31 gennaio 2011

 

Il percolato tossico dei rifiuti gettato nel Golfo di Napoli. E c’è chi giustifica

PREMESSO CHE UN LIBERALE NON HA NIENTE CONTRO UN REPUBBLICANO…
Leggo sempre volentieri quanto scrive Davide Giacalone, anche perché mi ricordo di lui quando era Segretario nazionale della FGR (la Federazione giovanile repubblicana) e so, quindi, che la sua formazione politica non è troppo distante dalla mia. Fermo restando che la cultura liberal-democratica abbraccia così tanti autori da poter essere interpretata in molti modi; e senza dimenticare che la semplice circostanza di avere io qualche anno in più si traduce nell'aver fatto esperienze diverse. C'è, infine, un non trascurabile dettaglio che soltanto i conoscitori delle vicende della cosiddetta "prima Repubblica" possono intendere: non ho mai fatto parte del PRI. Ho sempre preferito definirmi liberale e, molti lustri fa, sono stato attivista della GLI (la Gioventù liberale italiana). I rapporti tra liberali e repubblicani sono sempre stati né troppo cattivi, né troppo buoni; come tra "cugini" che non ignorano il tanto che li accomuna, ma preferiscono non frequentarsi assiduamente, per non lasciar prevalere differenze caratteriali che, se non tenute sotto controllo, porterebbero all'insopportazione reciproca.
In estrema sintesi: da Benedetto Croce in poi, i liberali hanno sempre dato più importanza all'esigenza di definirsi dal punto di vista degli ideali in cui credono; i repubblicani, da Ugo La Malfa in poi, sono sempre stati più pragmatici: concretezza, programmi realistici, nessuna astrattezza ideologica. Alle origini della storia italiana, ossia ai tempi di Cavour e Mazzini, le parti erano esattamente rovesciate: realisti e pragmatici erano i liberali cavouriani e tali sono rimasti fino a Giovanni Giolitti; mentre alfieri della intransigenza ideale erano i mazziniani. Anche Carlo Cattaneo non scherzava quanto ad intransigenza nel difendere l'idea repubblicana.
La premessa serve a spiegare che non ho alcunché di personale contro Giacalone; eppure, sento di dover replicare ad un suo recente articolo, in cui sostiene tesi che, dal mio punto di vista, sono, non soltanto sbagliate, ma pure pericolose per l'impressione che l'opinione pubblica può trarne. Mi riferisco all'articolo, prima pubblicato dal quotidiano "Il Tempo", riportato da "Il Legno Storto", nell'edizione del 30 gennaio 2011, con il titolo "Immobilismo cautelare".
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RIFIUTI GETTATI IN MARE: LA “SOLUZIONE ECOLOGICA” DELLA REGIONE CAMPANIA.
Giacalone commenta un'inchiesta giudiziaria che vede imputati soprattutto funzionari, sia dello Stato, sia della Regione Campania. Funzionari che hanno avuto responsabilità di vertice, o comunque ai più alti livelli, nella Protezione Civile, nell'ex Commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, nel Ministero dell'Ambiente, in una struttura dell'Amministrazione della Regione Campania che dovrebbe sovrintendere al "ciclo integrale della depurazione delle acque". Tra le accuse che i giudici dovranno valutare, c'è pure quella che i predetti funzionari avrebbero consentito che, nel periodo temporale 2006-2009 il percolato, ossia quel liquido immondo che si forma quando i rifiuti non sono trattati in modo adeguato e sono lasciati marcire nelle discariche, fosse eliminato gettandolo in mare. Nel mare del Golfo di Napoli e del Golfo di Salerno!
A me sembra un'accusa gravissima; al cui confronto il recente crollo nell'area archeologica di Pompei è una bazzecola. Il buon Dio aveva concentrato in quella zona geografica bellezze naturali e paesaggistiche di incomparabile pregio. Politici, amministratori e funzionari del XXI secolo non trovano soluzione tecnica più adeguata che prendere il percolato e farlo finire, così com'è, in mare. Certo, una misura ben pensata per incoraggiare le attività turistiche; aumenta l'attrattiva della balneazione! Certo, un'iniziativa ben pensata per promuovere la pesca; immaginiamo i benefici effetti per la salute di quanti mangiano pesce, o degustano le cozze coltivate nella zona!
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MA IL GIORNALISTA NON SI INDIGNA (EPPURE ERA REPUBBLICANO…), ANZI, QUASI GIUSTIFICA.
