della sua carriera, iniziata con la coltivazione dei pomodori, Brown è stato autore e co-autore di numerosi testi e gli sono state conferite 24 lauree honoris causa.

IMMAGINE. Ecco, in un pratico cassettino, come si presenta il compost in uno dei tanti apparecchi sanitari a secco in commercio (v. sito). Tra l’altro, assolutamente inodore, assicura la guida.

AGGIORNATO IL 4 DICEMBRE 2014

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18 aprile 2010

 

Toilette e sprechi energetici. No alla carta igienica che distrugge gli alberi e ci lascia tutti sporchi.

carta_igienica_euroChe cos’è, un manifesto degli sporcaccioni? No, anzi, gli sporcaccioni sono loro, siete voi, tutti quanti. Gente che fa finta di pulirsi con… della carta, ma ci pensate? Una cosa davvero orribile, disgustosa. Non verrebbe in mente a nessun marziano, credetemi. Tantomeno ai civilissimi antichi Romani, inventori delle Terme. Chi si sporcava, semmai si lavava, non si "asciugava", come si fa oggi orribilmente. Proprio vero che è dalla stanza da bagno che si vede l’intelligenza degli Uomini (con la maiuscola).
      A proposito di uomini (con la minuscola), che pensare di una Civiltà che va avanti a Ipod e Gps ma non ha ancora risolto il secolare problema delle minzioni casalinghe di noi maschi? E meno male che secondo le donne siamo i  padroni del Mondo. Inutile che ridacchiate: non è previsto nessun apparecchio specifico.
      Certo, in commercio, esiste, ma solo per scuole, caserme, conventi ed altre comunità maschili. Mai in famiglia. Incredibile, ma vero, l’orinatoio, unico insostituibile, ineliminabile, imprescindibile, essenziale, precipuo, doveroso, anzi obbligatorio strumento specializzato atto alla bisogna, non esiste in nessuna casa privata del Mondo tutto. E il maschio che volesse farlo installare dovrebbe vedersela poi con la moglie-madre-nonna-figlia, risolutamente contraria per bizzose ragioni femminili, cioè "estetiche", all'orinatoio incassato nel muro. 
      Insomma, altro che Potere dei Maschi: noi poveretti non abbiamo neanche un luogo dove fare pipì. Segno che non comandiamo un tubo, altroché. Se fosse stato utile alle donne, avreste già visto assemblee vocianti, cortei rumorosi, commissioni incazzate, movimenti estremisti, perfino partiti,"per la difesa della povera donna" cui è impedito il più elementare dei bisogni dopo il cibo. E invece? Di tutt'altra pasta, noi uomini signorilmente, appunto "virilmente", soffriamo in silenzio senza darlo a vedere...
      Quel che è certo, ad ogni modo, è che in una ideale Città di Platone o di Tommaso Campanella, saggiamente retta da maschi, vedreste in ogni casa la forma perfetta dell’orinatoio, discretamente incassato nel muro, ora anche autopulibile grazie a una cellula fotoelettrica e chiudibile per la soddisfazione estetica delle donne, che - si sa - badano solo a queste cosette, anziché fondare città, inventare filosofie e redigere Costituzioni. E che si lamentano, ignare di anatomia maschile (il prepuzio impedisce di dirigere il getto di urina dove si vuole), se bambini, giovanotti, maturi o anziani la fanno, spesso sbagliando mira, nella tazza del cesso, che è molto più in basso e quindi adatta solo a chi si siede, quindi alle donne. Tanto che molti anziani, con l’esperienza che viene dagli anni, hanno eletto giustamente a misura di maschio il lavabo. Comunque, anche dopo aver orinato, in qualunque apparecchio sanitario, c'è chi anziché lavarsi usa la carta igienica. 
      L’ipocrisia, la femminilizzazione dei valori, la crescente “politicamente corretta” svirilizzazione da cui è affetta l’Europa, specie del Centro-Nord (e che sono uno degli elementi della sua decadenza culturale e politica), arriva al punto da costringere l’uomo a orinare seduto, contraddicendo la sua storia e la sua anatomia. In pratica, sono le donne di casa o delle pulizie, e i proprietari di appartamento, a pretendere da familiari o inquilini maschi di orinare seduti come le donne, “per non sporcare”. Ma qualcuno ha mai detto a quegli ottusi che l’anatomia degli uomini è diversa da quella delle donne e che, semmai, la soluzione più logica sarebbe quella di cambiare gli assurdi e anti-fisiologici sanitari in uso, installando pratici orinatoi a parete? Ovviamente, quando ci sono stupidi o prepotenti di mezzo si arriva subito alle questioni legali e alle sentenze (finora sensate), com’è accaduto in Germania.

