28 dicembre 2009

 

Inquinamento e allevamenti. T’amo, o pio bove, ma consumi cereali e legumi, ed emetti troppo metano.

C’è chi ancora ritiene una "leggenda metropolitana" che la maggior quota dell’inquinamento da parte dei cosiddetti "gas serra", in particolare il metano CH4 (circa 20 volte più inquinante dell’anidride carbonica CO2), sia imputabile alle attività agricole di zootecnia e di trattamento del letame. Ebbene, le tabelle qui riportate, di fonte diversa, lo confermano in modo pieno, anche in confronto ad altre attività inquinanti come trattamento di rifiuti, trasporto e produzione di generi alimentari, risicoltura ecc. .
      Tra le fonti agricole altamente inquinanti la prima è l’emissione di gas metano per fermentazioni enteriche, cioè intestinali (in realtà è soprattutto il rumine), di bovini, caprini e ovini, allevati dall’uomo moderno. Oltretutto a costi altissimi, anche nutrizionali: sorgo, soia ed altri legumi e cereali – tutti possibili alimenti diretti per l’uomo, ad altissimo potere energetico e calorico – sono sprecati per alimentare animali da carne o da latte, cibi dal bassissimo potere energetico, ma dall'alto valore aggiunto economico.
Ecco due tra le tante tabelle che mostrano la quantità vulcanica – non ridete – del gas intestinale metano CH4 degli animali da allevamento (bovini, ovini, caprini ecc). La prima è stata da me rielaborata da un’apposita pubblicazione agricola del Governo degli Stati Uniti (citata sotto la tabella), la seconda tratta dallo studio del giapponese Ogino et al. su Animal Science Journal. Ma un nostro articolo illustra vari aspetti ecologici ed economici dell'allevamento di animali. Emissioni metano in agricoltura Usa (NV)
      Nella tabella governativa degli Stati Uniti (v. accanto) si vede benissimo che, limitatamente al comparto agricolo, la zootecnia (183 su 190) è responsabile dell'emissione di quasi tutto il metano liberato nell'atmosfera negli Stati Uniti.
      Il grafico giapponese conferma questo primato, che del resto è un indice diffuso in tutto il mondo, comparandolo con le emissioni prodotte dalla produzione e trasporto di alimenti (feed) e dal trattamento dei rifiuti (waste), che per lo più producono non metano ma anidride carbonica CO2 e ossido nitroso N2O.
      La situazione, quindi, è davvero incresciosa, tanto più perché legata ad un'attività non davvero essenziale per la vita umana, tesa com'è a produrre solo carne e latticini, che depaupera i raccolti di granaglie e legumi di tutto il Mondo. Si capisce perché nel 2003 il Governo della Nuova Zelanda abbia proposto saggiamente una “tassa sulla flatulenza” degli animali da allevamento. Peccato che, com'era da prevedere, sia stato sommerso dalle proteste popolari e abbia cambiato idea.
      Ed ecco, perciò, gli scienziati farsi in quattro per cercare qualche soluzione addomesticata che salvi - è il caso di dirlo - capra e cavoli, senza modificare il modello di sviluppo alimentare oggi imposto come "moderno". Anziché pensare a rieducare la gente a consumare la metà della metà, almeno, dell’inutile carne e dei troppo grassi formaggi, oltretutto entrambi collegati epidemiologicamente a morti da malattie cardiovascolari e tumorali, che fa l’illogica intelligenza umana? Studia e ristudia, trova che le erbe aromatiche e l’aglio, ben noti antibatterici, sono una bestia nera per i batteri del rumine responsabili delle fermentazioni che producono gas metano.
      Quindi: aggiungiamo aglio al mangime degli animali e le emissioni diminuiscono del 50%, come ha dimostrato uno studio sperimentale britannico durato tre anni coordinato da J. Newbold, docente dell’Università di Aberystwyth, nel Galles occidentale, che fa parte d’un programma del costo di 5 milioni di euro, come ha riferito BBC News. Nell'esperimento, come purtroppo accade in molti studi, più che l'aglio naturale fresco è stato usato il suo presunto principio attivo isolato, la allicina. L’unico lato negativo commercialmente è che l’allicina modifica leggermente il sapore del latte, e perciò ora i ricercatori stanno cercando di ottenere il medesimo risultato con metaboliti non odorosi dell’allicina o con altri composti dell’aglio.

      Naturale: per gli inglesi l’aglio è un cibo da animali o, peggio, da francesi, russi e italiani. Peccato che non si rendano conto che il latte acquisterà il gusto dell’aglio, che è la ragione per cui le mamme che allattano sono pregate di non mangiarlo, se non vogliono disgustare e far digiunare il lattante, ancora inadatto ai sapori adulti. Senza queste controindicazioni è invece l'origano, che è stato sperimentato con successo (riduce il metano del 40% e aumenta perfino la produzione di latte) in uno studio americano. Altri inibitori della produzione di metano negli animali da allevamento sono stati sperimentati con successo, come un nitro-ossipropanolo utilizzato “senza effetti negativi sulla produzione di latte” (ma nulla si dice degli effetti sulla salute umana e animale) in uno studio americano (Hristov et al.) pubblicato dalla rivista scientifica PNAS che ha ridotto in media le emissioni di metano dei bovini del 30%.
      Interessanti i risultati di un Congresso tenuto sul tema in Svizzera ("Greenhouse gases and animal agriculture: an update, Zurich, 20-24 September 2005), tra i quali lo studio che ha riferito la diversa efficacia di varie spezie (semi di finocchio, chiodi di garofano, aglio, cipolla, zenzero) nel ridurre la produzione di metano dei bovini (Patra et al. 2006).
      E allora, che fare? Mentre gli scienziati studiano come ridurre la produzione di gas serra nel sistema digestivo dei ruminanti senza - è questo il punto cruciale - modificare in modo sensibile il sapore del latte e dei formaggi, nel frattempo il presente blog non può che esprimere solidarietà al "pio bove", costretto dagli allevamenti insensati e dalla moderna fissazione della "carne a tavola ogni giorno" (una vera pazzia, mai verificatasi nella Storia) a produrre anche decine di litri al giorno pro capite di latte, oltre alle flatulenze di metano CH4, e a una lava inarrestabile di letame, che a sua volta attaccato da batteri fermenta producendo altro metano. Divorando territorio, inquinando il terreno e le falde acquifere e contribuendo all'aumento della temperatura media sulla Terra.
      Vorremmo aiutarlo a fuggire e a guadagnare la libertà, il pio bove, in attesa che non lo facciano più riprodurre e smantellino almeno i due terzi degli allevamenti. Perciò, questo blog vi propone un menù alternativo e politicamente corretto, saporito, sano e per niente generatore di CH4, né indirettamente, né direttamente, nonostante le leggende metropolitane (rièccole) che generalizzano i problemi di chi non mangia mai legumi o è malato di colite spastica: un bel piatto di ceci con crostini all’aglio. Due cibi così buoni, perché dobbiamo sprecarli per gli animali?

AGGIORNATO IL 30 MARZO 2016

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Comments:
Grande! Le due tabelle sono molto importanti. E smentiscono tanti luoghi comuni. Grazie. Anche a nome del pio bove...
 
In realtà dici bene dovremmo cambiare modello alimentare. Ma sicuro che gli animali in libertà non inquinerebbero?
 
S. Pietrino, certo che anche gli animali liberi inquinano, ma
1. molto meno per il maggior equilibrio della dieta,
2.senza l'enorme e sovradimensionata industria zootecnica non sarebbero troppi i bovini dilapidatori di granaglie e inquinatori.
 
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