Criminale non è soltanto chi commette omicidio. E' troppo facile dire: ma sì, in fondo, non ha ucciso nessuno. Nelle condizioni attuali di degrado ambientale, chi inquina il mare, ossia la fonte della vita, chi inquina le acque potabili, commette un crimine molto più grave e pericoloso, dal punto di vista dei danni per la comunità sociale, di chi abbia versato sangue umano. Perché dal suo comportamento non discende la morte di una singola persona, ma derivano malattie, dolore, povertà, morte, per un un numero indeterminato e potenzialmente molto alto di persone.
Giacalone non soltanto non s'indigna, ma quasi giustifica: "Gli uomini al servizio dello Stato, un prefetto e il personale della protezione civile, avranno anche sbagliato, ma se fossero stati disponibili luoghi e modalità per fare sparire il tutto, nel rispetto formale e sostanziale della norma, semplicemente si sarebbe dovuto mandare al manicomio quanti non avevano provveduto prima. Hanno agito, quindi, in condizioni d'emergenza".
Si tratta della consueta sottovalutazione del problema dei rifiuti; sottovalutazione che, negli ultimi decenni, ha indotto gli amministratori, soprattutto meridionali, ad appaltare di fatto la gestione dei rifiuti alla criminalità organizzata. Bisognerebbe rovesciare completamente il punto di vista e rendersi conto che, nel 2011, il livello di civiltà di un Paese si misura in primo luogo dal modo in cui è capace di organizzare la raccolta, il trattamento, il possibile riciclo, e lo smaltimento definitivo dei rifiuti. Una gestione dei rifiuti rispettosa del territorio e della salute dei cittadini richiederebbe forti investimenti in tecnologia, nella ricerca applicata, nella formazione di tecnici ed operai altamente specializzati. Tutte cose che hanno un costo, ma da cui poi si avrebbe un ritorno economico, anche dal punto di vista della creazione di occupazione stabile; soprattutto, si avrebbe un salto di civiltà in termini di miglioramento della qualità della vita dei cittadini.
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RIFIUTI GESTITI DA SOCIETA’ CHE HANNO PERSONALE LOTTIZZATO DAI PARTITI.
Invece, andiamo avanti con l'affidamento della gestione dei rifiuti a cooperative, a società, comunque denominate, che hanno la caratteristica di essere soltanto per finta private, perché il personale è reclutato al novanta per cento con logiche di lottizzazione politica. Gli operatori ecologici lottizzati sanno che il loro compito primario è impegnarsi nelle attività proprie dei galoppini dei vari candidati "segnalati dagli amici" nelle diverse, immancabili, consultazioni elettorali, piuttosto che doversi effettivamente occupare della raccolta della spazzatura. Quella è soltanto la copertura. Per quanto riguarda il rispetto delle normative vigenti, che problema c'è? Tutto si risolve in un fatto cartaceo; basta avere documenti teoricamente perfetti, con tutti i timbri a posto.
C'è una seconda questione, rispetto alla quale il mio dissenso è radicale: il modo di intendere il compito dei funzionari e delle pubbliche amministrazioni in genere. Giacalone conclude il suo articolo, scrivendo: "Quindi, la (im)morale di questa storia è: il burocrate faccia il burocrate, si trinceri dietro la mezza manica e se ne freghi delle conseguenze per gli altri, quel che conta, per lui, è solo il rispetto scrupoloso, maniacale e immobilista di tutte le norme e regolamenti. Si blocca tutto, ma la procura non verrà a svegliarti e ammanettarti".
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L’ASSENZA DI REGOLE PSEUDO-LIBERISTA NON E’ LIBERALE.
Qui si ripropone una concezione tipica dei liberisti più spinti e degli anarco-capitalisti: a che servono le pubbliche amministrazioni? Sono solo d'impaccio, meglio se non ci fossero. In ogni caso, per i liberisti più spinti, va attaccato il principio di legalità dell'attività amministrativa, la cui applicazione creerebbe soltanto ritardi e sarebbe pretesto per non fare.
Ricordo che, all'università, studiai economia politica su un buon testo: "Introduzione all'economia" di Richard George Lipsey (un migliaio di pagine, per i tipi di Etas). Ho sempre presente questo esempio fatto da Lipsey. Immaginiamo un'azienda costruita vicino al letto d'un fiume. Se l'imprenditore dota la sua azienda di filtri e depuratori, secondo le normative vigenti, avrà un costo privato molto alto. Viceversa, se scarica liberamente i propri detriti industriali nel fiume, il suo costo sarà zero (a meno che non debba corrompere qualche pubblico funzionario affinché si distragga). Tuttavia, il perseguimento del puro interesse dell'imprenditore si traduce in un alto costo per la collettività, determinato dall'inquinamento ambientale. Di conseguenza, scopo dei pubblici poteri è quello di salvaguardare il bene comune, impedendo che l'operatore privato trasformi i propri costi privati in costi sociali.