Il mercato della carta igienica in Europa vale 8,5 miliardi di euro ed è più o meno il 25 per cento del consumo mondiale. Ogni europeo ne consuma in media 13 kg ogni anno, con un consumo totale nell'intera Europa pari a 5,5 milioni di tonnellate, vale a dire 22 miliardi di rotoli di carta igienica. Negli Stati Uniti ogni giorno sono consumati ben 34 milioni di rotoli, per produrre i quali si distruggono ogni anno 221.000 alberi, si consuma un sacco di elettricità e di acqua, e si produce molta anidride carbonica. Un solo rotolo di carta igienica costa, secondo un blog americano, ben 680 grammi di legno, 140 litri d’acqua e 1,3 kW di elettricità (valori, questi ultimi, che sembrano un po’ eccessivi…).

      E ovviamente anche i famigerati fazzolettini di carta (l' "usa e getta", ahimé, è preso alla lettera. sono gettati per strada e sull'erba dei parchi, e perfino in montagna) e i tovaglioli e rotoli di carta da cucina, oggi molto diffusi, sono un magnifico test di intelligenza per chi li consuma.
      La carta igienica, che igienica non è affatto perché non pulisce mai bene lasciando in loco batteri fecali e disgustosi odori, distrugge alberi e intere foreste, perciò alterando addirittura il clima della Terra, visto il ruolo di equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica assolto dagli alberi.
      E, quello che è più grave, i nuovi consumi di carta igienica dei Paesi orientali, che si affacciano ora al benessere più spensierato, sono già altissimi. Fanno rabbia, perché hanno tutta l’ottusità consumista dei nuovi piccolo-borghesi. Forse la stessa che noi avevamo negli anni Trenta. Quando, appunto, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, stupidamente ancora prude, anziché importare dall'Italia i comodi ed economici ma secondo loro "imbarazzanti" bidet, si cominciò a produrre e sprecare carta igienica. Ancora oggi - sembra incredibile - si possono leggere nel Nord America articoli in cui il bidet viene descritto come oggetto "esotico" e peccaminoso..
      Quello che non è riuscito a fare neanche l’Occidente capitalistico, perché insieme con l’inquinamento e lo spreco ha prodotto almeno l’ecologia e l’autocritica anti-consumistica per ridurli o evitarli, lo faranno sicuramente l’Oriente e il Sud del Mondo. Aspettiamoci il disastro. A meno che…
      A meno che tutti, americani, inglesi, cinesi e indiani, non imparino al più presto – e già sono in enorme ritardo – a lavarsi per bene, usando invece della costosissima e poco igienica carta, acqua e sapone, mediante una delle tante geniali invenzioni della vecchia Italia: il bidet. Nome francese inventato, al solito, dagli italiani esterofili del 700, per dargli dignità e farlo accettare dalle signore Ad ogni modo, quel po’ d’acqua e di sapone, e l’uso di un apposito asciugamano, evitano insieme cattive condizioni igieniche e la distruzione ulteriore del verde. Sporcaccioni di tutto il Mondo, Fantozzi asiatici, arretrati anglosassoni, cafoni del Sud e del Nord, ravvedetevi!

E gli Italiani? Saranno forse più puliti, però sono stupidamente spreconi. Molte donne usano la carta igienica per struccarsi o per altri scopi, e la gettano anziché in un cestino nella tazza, che ai loro occhi è una specie di imbuto senza fondo, un pozzo nero dell'Universo, e tirano lo sciacquone. Questo molte volte al giorno. In un bagno medio italiano le donne e i bambini, entrambi maleducati, tirano lo sciacquone in continuazione: è un'ossessione, una mania. Al di sopra di un livello medio-basso di consumo, l'acqua - che è tutta acqua da bere - andrebbe fatta pagare 10 volte tanto. Ma la stragrande maggioranza degli Italiani, soprattutto delle Italiane, andrebbero rieducati in apposite scuole, visto che manifestano questo atteggiamento strafottente, egoistico e asociale.