L'esempio mi pare calzante e, personalmente, aggiungo il corollario che, in uno Stato ben funzionante, quell'imprenditore dovrebbe pentirsi amaramente dei danni causati alla comunità: non soltanto attraverso il carcere, ma anche con sanzioni economiche fortissime, effettivamente adeguate al valore dei danni arrecati, e, in caso d'insolvenza, con la confisca dei suoi beni, con possibilità di rivalersi pure sui suoi eredi ed aventi causa.
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DOVERI CIVILI E MORALI DEI PUBBLICI FUNZIONARI: GIACALONE NON HA LETTO NE’ MAZZINI, NE’ NATHAN, NE’ L’ART.17 DELLO STATUTO DEGLI IMPIEGATI.
La questione mi sta particolarmente a cuore perché anch'io sono stato un pubblico funzionario. So bene, quindi, che un funzionario potrà facilmente fare carriera e ottenere vantaggi di ogni tipo, se si presta a risolvere prontamente i problemi che i politici gli chiedono di risolvere; tanto più se si tratta di non agire secondo le regole della correttezza amministrativa e di fare il "lavoro sporco". Ma il pubblico funzionario che pensi più alla propria coscienza che alla propria carriera, può anche mettersi di traverso e, nelle questioni più serie, dare effettivamente del filo da torcere ai propri superiori, burocratici e politici, accettando ovviamente di pagarne il prezzo.
Non so se il Ministro semplificatore, Calderoli, o il Ministro ultra-riformatore, Brunetta, abbiano già provveduto a far abrogare una disposizione che, secondo me, andrebbe valorizzata al massimo nel quadro di una effettiva e seria riforma della pubblica amministrazione. L'articolo 17 dello statuto degli impiegati civili dello Stato, rubricato "Limiti al dovere verso il superiore", così recita: "1. L'impiegato, al quale, dal proprio superiore, venga impartito un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farne rimostranza allo stesso superiore, dichiarandone le ragioni.
2. Se l'ordine è rinnovato per iscritto, l'impiegato ha il dovere di darvi esecuzione.
3. L'impiegato non deve comunque eseguire l'ordine del superiore quando l'atto sia vietato dalla legge penale".
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BUROCRATI CAMERIERI DEI POLITICI O DEI SUPERIORI?
La prima cosa che un pubblico funzionario può fare, per difendersi da una richiesta "sconveniente", è quella di chiedere, anzi di pretendere, che l'ordine sia messo per iscritto. Il che già abbatte del cinquanta per cento le richieste "sconvenienti". Qualora poi si incontrasse un superiore, o un politico, tanto cretino da richiedere per iscritto un comportamento che integra una fattispecie di reato, il funzionario non dovrebbe fare altro che prendere quel documento e portarlo alla più vicina Procura della Repubblica.
Non si pensi che le norme del Testo Unico "delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato" siano ispirate da furore ideologico sessantottino. Sono state approvate con Decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e rispecchiano una saggezza amministrativa molto risalente nel tempo. Quando, appunto, il principio di legalità dell'attività amministrativa era apprezzato come massimo bene in uno Stato di diritto e si concepivano i funzionari pubblici come se ciascuno, singolarmente, ovviamente nei limiti delle proprie attribuzioni e competenze, fosse custode dell'ordinamento giuridico.
Si intende che gli attuali innovatori e riformatori si fanno beffe del principio di legalità; per loro contano soltanto l'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa. La cosa strana è che il loro modo di intendere l'efficacia è quello che i funzionari obbediscano senza indugi agli ordini superiori. I burocrati sommamente efficaci sono i camerieri dei politici. O quanti fanno affari con loro. Io, che sono della vecchia scuola, non ritengo che buttare l'immondo percolato nel Mar Tirreno sia una dimostrazione di efficacia amministrativa. Né mi sembra un peccato veniale.
LIVIO GHERSI

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15 marzo 2010

 

Ogm: che ne pensa un super-ecologista, naturista (anche amante della scienza: Ippocrate) e liberale?


«Che pensi degli Ogm, dal punto di vista nutrizionistico, come autore dell’Alimentazione Naturale?»,  mi scrive un amico lettore dei miei libri, ma che so liberale, molto attento ai temi della libertà di mercato, ma anche salutista, non sapendo (o forse sapendolo benissimo) di mettermi in un ginepraio. A proposito, sarà un vero amico o un invidioso che vuole cogliermi in contraddizione? Vediamo di fare una sintesi delle mie argomentazioni, perché il tema è complesso e va visto da diverse prospettive.

A. NUTRIZIONE. Dal punto di vista nutrizionale, la composizione chimica degli alimenti Ogm è di solito uguale a quella del cibo tradizionale. Per il consumatore, a tavola, nulla cambia. Perché i ricercatori si concentrano sulle sostanze tossiche non nutrizionali, capaci di prevenire gli attacchi dei parassiti. A meno che non vogliano agire su questo o quel nutriente o antinutriente o parte d’un nutriente. La patata Ogm di recente ammessa in Europa, per esempio, è una patata molto ricca di amilopectina, un componente dell’amido che rende il tubero adattissimo a produrre collanti e altri prodotti industriali.
      Ma ci sono altri casi. Per esempio, è ovvio che i legumi tradizionali sono straricchi di fitati (sostanze chelanti che si legano ad alcuni minerali, come il calcio, riducendone l’assimilazione), antitripsine, saponine e altri principi antinutritivi. E quindi, in pratica, nel nostro organismo i legumi danno meno calcio o ferro o proteine o carboidrati di quanto riportano le tabelle nutrizionali teoriche fondate sul contenuto chimico: ecco perché nei fatti si dice che "fanno dimagrire" (v. gli Indiani e altri popoli che si nutrono di molti legumi). E’ chiaro che un fagiolo Ogm a ridotto contenuto di fitina, pur avendo la medesima composizione e dando le medesime calorie, poiché ha meno sostante antinutritive risulterebbe biologicamente "più nutriente". Però sarebbe meno anti-cancro, per dirne una, perché le sostanze antinutritive degli alimenti hanno una funzione preventiva anti-cancro. Il rischio, insomma, è che legumi Ogm o cereali Ogm privi o con ridotto contenuto di antinutrizionali sarebbero, è vero, più digeribili e nutrirebbero di più i poveri del Sud del Mondo, ma li proteggerebbero meno dalle grandi malattie degenerative (cancro, cardiovascolari, diabete, ecc).
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B. DIRITTI. La risposta complessiva sugli Ogm deve essere articolata anche sul piano della libertà di scienza e dei diritti individuali. Da liberali difensori massimi della libera ricerca scientifica, ma anche di tutti i diritti (salute, concorrenza, informazione ecc), non possiamo dire semplicemente sì o no come nel tifo calcistico o nella politica all’italiana.

B1. SCIENZA LIBERA. Da liberali siamo ovviamente per la più ampia libertà nella ricerca scientifica. Anzi, la razionalità, la ricerca libera e la scienza sono interpretate meglio proprio dal Liberalismo.

B2. DIRITTI INDIVIDUALI. Da liberali siamo ovviamente per la tutela dei diritti, tutti e di tutti (ripeto, non di pochissimi, ché questo si chiama privilegio), compresi quello di tutti a conoscere (perché i cittadini possano deliberare, cfr Einaudi), quello alla salute, al gusto, e anche alla varietà biologica che, si è dimostrato, giova alla salute, all’ambiente, al gusto e alla conservazione del patrimonio colturale-culturale.