      Ma per limitarsi, diciamo così, all'uso principale della carta igienica? Indovinate che fanno gli Italiani chiusi nel bagno. Prima usano la toilette paper al posto dell'acqua e del sapone (insomma, all'anglosassone), poi i meno sparagnini degli stupidi si lavano anche (all’italiana) sul bidet. Ma i più consumisti degli stupidi fanno addirittura un’intera doccia, sprecando inutilmente molte decine di litri d’acqua, quando col solo bidet basterebbe da mezzo litro ad un litro. Molte donne magari aggiungeranno profumi (alla francese). In pieno sincretismo stilistico, insicuri come sono. Igienismo, salutismo? No, perché tutto questo eccesso fa anche male alla pelle. Ma dico io, si può essere più ecologicamente (e anche logicamente) cretini? Abbiano quel ben di dio che è il bidet, che è un perfetto, geniale, pulitore igienico specializzato, e non lo sappiano utilizzare.   
      E i famigerati pannolini? Dal 24 aprile al 2 maggio, 14 Paesi sono coinvolti nella Settimana Internazionale del Pannolino Lavabile, un evento di informazione e sensibilizzazione sull’alternativa eco-sostenibile al consumistico e dannosissimo "usa e getta". Tra gli aderenti e promotori della settimana un gruppo di genitori di tutta Italia che consiglia a tutti la "rivoluzione" del pannolino lavabile, e offre consulenza, assistenza e materiale informativo a enti e asili, pediatri e rivenditori. Per almeno quattro motivi:


1. Il pannolino lavabile mette la pelle del bambino a contatto con tessuti traspiranti e assorbenti, invece quello "usa e getta" contiene varie sostanze sintetiche e composti chimici.
2. I pannolini "usa e getta" costano, sommandoli tutti dalla nascita al vasino, 1500-3000 euro (a seconda del modello scelto), contro 150-800 euro per i pannolini lavabili.
3. L’impatto sull’ambiente dei pannolini monouso "usa e getta" è altissimo. Si tratta di prodotti che sprecano risorse preziose (cellulosa, consumo di acqua ed energia, utilizzo di sbiancanti chimici e materie plastiche), destinati a diventare rifiuti che non si possono differenziare e che costituiscono ormai fino al 10% del totale dei rifiuti solidi urbani. In più, per degradarsi totalmente impiegano ben 500 anni.
4. Infine, fare del pannolino lavabile un’abitudine di tutti i giorni è anche un modo per diffondere il messaggio del riutilizzo, del risparmio e dell’ambiente in genere.


Insomma, basta con "l'usa e getta" e il monouso, con la scusa consumistica della (finta) "igiene" diffusa dai produttori che ne hanno tutto l'interesse, con l'aiuto dei soliti finti esperti prezzolati. Il mono-uso fa sempre male alla salute. Boicottiamo questo pazzesco spreco-inquinamento a livello mondiale e privilegiamo ciò che si lava e si riutilizza più volte. Acqua, sapone e asciugamano, anziché carta igienica. No ai fazzoletti di carta, no agli asciugamani di carta. E nei casi rarissimi in cui si usano prodotti di carta, questa almeno deve essere "riciclata al 100 per cento". I fazzoletti di cotone sono facilmente e comodamente lavabili, col massimo dell'igiene e il minimo dispendio energetico. Ora sono tornati anche i pannolini e pannoloni lavabili. Restano i bastoncini netta-orecchie o cotton-fico: li abbiamo trovano perfino sulle spiagge più isolate delle isolette sperdute nel Mediterraneo. Quelli di plastica sono indistruttibili e vengono ingoiati dai pesci, come le buste di plastica. Che almeno i cotton-fico siano tutti integralmente biodegradabili: controllare sull'etichetta e leggere il materiale con cui sono prodotti.


IMMAGINI. 1. Spreco di carta igienica. 2. Un elegante orinatoio da appartamento (Duravi, designer FA.Hester). Vedrete che la fantasia femminile ne farà un vezzoso sanitario specializzato nel lavaggio di tanga, slip e reggiseni. 3. Il nostro banner per una coraggiosa campagna contro la carta igienica. Riproducetelo sui vostri siti e blog.

AGGIORNATO IL 2 MARZO 2017

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04 aprile 2009

 

Il bello della crisi. La necessità educa ad essere consumatori, cioè cittadini liberi