B3. CONCORRENZA E MERCATO. Da liberali siamo ovviamente per la massima concorrenza e la libertà di mercato, secondo poche regole ma precise e tassative.
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B4. DISCUSSIONE. Proprio da quest'ultimo punto possiamo cominciare la discussione, perché sono evidenti strani silenzi e una allarmante, imbarazzata, omertà da parte delle società (pochissime e in combutta tra loro: c'è oligopolio o monopolio!) che stanno dietro una parte della ricerca Ogm, che mi ricorda tristemente l'analoga reticenza sulle centrali nucleari di tanti anni fa. Ormai gli esperti parte in causa degli Ogm neanche smentiscono le voci degli oppositori. Cosicché la gente non sa. Però i ricercatori Ogm, legati ai produttori, tendono a generiche e apodittiche rassicurazioni. Senza prove né particolari.
      Strano atteggiamento questo "tutto bene" e "lasciate manovrare il manovratore" che ne sa più di voi, senza troppe spiegazioni.
      Abbiamo visto che gli Ogm non "fanno venire il cancro" o nuove "allergie", come dicevano gli stupidi allarmisti. D’accordo, l’avevamo sempre sostenuto. Perché, si sa, anche tra i no c’erano silenzi, disinformazioni e doppiezze. Infatti, alla stupidità "furba" dei filo-Ogm ad oltranza, che almeno ci guadagnano essendo legati alle industrie del settore, si è contrapposta la stupidità "ottusa", cioè senza guadagni, degli anti-Ogm per partito preso, oltre alla stupidità "furba", cioè con alti guadagni, di quelli che erano anti-Ogm per difendere le cospicue rendite di posizione dell’agricoltura "biologica" italiana, in modo sospetto "la prima in Europa".
      Ora, dopo vari altri studi, c'è anche una lunga indagine scientifica (meta-analisi critica sugli studi pubblicati in 21 anni:1996-2016) della Scuola Superiore Sant'Anna e dell'Università di Pisa sugli effetti di colture di mais o granturco nel Mondo, condotta da ricercatori molto qualificati (Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all'Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant'Anna, oltre a Elisa Pellegrino, Stefano Bedini e Marco Nuti). E quello che è stato provato è che «non c’è alcuna evidenza di rischio per la salute umana, animale o ambientale dal mais transgenico». Come avevamo sempre intuito, a differenza di altri, visto il prolungato uso in Brasile e Stati Uniti. Oltre a essere più produttivo, il granturco Ogm non ha effetti sugli altri organismi, riduce gli insetti dannosi e ha meno micotossine, come la temibile aflatossina (-28%), e fumonisine (-30,6%). E' possibile leggere lo studio originale completo. Qui di seguito la breve sintesi:
PELLEGRINO E, BEDINI S, NUTI M, ERCOLI L. Impact of genetically engineered maize on agronomic, environmental and toxicological traits: a meta-analysis of 21 years of field data. Scientific Reports 8, Article number: 3113 (2018). doi:10.1038/s41598-018-21284-2
      Despite the extensive cultivation of genetically engineered (GE) maize and considerable number of scientific reports on its agro-environmental impact, the risks and benefits of GE maize are still being debated and concerns about safety remain. This meta-analysis aimed at increasing knowledge on agronomic, environmental and toxicological traits of GE maize by analyzing the peer-reviewed literature (from 1996 to 2016) on yield, grain quality, non-target organisms (NTOs), target organisms (TOs) and soil biomass decomposition. Results provided strong evidence that GE maize performed better than its near isogenic line: grain yield was 5.6 to 24.5% higher with lower concentrations of mycotoxins (−28.8%), fumonisin (−30.6%) and thricotecens (−36.5%). The NTOs analyzed were not affected by GE maize, except for Braconidae, represented by a parasitoid of European corn borer, the target of Lepidoptera active Bt maize. Biogeochemical cycle parameters such as lignin content in stalks and leaves did not vary, whereas biomass decomposition was higher in GE maize. The results support the cultivation of GE maize, mainly due to enhanced grain quality and reduction of human exposure to mycotoxins. Furthermore, the reduction of the parasitoid of the target and the lack of consistent effects on other NTOs are confirmed.
MA, POI, CE N'E' DAVVERO BISOGNO IN ITALIA (EUROPA) DI OGM? E NON DANNEGGERANNO LE SPECIE E VARIETA' ANTICHE E TRADIZIONALI?  Questa è, deve essere, la domanda vera, e più allarmante per un liberale. Alla fin fine, assodato che non sono tossici, "perché" questi Ogm? Sono davvero utili? Ci servono, come Italiani o Europei? E, se sono utili, sono utili a noi tutti o ad un’infima minoranza di monopolisti?
      Si parla di utilità per i Paesi sottosviluppati. La cosa è sensata, per le minori perdite da parassiti viste le condizioni climatiche e igieniche, e la trasandatezza nell'immagazzinamento (aflatossine ecc.)..
      E le spese? Perché non se ne parla? I semi Ogm non danno piante fertili, cioè in grado di produrre a loro volta semi che si possono riutilizzare in agricoltura, come si è sempre fatto. Perciò i semi andrebbero riacquistati ogni anno presso le medesime aziende oligopoliste. Così, solo pochissime società avrebbero la proprietà dei semi di tutto il mondo. E anche diritto su nome e copyright. Un mercato facile e senza concorrenti per miliardi di euro. Una cosa mai vista nella Storia: pane Monsanto, spaghetti Monsanto. Tutto uguale, dappertutto nel mondo. Una semplificazione terribile.
      Inutile dire che le spese aumenterebbero molto per i contadini meno ricchi che finora hanno ripiantato gratis i propri stessi semi... I loro prodotti agricoli, spesso di qualità, tradizionali o di nicchia (p.es un certo farro), potrebbero aumentare di prezzo enormemente e quindi farli uscire dal mercato. In compenso, profitti di monopolio per 2-3 società nel Mondo.
      Con questo sistema a poco a poco sparirebbero molte colture tradizionali. Non per l'invadenza biologica delle sementi Ogm, ma per la loro... invadenza economica, visto che si creerebbe un ambiente sfavorevole alle varietà antiche e tradizionali, a cui gli Italiani tengono molto.
      Inoltre, per le piante erbacee (p.es. cereali, legumi ecc.) la inevitabile contiguità con analoghe piante Ogm potrebbe porre problemi di coltivazione, rischi tossicologici (dovuti ai pesticidi usati nell'Ogm) e squilibri ambientali di ogni tipo (aria, acque, lombrichi e insetti vanno dappertutto), a cominciare dagli effetti che gli Ogm possono avere sui parassiti. Immaginiamo anche un meleto di antiche e pregiate limoncelle, finora prospero per l'equilibrio instauratosi tra i vari soggetti dell'ecosistema, affiancato o accerchiato da un grande campo di mais Ogm trattato in modo pesante.
      Ma, ripeto, il problema grave sarebbe quello economico. Si comincia finalmente a capire la speculazione che c'è dietro, insomma l'asservimento che si sta tentando ai danni dell'agricoltura mondiale?
      E mai è stato provato che gli Ogm sono utili ai Paesi sviluppati o con agricoltura e alimenti di qualità come l'Italia. Noi venendo dalla grande civiltà Etrusco-Romana, faro della Civiltà agro-alimentare (basta dire che i broccoli furono inventati da loro) conserviamo migliaia di specie antiche rare che sparirebbero con l'omologazioone Ogm. Si vedano al riguardo i timori espressi in un precedente articolo su Ecologia Liberale.
      D'altra parte noi "ricchi" occidentali non soffriamo la fame e le carestie. Ma siamo forti di un ricco patrimonio storico-agronomico. Sarebbe una perdita secca colturale e culturale. Già adesso in Italia si vendono ovunque solo 3 o 4 varietà di mele, contro le 30-40 dell'antica Roma. E il prof Perrino del CNR dice che gli Ogm non elimineranno affatto i pesticidi. Forse andrebbero bene solo per ridurre le aflatossine nel mais.
      Vale la pena tutto questo rivolgimento? Si guardi al commento che Ecologia Liberale ha scritto alla proposta dei cattedratici filo-Ogm.
      Io sarei tutt'al più - allo scopo di non penalizzare la ricerca - per mercati molto separati, ma... possono coesistere? I pollini volano...
      D'altra parte, obiettano certi ricercatori Ogm, una ricerca senza enormi sbocchi commerciali non potrebbe accontentarsi di impieghi limitati. Ma chi ha detto che tutto ciò che si studia debba poi pretendere di invadere subito il Mondo tramutandosi nella più invasiva e irreversibile operazione economica della Storia? La libertà della Scienza è una cosa, la licenza di monopolio un'altra.
      Insomma, il sospetto atroce che gli Ogm non facciano venire il tumore ai bambini, ma siano come le nuove autostrade nel Sud dove c'è poca domanda cioè poco traffico, e come i Grandi Lavori, le cattedrali industriali nel deserto, utili solo a pochi cittadini (costruttori e politici corrotti loro manutengoli), comincia a prendere sempre più corpo.
      Liberali, sì, certo, ma non fessi. Amanti della Scienza libera, certo, ma non delle truffe. D'altra parte non tutta la ricerca deve essere messa per forza e subito in pratica. Quindi affiliamo le armi, pronti ai sì o al no, o ad entrambi non appena ne sapremo di più. Ma ormai colpi di scena sono improbabili. Se ne sa così poco che conviene sospettare. Quando produttori e ricercatori non parlano è bruttissimo segno.
      Nella reticenza attuale siamo, dunque, per ora, per un sospettoso no. A meno che non vengano fuori, subito, dati rassicuranti e dettagliati. E non ci basta certo la prospettiva di "costi minori". Costi minori per chi? Per l'ultimo contadino o per lo speculatore industriale che non ha mai visto una pianta di fagiolo? Il povero Einaudi si rivolta nella tomba. E gli alimenti già costano pochissimo. All'ultimo piccolo produttore vengono pagati pochi centesimi. Che razza di "risparmi" intendono fare ancora i grandi produttori? Il Liberalismo non vuol dire dare soldi ai monopolisti spacciando la speculazione come "libertà della scienza". La Scienza non c'entra nulla: le conoscenze della modificazione genetica avanzata sono note da tempo.
      Finora i favorevoli hanno detto che gli Ogm sono indispensabili e sicuri, i contrari hanno detto che sono dannosissimi. Ma se, invece, gli Ogm fossero semplicemente del tutto inutili, almeno nei Paesi Occidentali, soprattutto in Italia? E se la loro dannosità derivasse proprio dalla loro inutilità?