La crisi attuale non sta dando un colpo mortale – come dicono certi ecologisti – al sistema di produzione e distribuzione di energia o addirittura al capitalismo, che è solo uno strumento neutrale che va regolato, controllato e usato bene, e che funziona male se qualcuno – magari grazie alla politica – non rispetta regole e controlli.
No, la crisi sta ridicolizzando due categorie di persone. I tanti ottusi uomini-massa senza idee proprie e spirito critico, che si limitano a seguire la pubblicità e "quello che fanno tutti", e che perciò non sanno usare né il mercato, né l’energia, né i prodotti di consumo della vita quotidiana. E i pochi intellettuali anarco-capitalisti (di recente nascosti sotto lo strano eufemismo di "libertari"), in realtà teorici conservatori, che ritengono il mercato e il benessere economico mero scambio o semplice accumulazione di beni, sia pure inutili o ridondanti. Insomma, la quantità e non la qualità. Altro che eliminazione degli sprechi, pare che dicano, "il boom è fondato proprio sui cosiddetti sprechi". Tutto serve per far girare le ruote della macchina. E poi, chi decide che cos’è "spreco"? Un nuovo socialismo? No, grazie, non vogliamo una nuova Unione Sovietica. L’individuo [si noti, non parlano mai di cittadino, NdR] deve poter usare, abusare e sprecare quanto e come vuole. Il mercato si regola da sè.
Due posizioni complementari tra loro: la massa incolta e i teorici che ne razionalizzano e giustificano il comportamento. Ma sbagliano entrambi, come mostra anche questa crisi.
Del resto, chi educa al mercato e al consumo razionale? Nessuno e nessuna struttura, tantomeno la scuola, men che meno i partiti. Perché lo studente, la casalinga, l’impiegato, il professionista e il pensionato dovrebbero saper consumare in modo intelligente, ovvero "saper vivere" bene?
Noi naturisti abbiamo anticipato di quasi un secolo gli ecologisti, e siamo attrezzati psicologicamente e culturalmente per applicare ad ogni momento della vita quotidiana il risparmio dei beni e dell’energia, senza intaccare la qualità della vita. Ma gli altri? Credono che la vita piena di azioni ridondanti, ripetizioni ed eccessi sia il meglio possibile.
L’esempio sono quelle ragazze che arrivano a farsi 2-3 docce al giorno, senza la minima necessità, magari solo perché ritenute rilassanti. Quando in quasi tutte le situazioni di vita sedentaria ne basterebbe una sola, o anche 2 o 3 a settimana. Le madri non dicono nulla, le insegnanti tanto meno. Solo i dermatologi intervengono: lavarsi troppo fa male, perché distruggendo il naturale mantello lipidico, funghi, batteri e agenti esterni attaccano più facilmente la pelle e il corpo. E poi il colpo di grazia lo danno saponi, shampoo, creme, deodoranti.
L’uomo-massa oggi crede che l’economia mondiale fondata sullo spreco e sul consumismo sia un bene, perché girano più soldi. Ma non è così. Le cifre "drogate" dei consumi non corrispondono più da molti decenni al reale aumento della comodità e felicità dei cittadini, ultimo vero scopo della società liberale (cfr. Costituzione degli Stati Uniti). I costi dello spreco che gonfia artificiosamente le classifiche artificialmente sono altissimi.
Gli stessi banali oggetti che si acquistano al supermercato, non per caso ormai chiamate "confezioni", sono il simbolo del mercato drogato di oggi: più imballaggio esterno che contenuto, più pubblicità generica che indicazioni d’uso concrete, più slogan che etichetta degli ingredienti, grandi somme spese per manifesti e Caroselli tv, e poca spesa per il prodotto vero e proprio, magari dei biscotti da pochi centesimi. Insomma, l’antica norma etica del primo capitalismo, la chiarezza, la trasparenza, l’onestà, sembra lontana. Oggi la regola è l’oscurità, l’inganno, la mistificazione, la menzogna sistematica, la limitazione al minimo dei difetti, l’amplificazione grottesca di presunti pregi. E i consumatori cominciano ad accorgersene, perfino nelle aree depresse come l’Italia in cui la coscienza dei consumatori, come dei cittadini in genere, è minima.
Evviva Schumpeter, che ideò la bellissima analogia tra il consumatore che acquistandolo "vota" un prodotto al supermercato come se si trattasse del partito politico Nutella, e il cittadino che nella cabina elettorale "acquista" un partito come se fosse il detersivo Olà. In entrambi i casi, è da sperare, dopo aver guardato attentamente l’etichetta-programma, difficile da trovare o scritta in caratteri molto piccoli. Finché non avremo dei consumatori consapevoli, pignoli, scientifici, agguerriti, non avremo mai dei cittadini esigenti, critici e altrettanto consapevoli. E questo per dei liberali ed ecologisti è un motivo serio di preoccupazione.
Ora, però, per paradosso, la grande crisi apre qualche spiraglio di ravvedimento. La necessità spingerà l’uomo-massa, specialmente quello televisivo italiano, ad un maggior senso critico?

Sull’argomento si veda il nostro originale Manifesto del Cittadino consumatore.

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