E ORA?  Nel frattempo, mentre giuristi e giudici, giustamente, confermano la liceità teorica delle coltivazioni Ogm, a meno che non ne sia dimostrata scientificamente la dannosità (che infatti non è dimostrata), noi ambientalisti e naturisti d'Europa (anche i salutisti liberali) continuiamo a essere contrari. Ognuno con le proprie motivazioni (quelle degli ecologisti liberali vertono più che altro sull'opportunità, diciamo inesistente, nulla) delle coltivazioni Ogm in Paesi ad agricoltura ricca e terreni fertili come quelli europei.
      In Italia i Coltivatori Diretti fanno notare che non solo i piccoli agricoltori ma la stragrande maggioranza dei cittadini in Italia e in Europa restano molto diffidenti di fronte alla prospettiva di avere nel piatto cibi geneticamente modificati. Un’indagine Coldiretti/Ixè ha provato che 7 italiani su 10 (69%) considerano gli alimenti Ogm meno salutari di quelli tradizionali, e l’81% non mangerebbe mai carne e latte provenienti da animali modificati geneticamente. D’altra parte riporta Coldiretti – quasi nessuno più semina Ogm in Europa: sono rimasti solo Spagna e Portogallo. Nel Vecchio Continente in un solo anno si registra un ulteriore calo del 4,3% della superficie agricola coltivata a Ogm, secondo dati della stessa Fondazione francese Inf’Ogm. Rispetto ai 136.338 ettari del 2016, nel 2017 gli ettari a Ogm sono diminuiti a 130.571. Ora anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno abbandonato la coltivazione transgenica, raggiungendo i tanti altri Paesi europei che si sono dichiarati “Ogm free”.
      Insomma, si tratta di libere scelte dei cittadini acquirenti e dei cittadini produttori. Se manca la domanda, l’offerta si adegua e non produce più l’ortaggio, il cereale, il frutto o il seme Ogm. Gli Stati in quanto tali non possono intervenire con proibizioni: ci mancherebbe altro, siamo in regime di libertà. Anche perché, venendo in soccorso dei tribunali nazionali, nella UE la Corte Europea di Giustizia ha di recente emesso una sentenza secondo la quale, a meno di «evidenze significative» su seri rischi alla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, gli Stati membri non possono proibire l’uso di semi e colture Ogm.
      Sono i cittadini europei che laicamente, senza isterismi medievali, in modo liberale, stanno facendo notare con buonsenso che l’ideologia del mercato e della sperimentazione scientifica vanno benissimo; anzi che siano estesi a tutti i campi dell’economia e della vita quotidiana (il che non avviene…). Ma pretenderli proprio nel campo delicato dell’agricoltura è autolesionistico, cioè stupido.
      Nella pratica il già sperimentatissimo ed elementare (che altro si vuole “sperimentare”?) Ogm non ci serve, perché l'Italia, l'Europa, non sono il Bangladesh, l’Etiopia, il Sudan, l'Asia, l'Africa, dove la gente muore di fame e i terreni sono aridi o desertici. E in particolare l'Ogm sarebbe dannosissimo nella ricca e fertile Italia che ha fatto del buon cibo tradizionale la sua principale industria, e dove già parecchie produzioni agricole sono sovrabbondanti, e dove raccolti e produttori sono sotto-pagati. Siamo un Paese, un continente, caratterizzati da una millenaria Storia di specie e varietà caratteristiche, uniche al Mondo, che sono un comune prezioso patrimonio di sementi, frutti, legumi e cereali da gustare con piacere e conservare per le future generazioni. Altro che monopòli delle sementi! Contro i monopoli siamo due volte: come liberali e come ambientalisti.

(V. anche i precedenti articoli sugli Ogm grazie al motore di ricerca di questo blog: finestrina in alto a sn).

IMMAGINE. Un pomodoro cubico, facile da immagazzinare. Della serie fantascientifica, ai tempi in cui gli allarmisti anti-Ogm puntavano sul terrore di massaie, maestre elementari, bambini e salutisti, parlando di cancro e mescolando fragole e zampette di coleotteri, frumento e zanne di elefante. Per loro colpa ora si passano sotto silenzio i pericoli veri degli Ogm.

AGGIORNATO IL 17 FEBBRAIO 2018

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23 settembre 2009

 

Era ora: il capitalismo riscopre il valore dell’ambiente. Almeno per gli eredi

Le vignette satiriche anticapitalistiche non tenevano conto che l'inquinamento sarebbe stato in futuro un costo altissimo per la società, per i consumatori e quindi per gli stessi produttori.
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Il presidente Obama sta ribaltando la posizione degli Stati Uniti sul clima e l’ecologia, sia all’interno del Paese con il rilancio delle energie pulite e il no agli sprechi, sia all’esterno, nei programmi e accordi internazionali di salvaguardia dell’ambiente (si veda l’articolo precedente).
Certo, i conservatori americani daranno battaglia e faranno ostruzionismo in Parlamento. Ma moralmente, economicamente e storicamente, hanno già perso.
I conservatori passano per "super-capitalisti cattivi", loro stessi amano atteggiarsi a eroi negativi dei film sul Far West. Teorizzano con autoironia e cinismo che per quanto criminali fossero i pistoleri delle nuove terre dell’Ovest, dopo tante sparatorie e uccisioni, avranno pur dovuto trovare tra loro un qualche gentlemen agreement, un complesso di regole di convivenza, cioè di mercato. Ecco, appunto, la parabola sulle regole, fondamentale per il capitalismo, come anche per il liberalismo.
Ma le idee e il comportamento della Destra degli Stati Uniti (senza contare le loro teorie economiche ridicolizzate dalla caduta di Wall Street) dimostrano che loro in realtà, come contadini dell’èra pre-capitalistica, di regole di convivenza non vogliono sapere. Quel "gentlemen" (si fa per dire) agreement non lo hanno mai trovato, e neppure lo cercano. La loro incomprensione del principio di interconnessione dei problemi, vera e propria "ecologia del pensiero", li porta a negare l’importanza dell’ambiente, della limitatezza delle risorse naturali della Terra. Il loro negazionismo dell’influenza umana sull’ecologia, sull’inquinamento e sul clima è simile a quello di coloro che sostengono che l’Olocausto non c’è mai stato, che l’Uomo in realtà non ha mai messo piede sulla Luna, e che si stava meglio negli Stati del sud dove c’era lo schiavismo. Che è come dire che nel Sud-Italia si viveva meglio sotto i Borboni.
Strano, ripeto, perché il capitalismo nacque da persone intelligenti, positive, moderniste, progressiste, oggi diremmo perfino "di sinistra", almeno come mentalità, visto che si opponevano ai privilegi, alle rendite parassitarie e ai monopoli di clero, aristocrazia e Stati. Insomma, il capitalismo interpretato dai conservatori – ma, attenzione, non dai liberali, che di queste cose si intendono meglio – è una cosa un po’ ottusa che fa a pugni col capitalismo vero. Che, direbbe Croce d’accordo con Einaudi (cfr. "Lezioni di politica sociale"), o è liberale o non è. Cioè sarebbe solo privilegio di pochi.
Il capitalismo è modernista, e quindi capisce che l’ecologia non solo esiste, ma ha un altissimo valore. Mentre i conservatori che abusivamente lo interpretano sono tradizionalisti Anciene Régime. Il Medioevo dell’ignoranza, della sicumera, dell’egoismo ottuso, che finisce poi per ritorcersi contro. "Io ho il mio raccolto. Non mi interessa se produco a costi crescenti per via degli sprechi, se nel mio campo sterpaglie, cattivo concime, pietre e detriti impediranno a mio figlio di fare altrettanti guadagni, tantomeno m’interessa quello che accade nel campo del vicino. Penso all’oggi, non al domani". Ecco, questa è la contraddizione del capitalismo, che è fondato sul pensiero e sulla "speculazione", termine filosofico che sta per raffigurazione di scenari, proiezioni nel futuro, immaginazione creatrice, fantasia. Fosse nato da queste persone e da questa grettezza di corta visuale, il capitalismo non sarebbe mai nato.
Quindi sbagliano i conservatori al di là e al di qua dell’Atlantico che negano l’ecologia, a cominciare dall’influenza delle attività umane sull’ambiente. L’ecologia non è il diavolo, cioè una "cosa di sinistra", come dicono loro. E’ vero, la Sinistra ha cercato di monopolizzarla e usarla a fini politici. Ma ad inventarla sono stati scienziati neutrali, e i suoi primi divulgatori sono stati, anzi, dei liberali.
Altro che "ecologia anticapitalistica", come vanno cianciando gli ultraconservatori più ottusi. Da quando esiste il capitalismo, mai una generazione ha consumato in modo più stupido e inutile i beni, la terra, l’ambiente stesso in cui vive, come quella contemporanea. E il buffo è che lo spreco, l’inquinamento, la distruzione di risorse, avviene – a sentir loro – in nome del capitalismo. Come se la sporcizia, la distruzione della Natura, la cementificazione del suolo in presenza di milioni di stanze vuote e inutilizzate, i rifiuti inutili, la plastica anziché il vetro o il cartone, la mania di imballaggi più voluminosi dello stesso contenuto e difficili da eliminare, le discariche fatte confluire nei torrenti, i rifiuti gettati in mare, la spinta pubblicitaria allo spreco e al consumo inutile (dal rasoio usa-e-getta alle luci stand-by degli apparecchi elettronici), i prodotti durevoli costruiti apposta per durare poco, le emissioni dalle ciminiere che ricadono prima di tutto sugli stessi operatori, gli additivi e i processi inutili o tossici che colpiscono allo stesso modo produttori e consumatori, operai e dirigenti di azienda, e mille altri esempi, non fossero un altissimo costo diretto e indiretto, ma un effimero vantaggio che dà l’illusione del profitto e che impoverisce le future generazioni. A cominciare dagli eredi delle imprese capitalistiche. Che impresa, che mercato, che ambiente, che cibo, si troveranno i figli dei capitalisti? Anche loro malediranno i padri?.
Insomma, l’anti-ecologia e il consumismo si ritorcono contro un certo capitalismo da operetta, che essendo senza regole certe non è storicamente fondato, né razionale, né perciò liberale. Ricordiamoci sempre che "esser liberi, significa dipendere solo dalle leggi", come scriveva Voltaire. Senza regole, dunque, non esiste libertà, ma solo prepotenza, privilegi di pochi, perché la libertà è caratterizzata dai limiti, visto che esistono anche le libertà degli altri. L’ecologia, perciò, che tanto ha a che fare con il concetto di limite, è una discreta parafrasi del liberalismo.

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